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LE PAGELLE- Cosenza-Lecce 1-0

BolliniLECCE (di Pierpaolo Sergio) – Pagelle amarissime per il Lecce che subisce la seconda sconfitta di fila, perdendo 1-0 col Cosenza, nel 107° anniversario della fondazione dello Sporting Club Lecce che diede il via alla storia calcistica del sodalizio giallorosso. Ai salentini non bastano 86 minuti per tentare di riequilibrare le sorti dell’incontro segnato dalla prodezza di Calderini, partito dal proprio centrocampo ed abile a saltare come birilli tre difensori leccesi prima di superare Caglioni con un preciso diagonale che si insacca a fil di palo. Bollini mischia le carte per l’ennesima volta e non dà l’impressione di riuscire a leggere al meglio la gara, sconfessando le sue scelte iniziali con i cambi apportati in corso d’opera. La classifica del Lecce inizia a farsi preoccupante, tanto quanto l’idiosincrasia mostrata da una squadra incapace di rendere in trasferta come sa fare invece tra le mura amiche. Al “San Vito”, da salvare si segnalano solo le prestazioni di Abruzzese, Lopez e Caglioni. Per il resto, è notte fonda…

1. CAGLIONI: Subisce la rete nell’unica, vera conclusione in porta dei calabresi, ma non ha colpe specifiche nell’occasione. Si immola nella ripresa in un’uscita alla disperata sui piedi di un avversario lanciato a rete ed evita il 2-0 silano. VOTO: 6

2. DINIZ: Una sola sbavatura, ma colpevole, nell’azione del gol cosentino. Si lascia saltare troppo facilmente da Calderini che conclude in porta regalando alla sua squadra 3 punti di platino in chiave salvezza. Poi sbriga con la solita bravura i compiti in marcatura che il tecnico gli assegna, anche quando il Lecce passa alla difesa a 3 nella parte finale del match, ma la frittata era già bell’e fatta. VOTO: 5

3. LOPEZ: Gioca un numero impressionante di palloni ed ara la fascia sinistra meglio di quanto farebbe un tosaerba professionale. Peccato che i suoi cross spesso non risultino precisi, ma ce la mette tutta fino al triplice fischio finale. VOTO: 6

4. VINETOT: Il ruolo di paletto conficcato nel terreno di gioco come durante gli allenamenti non gli si addice. Calderini lo salta con disarmante facilità e mette a segno una rete stupenda per lui ed i tifosi rossoblù, ma mortifera per le speranze di entrare e restare in zona play-off del Lecce. Si fa ammonire nel secondo tempo e rimedia pure un colpo al naso che richiede l’intervento dello staff medico giallorosso prima di uscire dal campo, immolato da Bollini per uno spregiudicato, quanto vano forcing finale all’arma bianca. VOTO: 5 ——— (dal 73′) 18. MICCOLI: Viene gettato nella mischia sperando che cacci il coniglio dal cilindro. Ma le belle intenzioni non bastano e trova il tempo e lo spazio per concludere in porta solo al 94′, tra l’altro con una conclusione per niente irresistibile. Agisce dietro le punte ma non riesce ad innescarle. Per i miracoli non è ancora tempo… VOTO: 5

5. ABRUZZESE: Prende per mano i compagni di reparto e prova a dare ordine e lucidità alla difesa salentina. Sfiora il gol del possibile 1-1 su un poderoso colpo di testa che però trova pronto e reattivo il portiere del Cosenza che gli nega la gioia di una rete che avrebbe meritato. VOTO: 6.5

6. PAPINI: Funge da play davanti alla difesa e prova a far salire la squadra. Spesso però predica nel deserto e non trova i tempi giusti negli inserimenti in avanti che in passato hanno fatto le fortune del Lecce. VOTO: 6

7. EMBALO: Il suo è un talento espresso solo a sprazzi. Per larghi tratti del match latita e quando ha la palla buona per far male ai silani la spreca con eccessiva disinvoltura. L’ammucchiata in attacco dei minuti finali di gara non lo vede reattivo come avrebbe dovuto. VOTO: 5

8. MANNINI: Sbaglia praticamente tutti i palloni che tocca. Agisce inizialmente a centrocampo, ma il suo impiego non sortisce gli effetti sperati. Arretrato sulla linea difensiva in chiusura di partita sbaglia una quantità industriale di passaggi e tocchi che fanno perdere al Lecce qualche chance per concludere verso la porta avversaria. VOTO: 4.5

9. MOSCARDELLI: Nervoso ed opaco, non trova mai lo spunto giusto. Ci sarebbe un calcio di rigore nettissimo ai suoi danni nel primo tempo, ma l’arbitro non lo sanziona e da lì si innervosisce e sbaglia qualunque controllo e conclusione. VOTO: 5

10. FILIPE GOMES: Ennesima prova da oggetto misterioso per il carioca. Bollini gli regala una maglia da titolare ma il suo impalpabile impiego dura appena 45 minuti, poi resta meritatamente negli spogliatoi. VOTO: 4.5 ——— (dal 55′) 15. SALVI: Almeno ci mette la solita grinta e una gran voglia di spaccare il mondo, ma anche lui deve alla fine soccombere davanti alla graniticità della difesa cosentina che chiude ogni spazio alle velleitarie azioni offensive leccesi. VOTO: 5.5

11. MANCONI: Bocciatura sonora per l’attaccante di scorta giallorosso che mostra evidenti lacune caratteriali e limiti tecnici anche oggi che partiva nell’11 titolare. Schierato da attaccante esterno sinistro non ne imbastisce mezza e perde puntualmente ogni pallone che tocca. Non è questo l’elemento in grado di garantire serenità in caso di assenze forzate di Moscardelli o Miccoli. VOTO: 4.5 ——— (dal 46′) 17. GUSTAVO: Il suo ingresso in campo dà un minimo di mobilità in più alla manovra offensiva del Lecce. Si divora una ghiotta occasione di testa per pareggiare, poi lentamente si adegua al clima abulico dei compagni e si perde in dribbling e appoggi senza utilità. VOTO: 5.5

All. BOLLINI: Troppi esperimenti evidentemente stanno facendo più danno, che portare benefici. La sua squadra si inchina anche ad un non certo irresistibile Cosenza, da lui presentato alla vigilia quasi fosse il Real Madrid da affrontare al “Bernabeu“. Il ko al “San Vito” mina e non poco le ambizioni di raggiungere i play-off del club giallorosso che in quattro giorni ha visto crollare le proprie quotazioni nel borsino delle concorrenti ad un posto negli spareggi promozione. Il frenetico cambio di uomini sulle fasce in attacco, la gestione della rosa costretta a settimanali turn over non sempre convincenti, oltre alla mancanza di una valida alternativa quale prima punta sono fattori di cui non si può non tener conto quando in palio c’è l’unico risultato raggiungibile e che si allontana clamorosamente gara dopo gara. VOTO: 4.5

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