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LECCE (di Gabriele de Pandis) – Il ritorno al successo nel derby col Foggia è un risultato importante sotto molti punti di vista. Il passo alto mantenuto nei quartieri nobilissimi del campionato è ovviamente il dato principe, ma non sono da trascurare le tre vittorie consecutive raccolte al “Via del Mare. Sul piano tattico, il match, e le dichiarazioni postpartita di Fabio Liverani, hanno celebrato ancor di più l’estro e il valore di Panagiotis Tachtsidis, play del Lecce dal calciomercato di gennaio.

Sia chiaro, in questa sede non si vuole assolutamente sminuire l’apporto di Andrea La Mantia, che sarà esaminato a breve, e di Jacopo Petriccione, uomo assist e tessitore del centrocampo pressoché imprescindibile in partite dove non si può esporre il fianco. Il titolo, l’importanza di chiamarsi Panos, parte appunto dalla conferenza stampa dell’allenatore dopo Lecce-Foggia 1-0.

Liverani, a una domanda in cui gli si chiedevano lumi sul cambiamento di rotta tra la lentezza di gioco vista nel primo tempo e la lucidità della ripresa, ha risposto con sicurezza e fare analitico. L’ex Genoa, senza indugiare, ha rivelato che molto del gioco del Lecce si costruisce sull’uomo posto davanti la difesa. Quel ruolo, svolto da Liverani nella sua gloriosa carriera da calciatore, è ora ricoperto da Panagiotis Tachtsidis, l’ennesima scommessa annuale del duo Liverani-Meluso.

Panos, sempre riprendendo la conferenza stampa del tecnico, ha compiti importanti quando si tratta di gestire l’uscita con il pallone e i tempi di esecuzione. Se i fondamentali non sono eseguiti nel modo giusto tutto diventa più difficile secondo il trainer giallorosso, che con Tachtsidis sembra essere un maestro con uno degli alunni – più che prediletti – da cui ci si aspetta di più, “condannati” alla ricerca del voto massimo. Ciò accade durante la mattina e, vista la crescente importanza del greco, quasi sicuramente anche negli allenamenti settimanali.

Tachtsidis, indipendente dal possesso di statistiche scientifiche sul numero di passaggi, gioca un quantitativo esorbitante di palloni. Il 7 del Lecce è chiamato in causa spesso in situazioni tutt’altro che ovvie. Dai suoi scarpini rosa dipendono spesso i tocchi che capovolgono l’azione e che mettono in moto le frecce pronte ad aggredire le corsie.

È ancora presto per parlare di altra scommessa vinta, ma il rendimento dell’atleta proveniente di fatto dall’Olympiacos (nulla la parentesi al Nottingham Forest) è importante. Sei mesi senza partite pesano, e non si può essere non contenti anche delle prestazioni del singolo vista la difficoltà del campionato e delle partite sempre più spinose dove servono consapevolezza, carattere e sangue freddo. Tachtsidis, pronto sempre anche a battibeccare, non ne sembra esser carente.

A Tachtsidis, tra il serio e il faceto, si rimprovera spesso il passo non propriamente fulmineo. È vero, non è il dinamismo il punto forte del calciatore ellenico, ma, oltre alle geometrie assicurate in mediana, Tachtsidis assicura un’ottima interdizione. Un fresco esempio proveniente da Lecce-Foggia? Basti pensare al salvataggio da urlo su Mazzeo lanciato a rete, compiuto pochi minuti dopo la rete di La Mantia…

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