LECCE – Luca Gotti ha vissuto oggi la sua prima giornata ufficiale da neo-allenatore del Lecce. Il tecnico è stato presentato alla stampa in un’affollata conferenza stampa introdotta dal Responsabile dell’Area Tecnica Pantaleo Corvino e dal Ds Stefano Trinchera. Arrivato allo Stadio “Via del Mare” poco dopo le 13:00, il 56enne tecnico ex Udinese e Spezia ha posato per le foo di rit con la maglia giallorossa prima dell’inizio della presentazione.

A prendere per primo la parola è stato il Dg Corvino: “Domenica la società ha dovuto prendere delle decisioni inaspettate a ci si è dovuto cercare una rapida soluzione per sostituire l’esonerato mister D’Aversa con la pressione di non poter sbagliare scelta come uo sostituto. A lui vanno i ringraziamenti di tutta la dirigenza leccese per aver fatto del suo meglio alla guida della squadra. Gli ultimi 4 anni gli allenatori hanno sempre fatto bene, da Marco Baroni che ha ottenuto promozione e salvezza, fino a D’Aversa che ha lasciato un Lecce ad oggi salvo. Nelle ultime 66 partite di Serie A giocate, il Lecce non è mai stato in zona retrocessione. Queste sono realtà, nonostante qualcuno dimentichi la storia recente mia personale e della società. Nessuno mi ha chiesto di vincere della dirigenza, ma i risultati sono arrivati lo stesso, nonostante le difficoltà tante volte ricordate di budget. Qui si lavora con un monte ingaggi di 8,5 milioni di euro e siamo orgogliosi di tenere il club in equilibrio economico e senza debiti stando a testa alta in Serie A. Noi, come area tecnica, dobbiamo creare investimenti per poi dare agli allenatori materiale tecnico che centri l’obiettivo minimo stagionale. A Gotti ho detto che se accetta questa sfida ci avrà al suo fianco. Lui ha detto di sì, crede nelle squadra e nel suo lavoro in un territorio da un milione di persone che assicurano una passione smisurata. Siamo noi a non essere all’altezza di tanto amore ma facciamo il massimo di ciò che possiamo fare con quel che ci è dato dalla società. Ecco spiegato l’ultima sessione di mercato di gennaio. Serve avere una cultura della sconfitta e della caduta, ma se cadiamo in queste condizioni ci rialziamo. Io non sono ipocrita e mi sforzo di fare il meglio ogni giorno. Quello che è successo domenica mi ha colpito molto. Conosco D’Aversa da 25 anni e se ha fatto quel che ha fatto non è stato perché è un violento, ma perché ha perso la testa davanti ad una situazione ambientale difficile da gestire. Io ce la posso fare grazie ai miei 49 anni, non lui che lavorativamente è più giovane. Vi assicuro che Gotti è la migliore scelta che potessi fare. Mi conosce dai tempi di Bologna dove non mi ha mai visto così arrabiato. Qui lo faccio perché è casa mia. Non abbiamo mai cercato altri profili. Lui è stato l’unico ad esser stato contattato. Gotti ha sottoscritto un accordo fino al 30 giugno con obbligo di rinnovo per un’altra stagione in caso di permanenza“.

Queste invece le parole di Gotti: “Quest’anno la lotta salvezza in A è avvincente da guardare dall’esterno. Stando all’interno le tensioni hanno un peso specifico diverso. Per me il 2023 è stato difficile dal punto di vista fisico con due operazioni invasive: una a luglio che mi ha fatto rifiutare le tante offerte ricevute. Sono seguiti 7, 8 mesi in stampella ed ero sempre sotto contratto con lo Spezia. Potevo aspettare la fine dell’accordo e poi valutare eventuali nuove avventure. Poi è attivata la chiamata di Pantaleo e ci sono altre componenti, non secondarie, che sono tra le pieghe di quanto detto dal direttore. A partire dai componenti della dirigenza, così come l’aspettativa della gente di un territorio che non conosco ma che mi sono state raccontate e che mi piacciono. Una cornice indspensabile per capire perché ho accettato una scommessa non facile, ma da affrontare con forza e consapevolezza che le restanti 10 partite saranno tutte importanti e difficili, a partire da sabato a Salerno. Non è la mia prima esperienza al Sud: sono stato nell giovanili della Reggina di Foti e Mazzarri. Per me questa è una prima volta visto il breve termine a disposizione e ciò mi porta a fare ragionamenti e modificare alcuni atteggiamenti. Devo cercare prima di tutto di non fare danni. Ieri mattina, quando ho incontrato Corvino e Trinchera, sono stato io a spingere per un accordo fino a fine stagione. Un aspetto quasi paradossale, ma che spiega che tipo di rapporti ci sia tra noi. Il primo impatto con la squadra? Ho trovato un gruppo elettrico, non spento. Non ho parlato ancora con i singoli ma visti i tempi ristretti meglio guardare ai fatti, al campo. La difesa a 3 o a 4? Quella a tre mi ha finora sempre accompagnato nelle precedenti esperienze in A. Qui ci sono 10 gare e non sarebbe saggio stravolgere concettualmente l’assetto. Meglio migliorare gli aspetti che hanno funzionato meglio e correggere quel che ha funzionato meno. Le mie scelte tattiche anche in passato hanno talvolta previsto la difesa a 4, non è un concetto a me avulso e ignoto. Il centrocampo? Non è un problema che ora mi pongo. Non voglio avere pregiudizi e preconcetti, vedrò che 11 di base sarà titolare. Incerte situazioni bisogna stare calmi. C’è un orizzonte di 10 partite e c’è una tifoseria che ti accompagna, soprattutto laddove la squadra ha poca esperienza. Chi sta più calmo probabilmente arriverà in fondo, al netto degli episodi. Non serve guardare agli altri perché sono troppi ad essere coinvolti. Tante squadre se la giocheranno punto a punto. L’importante è non perdere la testa, avere concetti condivisi molto chiari e ciò ci dovrà accompagnare fino a fine stagione. La rosa è un mix di gioventù ed elementi di esperienza. Se il Lecce ha vinto lo scudetto Primavera non credo sia frutto del caso. È bellissimo avere ragazzi che pendono dalle tue labbra e che vogliono fare esperienza e migliorarsi. Gli va data l’occasione accompagnandoli nel modo giusto. La politica della società è quella più giusta per garantirsi un futuro“.

“Dal Veneto sono venuto in auto fin qui e mi sono rivisto le ultime tre partite del Lecce. Mi ha colpito molto che dall’inizio del campionato il Lecce sia stato spesso di tanto sopra la linea di galleggiamento. L’atteggiamento è mancato pochissimo a questa squadra, anzi c’è sempre stato. E lo corrobora il dato che il Lecce sia primo per contrasti vinti: un fatto da non sottovalutare e che denota carattere nei giocatori. A Udine, nel mio primo anno, in un club che investe molto in calciatori di nazionalità diverse, trovai 14 elementi stranieri, poi divennero l’anno dopo 17. Allo Spezia diventarono ben 19 le diverse nazionalità ed ho imparato a gestirle per facilitarmi la vita. I gol incassati su palla inattiva? Oggi siamo ventesimi sotto questo aspetto. Va valutata la struttura della rosa con esterni ed attaccanti brevilinei, regalando chili e centimetri a tutte le avversarie. Sta a me valutare cosa e come migliorare, ma poi vanno fatti i conti con la realtà delle caratteristiche a disposizione. Ho piena consapevolezza che da oggi ho ricevuto l’incarico di allenatore del Lecce che è cosa ben diversa dal fare una lezione o il padre… La visione alla Robin Williams la lasciamo al cinema, la Serie A è impegnativa, impone scelte, magari impopolari. Un passaggio voglio farlo infine per Roberto D’Aversa che ho avuto come giocatore tanti anni fa. Oltre ad essere un ragazzo di personalità è una persona col cervello che funziona. Non voglio giudicare i fatti di domenica ma è chiaro che sia il frutto di una situazione frustrante e contingente”.

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