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Matteo Salvini: provocatore, picconatore o demagogo?

Matteo Salvini

Matteo Salvini (foto pagina Facebook)

LECCE (di Massimiliano Cassone) – Matteo Salvini continua a centrare il cuore di molti italiani, le sue frasi forti da “picconatore” funzionano ed il suo consenso elettorale aumenta. Non c’è programma televisivo in cui non si veda il suo volto scavato dalla fatica e dai pensieri di un uomo che sente il dovere di “salvare” l’Italia. Salvini è un leader: piaccia o no, lo è. La gente lo segue e lui dice alla gente quello che la maggior parte delle persone vuol sentire in questo periodo; esagera e le sue parole “scoppiano” come bombe ed anche chi non lo sopporta e lo denigra, senza saperlo, fa il suo gioco. L’importante è che se ne parli e mentre il centrodestra vive di incertezze e polemiche, piegato su se stesso, lui pascola sui verdi prati dei voti da recuperare. La sua demagogia a volte è imbarazzante ma per molti è concretezza, se per altri è ignoranza per lui è visibilità ed è quello che conta in un periodo di “semina”.

È grave il tono con cui ha parlato dei campi Rom: “Io al posto di Alfano e Renzi, con un preavviso di sfratto di sei mesi, raderei al suolo i campi Rom”.

Invoca l’intervento delle ruspe, proprio lui che era parte integrante di un governo che nel 2009 finanziava il “Piano nomadi” (destinando i fondi a cinque regioni: Lazio, Campania, Lombardia, Veneto e Piemonte) con 60 milioni di euro. Quando si parla di campi Rom bisogna ricordare sempre che sono abitati da persone, giovani, vecchi e bambini. Il termine “radere” è troppo forte e va a fomentare la disperazione degli italiani che non riescono ad arrivare alla fine del mese, e in questo momento non va bene sollevare le masse, perché potrebbe succede di tutto.

Le comunità Rom sono un problema e creano problemi, su questo siamo perfettamente d’accordo con Salvini. Ma si deve parlare di soluzioni e non gridare e basta.

Mettiamo delle regole ed incominciamo a capire quanti dei loro bambini frequentano regolarmente le scuole, muoviamoci con gli assistenti sociali, incominciamo a dare dignità e un pezzo di futuro a delle persone che a tutti gli effetti sono italiane essendo nate in Italia, hanno gli stessi diritti degli italiani e dovrebbero avere gli stessi doveri; il governo potrebbe pensare di donar loro le terre dove ci sono i campi per permettere la costruzione di case più comode e normali e pagare l’allaccio per la luce, l’acqua e il gas e tutte le dovute tasse. Essenziale sarebbe monitorare i loro movimenti lavorativi perché non è giusto vivere sulle spalle dei bambini e delle donne che accattonano in tutti gli angoli delle città.

È un percorso lungo e delicato che andrebbe iniziato subito, è sbagliato dire che tra sei mesi “radiamo al suolo i campi”. È vero che questa è una situazione tutta italiana, negli altri paesi della Comunità europea non ci sono campi Rom ma non è giusto pensare di poter fare in pochi mesi ciò che non si è stati capaci di realizzare in decenni.

A Salvini, prima di consigliare di non seminare odio, farei soltanto una domanda: “I Rom votano?” Se la risposta fosse sì, magari potrebbe abbassare i toni per una buona causa ed indossare una nuova felpa con la scritta “ROM”.

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