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LECCE (di Italo Aromolo) – Quando si nomina il tetano, nell’infinito intreccio di sinapsi a nostra disposizione di solito se ne attiva una e sola, quella che porta alla parola ruggine. Un’associazione quasi automatica, tramandata da secoli, ma che in parte ha distorto la natura della malattia.

NON SOLO RUGGINE – Il tetano è qualcosa di molto più diffuso di ciò che confiniamo al materiale arrugginito: considerarlo sconfitto con il solo dribbling di chiodi, cacciaviti e vecchi fili spinati è una sottovalutazione che si può combattere con la conoscenza e la corretta informazione. Il batterio che lo causa porta il nome – già poco orecchiabile – di Clostridium Tetani ed è normalmente presente nella terra, a tal punto che ognuno di noi può esservi imbattuto inconsapevolmente più volte nella propria vita. Qualsiasi oggetto contaminato da terriccio o da polvere, ambienti ideali per la crescita del batterio, è una potenziale fonte di tetano: una spina di rosa o di carciofo, una scheggia di legno, un coccio di vaso affilato devono farci preoccupare tanto quanto il vituperato chiodo nel momento in cui ci procuriamo un graffio o un taglio.

Solo quando ci procuriamo una ferita, infatti, la tossina prodotta dal batterio può superare la barriera della pelle e trovare una via d’accesso ai muscoli: qui causa i tipici spasmi, che possono portare alla morte se coinvolgono i muscoli deputati alla respirazione o all’attività cardiaca.

PREVENIRE MEGLIO CHE CURARE – In giardino, per strada, in casa o in campagna: dal momento che il rischio è praticamente ovunque, non è facile capire quando una piccola ferita si può considerare a rischio di tetano – talvolta anche per i medici – e agire di conseguenza somministrando la cura. Di fronte a tale incertezza, esiste un metodo molto semplice ed altrettanto efficace nel ridurre quasi a zero il rischio: la vaccinazione. E’ importante ricordare che la puntura vaccinale protegge completamente solo se si completano le 3 dosi nel primo anno di vita e successivamente si effettuano le giuste dosi di richiamo: a 6 anni, a 12 e poi ogni 10 anni,per mettersi al sicuro anche dalla apparentemente più innocua ferita. Allora perché rischiare quando abbiamo a disposizione il metodo più valido e sicuro del mondo?

ATTENZIONE: Le informazioni contenute in questo articolo sono presentate a scopo informativo. Non intendono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente. Si raccomanda di chiedere il parere del proprio medico riguardo qualsiasi indicazione riportata.

Bibliografia:

I precedenti di “Miti&Salute”:

  1. Celiachia: problema per alcuni, cultura per tutti
  2. Vaccini, vademecum contro le bufale
  3. Immigrati e malattie, il falso allarme tubercolosi
  4. Omeopatia, l’acqua che non disseta
  5. Spinaci=ferro? No, tutta colpa di una virgola
  6. Acqua del rubinetto e calcoli renali: nessun nesso

 

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