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L’INCHIESTA – Stipendi, fatturati e deficit: i conti in tasca alla Serie C

tifosi-del-lecce-a-foggia-19-3-2017LECCE (di Italo Aromolo) – Se per il Lecce e i suoi tifosi appare scontato che nei mesi di luglio e agosto si discuta amichevolmente di calciomercato, abbonamenti, nuove divise e un’altra stagione ancora tutta da vivere, per molti altri club questa torrida estate di Serie C è subordinata agli incubi del dio denaro: scadenze da rispettare, laute iscrizioni da pagare e rigidissimi organismi di controllo sono solo alcune delle guerre economiche che ogni anno si ritrovano a combattere per garantire un sogno ai propri sostenitori ed uno stipendio ai propri dipendenti. Il tutto, in un quadro di dissesto finanziario ben noto: introiti scarsissimi a fronte di costi da sostenere enormemente maggiori. Siamo andati ad approfondire i bilanci medi delle società di Serie C tra stipendi, fonti di guadagno e costi della produzione.

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Gli stipendi in Serie C (clicca per ingrandire)

STIPENDI – La retorica dell’esecrazione dei portafogli dei calciatori finisce la sua corsa in Serie A e in Serie B. Con la terza serie infatti si assiste a una normalizzazione degli stipendi dei presunti paperoni, del tutto paragonabili se non inferiori a quelli di altri professionisti: il calciatore di serie C come l’insegnante, l’avvocato o il medico è l’immagine che dovrebbe sostituirsi ai vecchi stereotipi. Dalla tabella si evince come appena 17 dipendenti su 3mila guadagnano oltre  200mila euro annui (lo 0,005%), mentre ben 2.680 (pari all’85%) arrivano a mettere insieme una cifra inferiore ai 35mila euro. La paga media di uno stipendiato di Serie C (inclusi dirigenti, allenatori…) è di 21.692 euro.

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Gli introiti e le spese (clicca per ingrandire)

VALORE E COSTO DELLA PRODUZIONE – Nella stagione 2014/’15 il valore medio dei ricavi per squadra è stato pari a 2,334 milioni contro perdite di 3,739 milioni: è evidente che un sistema in cui un club vada in debito di 1 milione e 400 mila euro l’anno non sia sostenibile, giustificando il collasso dei ranghi che ogni anno ad agosto si ripresentano puntualmente ridotti tra iscrizioni mancate e inadempimenti vari. I 2,334 milioni di fatturato sono così suddivisi: circa 800mila euro derivano da contratti di sponsorizzazione e merchandising, 350mila euro dall’incasso del botteghino stadio (con un introito a partita medio di 22mila euro) e ben 1,1 milione dai cosiddetti “contributi in conto esercizio”, ovvero i finanziamenti del CONI ed altri enti. Come a dire che, se non piovessero letteralmente dal cielo questi soldi dalle istituzioni statali, l’autogestione e la stessa esistenza dell’azienda-calcio sarebbero praticamente impossibili. La vera differenza rispetto alle categorie superiori viene da due voci che rappresentano una frazione irrisoria delle entrate in terza serie: i ricavi da diritti media sono pari, infatti, a 31mila euro annui, mentre quelli derivanti dalla cessione dei cartellini dei calciatori sono ancora meno, ossia circa 15mila euro.

I costi? Dei circa 3,7 milioni in passivo più della metà rientra alla voce “costo del personale”: sono infatti 2,1 i milioni destinati al pagamento degli stipendi, da quelli dei giocatori top-player fino a segretari e magazzinieri. L’altra metà è quasi interamente costituita dai cosiddetti “costi operativi”: iscrizioni, trasferte, abbigliamento, gestione stadio e ammende globalmente vanno ad incidere per più di 1 milione sui bilanci delle società di Serie C. Completano il quadro le spese per l’acquisto dei calciatori e le imposte finanziarie, con poche migliaia di euro a testa.

calciomercatoGLI ULTIMI DATI: AUMENTANO I RICAVI E DIMINUISCONO I COSTI – Nella stagione 2015/’16, l’ultima di cui sono disponibili i dati ufficiali, si è intravisto un miglioramento che lascia discrete speranze sulle recenti politiche: il valore della produzione media è salito a quasi 2,6 milioni (+8%) e i costi sono stati abbattuti del 5%. Il risultato è che la forbice tra entrate e uscite è stata accorciata di quasi 200mila euro, passando da 1 milione e 400mila a circa 1 milione e 225mila. Alla base di ciò sicuramente l’introduzione del numero minimo di calciatori “under” da avere in rosa (la voce che ha subito il maggior decremento è stata quella del costo del lavoro, con una diminuzione dell’11,8%) mentre per quanto riguarda le entrate è cresciuta la quota relativa ai diritti media grazie alla valorizzazione economica della piattaforma Sportube-Lega Pro Channel.

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