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sequenza LopezLECCE (di Italo Aromolo) – Meglio ultimi che senza dignità, diceva un grande maestro dell’onestà sportiva come Zdenek Zeman. L’aforisma del tecnico boemo dovrebbe riecheggiare nelle coscienze di tutti quei calciatori che – triste quotidianità nel calcio moderno – sono soliti simulare infortuni, cadute o colpi proibiti per danneggiare la squadra avversaria. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato il centrocampista del Messina Elio Nigro: nel corso dell’ultima gara di campionato contro il Lecce, il mediano messinese ha colpito al petto il difensore salentino Walter Lopez e, dopo la reazione del tutto analoga del calciatore leccese, ha pensato bene di inscenare un’improbabile colpo al volto per far espellere il rivale giallorosso: le repentine mani al viso e la rovinosa caduta a terra hanno indotto il signor Caso della sezione di Verona ad estrarre il cartellino rosso per quella che, in un gioco maschio come quello del calcio, è paragonabile ad una pacca sulle spalle o ad un saluto tra vecchi amici.

Lopez 3Al di là della singola gara, pesantemente condizionata dalla furbata peloritana, il teatrino del colpo al petto – mani in faccia – espulsione avversaria sta diventando una pessima abitudine pallonara degli ultimi anni: tra gli illustri predecessori di quello che è un atteggiamento fastidiosissimo per chiunque ami il gioco del (bel) calcio, citiamo l’ex centrocampista del Barcellona Sergio Busquets, che nella semifinale di Champions League 2012 trasformò una manata al collo del centrocampista dell’Inter Thiago Motta in un violento colpo in faccia, con tanto di occhiolino a spiare la decisione dell’arbitro, e l’attaccante del Chelsea Didier Drogba, che fece pressappoco la stessa sceneggiata nell’ottavo di finale contro il Napoli dopo il contatto con Salvatore Aronica. Potremmo andare avanti ancora per molto (e in calce all’articolo pubblichiamo i link di una simpatica antologia delle più clamorose simulazioni di questo genere), ma anche volendo restare in casa Lecce i precedenti non mancano: nella trasferta di Catanzaro dello scorso campionato, la formazione salentina dovette affrontare tutto il secondo tempo in inferiorità numerica per l’espulsione diretta del centrocampista Romeo Papini, presunto reo di aver alzato le mani (?) a Domenico Germinale in un normalissimo contrasto di centrocampo; similmente fu espulso capitan Guillermo Giacomazzi nella trasferta a Carpi di due anni fa: il centrocampista giallorosso, già ammonito, andò sotto la doccia per aver sì “sfiorato” l’attaccante avversario Antonio Di Gaudio ma non certo in modo tale da farlo precipitare vertiginosamente a terra.

Verrebbe da invitare i suddetti simulatori, che non sembrano aver capito appieno il senso del gioco del calcio, a cambiare sport ed a darsi alle arti recitative. Il concetto di simulazione rientra nelle questioni di etica sportiva e, perché no, di etica del corretto vivere: se ci sono delle regole, vanno rispettate come in tutte le sfere della vita sociale, cercando di ottenere il massimo coi propri mezzi senza ricorrere a viscidi escamotage per fermare l’avversario: “Non è che non mi piace vincere: mi piace vincere rispettando le regole” ricorda sempre con una sua massima ancora l’allenatore di Praga. Ma ammettiamo pure che l’etica della lealtà vada a farsi benedire tra le squadre in campo, come spesso accade oggi per l’importanza, anche economica, che riveste una partita di calcio. Beh, resta comunque da preservare l’aspetto educativo: serve a poco fare tanto – sul come, poi, ci sarebbe da obiettare – per liberare gli stadi dai violenti e per renderli un luogo sicuro, se poi a dare il cattivo esempio non sono i fantomatici ultras, ma gli stessi calciatori: cosa dovrebbe fare un bambino che vede un giocatore ricevere un colpo al petto (ops, faccia…) e simulare una catastrofica caduta, ottenendo l’espulsione del calciatore avversario e il plauso dei propri sostenitori? Semplice, imitarlo nella partitella tra amici e magari nel resto della sua carriera, esattamente come, fortunatamente in positivo, tutti abbiamo imparato a fermare il gioco quando un avversario è a terra: l’abbiamo visto fare ad alti livelli e lo ripetiamo amatorialmente.

simulazioni-calcio BusquetSimulando, invece, si prendono in giro avversari, tifosi, bambini, arbitri e istituzioni. Gli stessi direttori di gara, diventati occhi di falco per la classica simulazione da calcio di rigore, si rivelano clamorosamente ipovedenti quando c’è da giudicare un caso di manata, nonostante siano ben a conoscenza di certe accentuazioni. Lo stesso caso Lopez-Nigro rivela la mediocrità della classe arbitrale: si vede prima Nigro spingere Lopez, e poi Lopez spingere Nigro. Stesso identico gesto compiuto da entrambi, peccato che uno abbia vinto la partita (cadendo), l’altro l’abbia conclusa anzitempo (restando in piedi). A questo punto, la prossima volta, il terzino uruguaiano non ci penserà due volte a lasciarsi andare, visto che a farlo si gioca in uomo in più, e a non farlo in uno in meno. Così va il calcio.

Sorprende anche l’atteggiamento permissivo delle istituzioni sportive, che stranamente non stigmatizzano il tipo di simulazione forse più irritante – perché effettuata alla luce del sole e palesemente smascherata dalle immagini televisive – alla stregua di altri comportamenti antisportivi per cui sono state ideate delle sanzioni ad hoc, come nel caso della stessa simulazione da calcio di rigore per cui è ormai prassi assodata e applicata da tempo la sanzione del cartellino giallo (chiedere a Stefano Salvi, così espulso nella trasferta del Lecce a Savoia). Non sarebbe il… Caso di incominciare ad ammonire con lo stesso rigore anche chi simula i colpi al volto?

Per finire con l’opinione pubblica, che sembra aver assimilato ad assurda normalità il concetto di simulazione, tanto da colpevolizzare maggiormente chi è “caduto nella provocazione” (colpire al petto?) piuttosto che chi con l’inganno è finito col passare per eroe di giornata.

Finché si ripeteranno fattacci come quello di Messina, l’odiosa specie dei simulatori non si estinguerà mai: per sradicarla, servirebbero punizioni esemplari come già da anni è consuetudine in Nba americana, lega di basket in cui si arriva a multe di 30mila dollari per chi simula, e solo in tempi recenti ci si sta timidamente approcciando in Italia, dove i portafogli del fiorentino Ilicic e del cagliaritano Ibarbo sono state le ultime vittime: multe più salate, prove televisive e magari giornate di squalifica – in Nba si arriva anche a questo – sarebbero il minimo sindacale per l’inizio di un auspicato simulo-cidio. Nella speranza, probabilmente utopistica, che vinca sempre il migliore e non il più furbo: simulatori, ora basta!

Di seguito, alcuni video di azioni di gioco in cui calciatori colpiti al petto e/o collo simulano la manata in faccia:

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