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FIRENZE – Che Cesare Prandelli fosse un uomo tutto d’un pezzo, un gentiluomo d’altri tempi che stenta a ritrovarsi nelle (non) regole del cosiddetto calcio moderno, è una certezza che a Lecce conosciamo bene, maturata grazie alla sua pur sfortunata esperienza sulla panchina giallorossa nella stagione 1997/’98, quella del tuttavia storico successo a “San Siro” sul Milan con rete di Dejan Govedarica e Stefano Casale su rigore in cui si dimise a febbraio e venne sostituito con Angelo Pereni, a sua volta sostituito dopo due settimane con Nedo Sonetti, ma in cui non si riuscì a evitare la retrocessione finale in B.

Da oggi, l’ex CT dell’Italia, nonché allenatore tra le altre di Atalanta, Parma, Verona, Roma, Galatasaray e Valencia non è più il tecnico della Fiorentina. La sfida contro il Milan al “Franchi” persa dai viola 3-2 domenica scorsa, è stata l’ultima con lui alla guida della formazione toscana e, probabilmente, della sua vita professionale. Con una lettera pubblicata dalla società gigliata sui propri social, Prandelli ha spiegato i perché della sua decisione di lasciare l’incarico. Una dichiarazione d’amore per un calcio che non c’è più ed un grido di dolore per ciò che oggigiorno è diventato il mondo del pallone.

Questo il testo del toccante messaggio:

Firenze, 23 marzo 2021. È la seconda volta che lascio la Fiorentina. La prima per volere di altri, oggi per una mia decisione. Nella vita di ciascuno, oltre che alle cose belle, si accumulano scorie, veleni che talvolta ti presentano il conto tutto assieme. In questo momento della mia vita mi trovo in un assurdo disagio che non mi permette di essere ciò che sono. Ho intrapreso questa nuova esperienza con gioia e amore, trascinato anche dall’entusiasmo della nuova proprietà. Ed è probabilmente il troppo amore per la città, per il ricordo dei bei momenti di sport che ci ho vissuto che sono stato cieco davanti ai primi segnali che qualcosa non andava, qualcosa non era esattamente al suo posto dentro di me. La mia decisione è dettata dalla responsabilità enorme che prima di tutto ho per i calciatori e per la società, ma non ultimo per il rispetto che devo ai tifosi della Fiorentina. Chi va in campo a questo livello, ha senza dubbio un talento specifico, chi ha talento è sensibile e mai vorrei che il mio disagio fosse percepito e condizionasse le prestazioni della squadra. In questi mesi è cresciuta dentro di me un’ombra che ha cambiato anche il mio modo di vedere le cose. Sono venuto qui per dare il 100%, ma appena ho avuto la sensazione che questo non fosse più possibile, per il bene di tutti ho deciso questo mio passo indietro. Ringrazio Rocco Commisso e tutta la sua meravigliosa famiglia, Joe Barone e Daniele Pradè, sempre vicini a me e alla squadra, ma soprattutto ringrazio Firenze che so che sarà capace di capire. Sono consapevole che la mia carriera di allenatore possa finire qui, ma non ho rimpianti e non voglio averne. Probabilmente questo mondo di cui ho fatto parte per tutta la mia vita, non fa più per me e non mi ci riconosco più. Sicuramente sarò cambiato io e il mondo va più veloce di quanto pensassi. Per questo credo che adesso sia arrivato il momento di non farmi più trascinare da questa velocità e di fermarmi per ritrovare chi veramente sono. Cesare Prandelli“.

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