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Gavino Coradduzza (3)LECCE (di Gavino Coradduzza) – Fino a cinque minuti dal termine della gara di Rieti avevo in mente un commento lievemente diverso; non entusiastico (ci mancherebbe altro), ma condito e, come sempre accade, condizionato  dal favorevole risultato che andava maturando (merito a parte) e che spingeva ad occultare il poco o niente che il Lecce aveva mostrato per 87 minuti. A 3′ dal termine, con il gol dei laziali incassato, l’attenuante è evaporata liberando spazio alla delusione ed a non poche perplessità che non sarebbe corretto nascondere. Voglio intanto sottolineare il mio apprezzamento per la innovativa schiettezza della società che, per bocca dei dirigenti Sticchi Damiani e Liguori ha lucidamente stigmatizzato la poco appropriata prestazione di Papini e compagni chiosando con una perfetta sintesi: “Prestazione inaccettabile“.

Ho molto apprezzato questa utile ed onesta schiettezza cui non eravamo più tanto abituati. Credo ancor di più che questa schiettezza possa giovare alla causa comune più di quanto non si sia ottenuto con i “peana” e le arrampicate sugli specchi degli ultimi deludenti campionati attraversati come i pifferi di montagna …quelli che andarono a suonare e ritornarono suonati. Il calcio, lo so bene, è la disciplina delle più impensabili sorprese, ma non sfugge a certi criteri di logica che sul campo della Lupa Castelli Romani si son resi latitanti ben oltre ogni razionale spiegazione. Nessuno ci venga a raccontare (neanche Piero Braglia) che l’undici mandato in campo avesse le sia pur sfumate sembianze di una squadra, di un gruppo equilibrato, maturo e superiore ad un avversario che, come si è visto nel finale, ha fatto feste da pazzi per aver conquistato un punto; manco avesse raggiunto la promozione diretta!
Un’avversaria, la Lupa, che di suo aveva conquistato la miseria di 5 punti in metà campionato e che per questa partita schierava  un reparto difensivo di “seconda mano”. Un’avversaria che non si è sdraiata sul campo per far da tappeto al blasone, ma ha creato situazioni da brivido a Perucchini. Da parte giallorossa si è visto un po’ di impeto in qualche tratto della partita, poche architetture di gioco e capacità penetrativa latitante. È mancata l’organizzazione del gioco, le invenzioni non si son fatte vedere, la fantasia idem; è mancato il marchio della squadra di rango. L’assenza di Surraco (che però non è propriamente un regista metronomo) è sembrata pesare parecchio; immagino sia questo il motivo che ha suggerito la scelta di saltare il centrocampo con sciabolate da un’area all’altra, rivelatasi subito infelice, inutile ed… immutabile; forse ed a ragione, a causa di un reparto di centrocampo molto incline allo sbarramento e poco o niente alla costruzione, o forse per mancanza di alternative in fase di preparazione della partita.
E così, la Lupa ha fatto la sua bella figura mettendo in campo ciò che da oltre tre anni si va dicendo sia indispensabile in Serie C: umiltà, corsa, spirito di sacrificio e di squadra. Il cammino, dice opportunamente Braglia, è ancora lungo, questo è indiscutibile; ma se prendi il vizio di steccare le trasferte, come già è accaduto, anche quelle più abbordabili, per quanto lungo possa essere il tempo a disposizione, sarà un problema renderlo sufficiente per conquistare il primato!
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