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LECCE (Chiara Betocchi e Valentina Lezzi)* – La direttiva 2015/720 del Parlamento e del Consiglio Europeo approvata nel 2015 si poneva come obiettivo la significativa riduzione dell’utilizzo di buste di plastica non ecocompatibili, solitamente utilizzate per frutta, verdura e carni al fine di ridurre il loro impatto sull’ambiente.

In Italia, dall’1 gennaio 2018 è stata applicata questa direttiva attraverso la messa al bando delle vecchie ed inquinanti buste di plastica e la loro successiva sostituzione con shopper a pagamento, composte per il 40% da materiale biodegradabile.

Il prezzo (specificato sullo scontrino), variabile da un minimo di uno ad un massimo di 10 centesimi, viene avvertito da molti cittadini come una vera e propria nuova tassa, il cui costo annuale potrebbe raggiungere un massimo di 12,51 euro pro-capite. Per questo motivo, la direttiva ha suscitato numerosi dissensi e vibranti proteste soprattutto sui social network ma, allo stesso tempo, altrettanti consensi da parte di coloro i quali sono a conoscenza del grandissimo numero di buste che ogni anno finiscono in mare o sulle coste provocando danni ambientali che poi si ripercuotono anche sulla salute umana.

Così, affinchè la direttiva sia rispettata, sono previste multe salatissime per chi la dovesse ignorare e che variano da un minimo di 2.500 ad un massimo di 100.000 euro per gli esercizi commerciali che non dovessero adeguarsi. Allo stesso tempo, per venire incontro ai clienti che manifestano il loro malcontento e che non vogliono incrementare il guadagno delle imprese della chimica verde, il Ministero della Salute ha dichiarato possibile l’utilizzo di borse monouso e idonee per gli alimenti di cui si è già in possesso.

*articolo realizzato dalle alunne del liceo Classico e Musicale “G. Palmieri” per il progetto di alternanza scuola/lavoro previsto dalla legge 107/2015

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