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LECCE (di Italo Aromolo) – Proverbialmente si dice che il dolore della colica renale è secondo solo a quello del parto: le acerrime fitte hanno demonizzato la malattia, rendendola tra le più temute. All’intensità del dolore è parallela l’attenzione nel prevenirla, che talvolta eccede e sfocia in luoghi comuni dati per veri, e invece scientificamente infondati. Parliamo della teoria-bufala secondo cui l’acqua del rubinetto va evitata perché facilita l’insorgenza dei calcoli renali, la principale causa di colica renale.

Si tratta di un’idea partorita in ambienti accademicamente elevati secondo questo tipo di ragionamento: dal momento che i calcoli sono fatti di calcio e l’acqua del rubinetto generalmente ne contiene molto, berla aumenta la probabilità che i temuti corpuscoli si formino. Un perfetto esempio di come nel settore scientifico la logica teorica si vaporizzi davanti alle evidenze delle sperimentazioni effettuate “sul campo pratico”. E queste hanno dimostrato che non c’è nessuna correlazione tra acqua del rubinetto e calcolosi. Vale, anzi, l’esatto opposto: tanto calcio è contenuto nell’acqua, tanto minore è il rischio di calcoli renali.

E’  stato scoperto che il vero colpevole della formazione dei calcoli renali non è il calcio, ma un’altra sostanza, chiamata ossalato. Il calcio inibisce l’assorbimento di ossalato da parte dell’intestino: se ad un pasto a base di ossalati (fonte principale ne sono alcune verdure) accompagniamo un bicchiere di acqua ricca di calcio, quest’ultimo ci proteggerà dall’azione negativa dell’ossalato sui reni.

Il calcare nell’acqua minerale che circola nel nostro sistema idrico è semmai una malattia per le tubature delle case: rognose otturazioni e incrostazioni fanno esultare solo l’idraulico. La salute umana non ne risente: anzi, bere acqua con elevati livelli di calcio può dare un certo aiuto nella prevenzione di altre problematiche mediche, come l’osteoporosi.

Si chiederanno i lettori più curiosi: a cosa servono, allora, i filtri usati per depurare l’acqua del rubinetto?  I filtri servono per ridurre i livelli di cloro, che possono rendere il sapore meno gradevole: ma è un fine puramente estetico-voluttuario, che nulla ha che vedere con la salute. La quantità di cloro usata per depurare l’acqua, infatti, non è pericolosa. Un assist per sfatare un altro mito: non è vero che l’acqua del rubinetto è meno sicura di quella in bottiglia. A differenza di quest’ultima, l’acqua pubblica è disinfettata proprio grazie agli elevati livelli di cloro messi in circolo nelle tubature.

La sconfitta del sistema pubblico suona doppiamente beffarda nella nemesi con l’acqua imbottigliata: quest’ultima inquina l’ambiente (la plastica ha una vita media di 1000 anni) e sventra il portafoglio (20 cent a litro contro i 73 ogni 1000 litri via rubinetto). Il peso delle bottiglie sulla nostra vita non è solo quello metaforico: il trasporto manuale di litri e litri si scarica su schiena e braccia e può favorire l’insorgenza di patologie della colonna vertebrale.

Derubricata ad impura anche per l’atavico retaggio che ciò che è privato sia di qualità maggiore del pubblico, l’acqua “del sindaco” meriterebbe ben altra considerazione da parte delle famiglie italiane, come suggerito anche dalla direttiva europea 98/83 CE. Alla luce di quanto esposto, sarebbe ora di accantonare convinzioni ascientifiche che hanno erroneamente indirizzato le nostre abitudini culturali, fino a farci diventare un popolo che per 9/10 consuma acqua in bottiglia, come pochi altri in Europa e nel mondo. Saremo sempre ancorati a questo rito tradizionalista o s’imporranno scelte più sagge per il bene di corpo, ambiente e portafoglio?

ATTENZIONE: Le informazioni contenute in questo articolo sono presentate a scopo informativo. Non intendono sostituire il rapporto diretto medico-paziente. Si raccomanda di chiedere il parere del proprio medico riguardo qualsiasi indicazione riportata.

Bibliografia

ISS Salute – L’acqua del rubinetto fa venire i calcoli 

Ministero della Salute – Conoscere l’acqua del proprio rubinetto

Sorensen, MD – Calcium Intake and Urinary Stones Disease, Trans Androl Urol, 2014.

I precedenti di “Miti&Salute”:

  1. Vaccini, vademecum contro le bufale
  2. Celiachia: problema per alcuni, salute per tutti
  3. Immigrati e malattie, il falso allarme tubercolosi
  4. Omeopatia, l’acqua che non disseta
  5. Spinaci=ferro? No, tutta colpa di una virgola

 

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