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CAMPI SALENTINA (di Massimiliano Cassone) – Metti una mattina in cui con stupore ti ritrovi a vedere centinaia di ragazzi che in religioso silenzio seguono la presentazione di due libri così diversi ma così uguali tra di loro, aggiungi don Antonio Mazzi e Catena Fiorello, chiudi gli occhi, li riapri e ti ritrovi a Campi Salentina per l’evento dell’anno che proietta la cittadina salentina sulle vette più alte della cultura nazionale: “La Città del Libro 2013”.

E già, con positivo stupore oggi, mi sono ritrovato al centro di una miriade di ragazzi che, con i propri insegnanti, avevano raggiunto la Sala Auditorium nel centro fieristico campiota.

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Maria Rita Verardo Romano e don Antonio Mazzi

Alle 11:00, don Antonio Mazzi e don Antonio Sciortino, coadiuvati dal consigliere regionale Andrea Caroppo e da Maria Rita Verardo Romano, Presidente emerito del Tribunale per i minorenni di Lecce, hanno presentato il testo, scritto da entrambi insieme a don Luigi Ciotti (assente), dal titolo “Cambiare noi” (edizioni San Paolo).

Un libro che lacera il vissuto di tutti i giorni ed affronta i problemi che le famiglie (ormai latitanti) hanno con i propri figli (sempre più condizionati dal virtuale) e, in una condizione socio-economica e politica ormai allo sbando, la domanda che ci poniamo è se tutto questo può cambiare; la risposta che ci danno le tre grandi personalità ecclesiastiche è una sola: “Si può cambiare, se cambiamo noi”.

Don Mazzi è “arrivato” nelle teste e nei cuori dei ragazzi, usando il loro linguaggio senza fronzoli e di “Bukowskiana” memoria; sembrava uno di loro ed ha ammonito la famiglia, ponendo l’accento sull’importanza della presenza dei padri nel processo educativo ed evolutivo dei figli. Ai ragazzi ha detto: “Fate esperienze positive, tirate fuori il meglio di voi… E respirate la povertà, quella vera. E quando avete un problema, non cercate strade alternative, parlatene con la famiglia, parlatene con chi vi vuole bene”.

L’attenzione massima e gli applausi scroscianti, quasi da stadio oserei affermare, sono state la vera sorpresa della giornata. Forse i nostri ragazzi hanno solo bisogno di qualcuno che indichi loro la via… Ma in questa vita sembra che ormai gli adulti siano troppo presi e concentrati su loro stessi.

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Catena Fiorello e Dalila Peluso

Alle 12:15, con qualche minuto di ritardo sulla tabella di marcia, è poi arrivata la scrittrice siciliana Catena Fiorello (sorella dei famosi Beppe e Rosario) che, accompagnata da Dalila Peluso, redattrice di Paisemiu.com, ha presentato il suo ultimo libro, edito da Rizzoli, “Dacci il nostro pane quotidiano”. La scrittrice, nel libro, racconta la storia della sua famiglia non perché famosa ma perché venuta fuori dalla semplicità (che ancora oggi abbraccia) e dal sacrificio; racconta di sé, di sua sorella e dei suoi fratelli, di sua madre e di suo padre, ligio appuntato della Guardia di Finanza e di come hanno lavorato sodo senza mollare mai. Anche in questo, libro come in quello presentato prima, viene evidenziata l’importanza della famiglia e dell’onestà, della semplicità e della lealtà, della figura del padre come “angelo” dei propri figli.

Al termine, Catena Fiorello ha dato spazio ad Alessandra Lezzi dell’associazione “Strada facendo” che ha spiegato il progetto Il bene che ti voglio, campagna contro la violenza sulle donne, in collaborazione con Imove Puglia TV. Sempre più sensibile e coinvolta nel sociale, subito dopo la scrittrice, da artista, ha emozionato il pubblico presente chiedendo di restare da sola sul palco; poi ha chiamato una signora presente in sala, conosciuta su Facebook, la cui presenza odierna è stata una sorpresa per lei.

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Maria Cristina Rizzo

Il motivo della loro amicizia è qualcosa di sconvolgente a livello emotivo. Gli occhi dei presenti si sono gonfiati di lacrime quando Maria Cristina Rizzo, ha raccontato di aver acquistato per caso il libro precedente della Fiorello, “Casca il mondo, casca la terra” e di aver riconosciuto parte della sua sventura di vita in quello scritto. Da brividi ascoltare che la protagonista del libro perde un figlio che ha lo stesso nome (Alberto) del figlio della Rizzo, morto d’incidente stradale un anno fa: il 24 dicembre. Ed è ancora più sconvolgente sapere che sia l’uno (sul libro), sia quello vero, siano nati lo stesso giorno (31 luglio). E da lì, subito dopo questo racconto, la scrittrice prende la parola, dando fiato all’emozionatissima signora: “Una madre che resiste al dolore per la perdita del figlio è un’eroina”. Prima di salutare, Catena Fiorello ha chiosato: “Ero stata a tantissime manifestazioni con dei ragazzi, mai però avevo visto gente così giovane seguire in modo attento la presentazione di un libro”.

Emozioni vere, emozioni a poco prezzo, emozioni di inestimabile valore, perché in questo mondo che corre alla velocità della luce, schiantandosi sulla superficialità di una realtà diventata ormai virtuale, per ripartire non ci resta che la cultura, non ci resta che aprire un libro e annusarne l’eterno odore.

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