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PERUGIA (di Luca Manna) – Mentre scrivo, sul sito ufficiale dell’US Lecce è arrivata la nota ufficiale dell’acquisto di Andrea Tabanelli. Si chiude finalmente la telenovela iniziata subito dopo la partita contro il Trapani e riguardante l’acquisto del tanto atteso trequartistaUna vera e propria commedia “salentina” che ci ha tenuto compagnia per più di un mese e della quale molti di noi avrebbero fatto volentieri a meno, assolutamente non per l’atteggiamento della società, che ha saggiamente gestito ogni movimento in religioso silenzio, bensì per l’ incredibile rincorrersi di notizie, voci e conseguenti reazioni social alle quali abbiamo dovuto assistere. 

Diamo quindi il nostro più caloroso benvenuto a questo ragazzo romagnolo e chiudiamo finalmente questa parentesi di calciomercato invernale consapevoli che è stato fatto di tutto per rinforzare una squadra già molto forte e che adesso è al completo e, probabilmente, più a immagine e somiglianza del suo condottiero Liverani. E il termine “condottiero” non è utilizzato a caso… Il Lecce che ci stiamo abituando a vedere sul campo è un Lecce che assomiglia sempre di più a quello che trasmette e trasmetteva anche da calciatore colui che durante la settimana “insegna” il proprio di calcio ai nostri ragazzi. Una squadra che sicuramente spesso esprime un bel gioco, una squadra che diverse volte abbiamo visto imporre il proprio “credo” regalandoci anche sprazzi di spettacolarità, ma una squadra che sa anche soffrire, che non tira mai indietro la gamba e che, Rende ne è la dimostrazione, conosce benissimo come il calcio a volte ti costringa a stringere i denti e a vivere anche momenti di “trincea” per portare a casa quello che poi è realmente ciò che conta: i 3 punti.
Il Liverani calciatore era sicuramente un centrocampista elegante e capace di regalare giocate di alta classe e spettacolari, ma era anche uno di quello che non mollava mai, apprezzato dai tifosi di Lazio e Perugia in particolare proprio per lo spirito di sacrificio e la rabbia agonistica che sul rettangolo verde non mancava mai. Ed è questa la falsariga che sembra seguire nella sua seconda vita calcistica, quella dell’allenatore cercando di inculcare ai suoi ragazzi l’importanza di arrivare al risultato attraverso il gioco, ma senza trascurare il fatto che a volte bisogna stringere forte i denti per arrivare all’obiettivo, magari lasciando da parte fronzoli e spettacolo.
Un Lecce quindi formato sì da calciatori bravi, forti tecnicamente e fisicamente, ma una squadra che sia però anche composta da uomini veri, da gente capace di fare gruppo e di lasciare in campo fino all’ultima goccia di sudore, un team eterogeneo di uomini che non siano “figurine”, ma persone perfettamente calate nella realtà che vive il Lecce oggi e che si chiama Serie C.
A chi storce il naso perchè al posto di Tabanelli forse si aspettava il nome di “grido” che scatenasse le fantasie di ogni tifoso, rispondo che questo Lecce ha dimostrato a più riprese che questa categoria non si vince con i curriculum altisonanti, ma si vince combattendo con un esercito di guerrieri. Il primo Lecce di questa brutta parentesi della Serie C era una squadra piena zeppa di calciatori che venivano dalla Serie A che non riuscì a vincere il campionato e avrebbe potuto e dovuto farlo a mani basse se solo fossero contati nomi e qualità tecniche; lo stesso Lecce in questi anni ha avuto giocatori fortissimi e di categoria superiore come Bogliacino, Miccoli, Moscardelli o Ferreira Pinto e, nonostante alcuni abbiano fatto molto bene il proprio dovere e altri meno, oggi è ancora in terza serie… Sempre il Lecce di questi 6 anni ha visto sfumare la Serie B per far posto a squadre come Benevento, Perugia, Foggia, Frosinone, Trapani, Carpi, eccetera, che avevano giocatori per lo più sconosciuti in quei tempi, ma che avevano un denominatore comune: la determinazione mista all’entusiasmo.
Ricordo ai tanti con la memoria corta poi che non bisogna andare molto indietro nel tempo per ripensare a chi voleva Blanchard e oggi ha un Riccardi che è fra i migliori centrali della categoria o a chi chiedeva a gran voce Vucinic o Marilungo e oggi inneggia a Matteo Di Piazza e si stupisce se qualche volta siede in panchina. Senza parlare poi di tutti coloro che dopo Rizzo avrebbero voluto Cosmi, Stellone o altri allenatori dal curriculum importante ed oggi hanno in panchina il signor Liverani artefice dell’attuale bellissima stagione che sta facendo il Lecce.
Basterebbe avere un pò di fiducia per chi finora ha lavorato non bene, ma benissimo; basterebbe accompagnare con entusiasmo chi oggi arriva nel Lecce sicuramente carico e pieno di gioia nel vestire questa maglia; basterebbe lasciare ai posteri la sentenza sulle scelte fatte da chi poi realmente tira fuori i denari ricordandoci che al Lecce servono giocatori veri come i Lepore, i Torromino, i Cosenza e tanti altri (senza fare torto a nessuno) disposti a dare tutto, disposti a sacrificarsi in ruoli magari poco consoni, disposti a sacrificare magari il loro “ego” per il “noi”, per una squadra fatta di uomini e calciatori e non di figurine!
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