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LECCE – Il day-after la sconfitta a Pescara ha scatenato i commenti, sia rabbiosi che scherzosi, dei tifosi del Lecce, infuriati contro la direzione dell’arbitro Aleandro Di Paolo di Avezzano. Sul campo, però, le rimostranze di parte dei supporters giallorossi si sono riversate su Ciccio Cosenza, mandato in campo a disperata difesa del pari, poi svanito nel finale di match. Il difensore di Locri si è trovato nella scomoda posizione di passare da elemento fondamentale a rincalzo. Ripercorriamo l’avvio di campionato di Cosenza (che finora ha collezionato 5 presenze), leggendo tra le righe le valutazioni nelle consuete pagelle del post-partita de Leccezionale.

INIZIO CHOC– Sulla percezione negativa che tanti hanno del rendimento del numero 5 del Lecce è pesato molto il ceffone che il Genoa di Krysztof Piątek ha suonato al Lecce nel secondo turno di Coppa Italia. Inutile negarlo. Quel 4-0, oltre che celebrare il talento del polacco, suonò come un chiaro campanello d’allarme per la difesa leccese. Cosenza-Marino, coppia centrale al “Ferraris”, hanno mangiato la polvere tentando di controllare Kouamè e lo stesso Piątek.

Dopo il 6 dell’esordio contro la FeralpiSalò di una settimana prima, il voto 4 in pagella palesa il concetto: “Dovrebbe essere la guida della retroguardia, invece va a fondo per primo. La peggior prova con la maglia del Lecce”, la sintesi della valutazione. Il poco spazio trovato a seguito di questa scoppola di certo non ha poi giovato alla ricerca di una continuità di rendimento di un calciatore che, pochi mesi prima, era un perno fisso del gruppo promosso in Serie B.

BOTTA A BENEVENTO– Il campionato di Cosenza comincia con il freno a mano tirato, a causa del trauma di Genova. Il 5 in pagella rimediato nei 20’ giocati (ingresso per Pettinari nel vano tentativo di difendere il vantaggio) è un’insufficienza tecnica e mentale: “Rivede i fantasmi di Genova, quando Piątek lo ha mandato in tilt più volte – si legge nella pagella -. Stasera ripete certe amnesie difensive e si fa beffare da Coda con un ‘sombrero’ che lo libera per servire Asencio su cui Meccariello commette il fallo da rigore. Nelle mischie in area finali perde spesso l’uomo e va in confusione assieme a molti compagni”.

CONTINUITÀ SPEZZATA?– Ad Ascoli, Liverani lo rilancia a sorpresa, con tanto di fascia di capitano al braccio, e la prestazione è positiva. Mentre Meccariello, elegante protagonista in difesa, pagava lo scarto fisico con Ardemagni, “furbetto” nella spinta sull’azione della rete, il difensore calabrese resisteva, rimediando un onesto 6: “Torna a giocare titolare e con la fascia da capitano al braccio. Un fallo su Cavion gli costa l’ammonizione a metà della prima frazione di gioco. Con Ardemagni ingaggia volentieri duelli rusticani in cui ad uscire vincitore è spesso lui. Attento in marcatura, nel convulso finale prova pure a giocare da attaccante aggiunto alla ricerca di un pari che però non arriva”.

Il tesseramento di Cesare Bovo e la scelta di Antonio Marino al fianco di Biagio Meccariello hanno poi messo ai margini il classe 1986, invocato più volte dai tifosi ma sempre in panchina fino agli ultimi minuti di lunedì sera allo stadio “Adriatico. L’arrabbiatura per la direzione arbitrale decisamente negativa non ha distolto l’attenzione dal mancato stop da cui è poi nata la segnatura di Del Sole. Definire il rimpallo un errore, al pari di quelli contro Genoa e Benevento, sarebbe ingeneroso. In 11 contro 9, i giallorossi coprivano spazi in ogni modo possibile ed il confine tra gloria e capitombolo era davvero labile.

Da qui il 6 in pagella che completa il quadro stagionale delle prestazioni di Ciccio Cosenza: “Sfortunato nell’azione del 3-2 quando non riesce ad allontanare la sfera e sugli sviluppi arriva la terza e immeritata rete dei padroni di casa. Limita come può la superiorità numerica dei biancazzurri, pur palesando uno stato psicofisico per lui anomalo”.

IN CONCLUSIONE– Questa sorta di Cosenza-gate, oltre che dividere la tifoseria giallorossa tra frange estremamente pragmatiche e schiere eccessivamente sentimentaliste, deve esser letta con un certo equilibrio. È difficile, si sa, specialmente quando si parla di Lecce e romanticismo, due aspetti che vanno a braccetto per molti lettori.

È esageratamente sbagliato etichettare il centrale calabrese come soggetto non all’altezza di questo campionato o, almeno, vanno concesse delle prove d’appello, se di errori madornali si vuol parlare. E si lasciano stare i campionati già disputati in cadetteria dal calciatore. Andando a ritroso, il curriculum del roccioso difensore annovera Pro Vercelli (2014-’15, ’13-’14 e ’12-’13), Reggina (’11-’12 e ’10-’11), Ancona (2009-’10) e Ravenna (2008-’09). A 32 anni e con 8 tornei all’attivo, non si può di certo definire un giocatore inadatto…

Dall’altra parte, non meno giustamente, le gerarchie costruite da Fabio Liverani sembrano chiare: davanti a Cosenza ci sono Lucioni, Meccariello, Bovo, Marino e (forse) pure Riccardi.

L’allenatore, nel dare un volto tecnico e finalizzao alla costruzione del gioco a partire dalla difesa, ha le sue motivazioni. Il calciomercato di gennaio potrà segnare la fine della storia leccese di uno degli artefici della tanto agognata promozione in Serie B?

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