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lecce messina papiniLECCE- Il Lecce vince in casa, questo non fa notizia. Lo fa con un 2-0, forse stretto per quanto visto in campo, questo sì. Se la sfilza di 1-0 tra le mura amiche, vittorie di platino per risalire la china, sono state seguite da qualche mugugno (di troppo) per la troppa sofferenza sul rettangolo verde, lo stesso non si può dire dopo l’uno-due rifilato al Messina, miglior difesa del campionato prima della partita del “Via del Mare”. Le reti di Surraco e Lepore hanno confermato i progressi di personalità visti ad Agrigento. Piero Braglia, alla vigilia, rimproverava ai suoi il fatto di concedere molto agli avversari. La prestazione di ieri, più pratica che bella (una costante di questo Lecce “bragliano”) ha evidenziato ancora una volta la forza della retroguardia giallorossa, imbattuta tra le mura amiche in campionato sin dal cambio in panchina. L’unico gol incassato da Piero Braglia è quello nel 2-1 di Coppa Italia contro il Matera.

Proprio la tenuta del pacchetto arretrato è stata la chiave di volta dell’umido pomeriggio salentino, soprattutto nelle prime battute di gioco, quando il Messina cercava di ribaltare subito l’azione con la ricerca di veloci verticalizzazioni per i due cursori offensivi Barraco e Leonetti, capitati spesso però in fuorigioco. Bloccata questa via, i ragazzi di Arturo Di Napoli hanno provato ad affidarsi al piede caldo di capitan Parisi, inizialmente fonte di lanci lunghi per le ali offensive. Proprio da un fendente dell’ex terzino del Bari è partita l’unica occasione peloritana quando, al 15’, un bel cross di Martinelli è stato sventato dal tempestivo intervento di Freddi. Il Lecce è stato bravo a tenere in pugno il pallino del gioco, lasciando agli ospiti l’atteggiamento difensivo già dalla prima fase di partita, caratterizzata già da qualche piccola perdita di tempo e dalle solite maniere forti riservate ai palleggiatori giallorossi, presenti solo nel terzetto offensivo a causa delle scelte di Braglia. L’allenatore grossetano ha riproposto subito il duo Salvi-Papini, costante del Lecce già dai tempi di Franco Lerda ed automatismo di mediana che supera i dettami tattici imposti dalle guide tecniche. La presenza del doppio interditore ha permesso poi ai giallorossi una doppia veste tattica: 3-4-3 in fase offensiva, 4-4-2 in fase difensiva. Legittimo arretrava il proprio raggio d’azione affiancandosi ad Abruzzese e Cosenza (altra bella partita per Leonida), Freddi continuava a tener alta l’attenzione sull’out mancino avversario e Surraco, percorrendo qualche metro indietro, dava brio alla mediana completata da Papini, Salvi e Lepore, fungendo anche da naturale collante con Curiale e Moscardelli.

lecce messina surracoLa partita non ad altissimi livelli del duo offensivo non ha permesso un dominio convertito anche in occasioni da reti. In verità Davis Curiale ha sfoderato una prestazione di gran sacrificio, presentandosi anche in zona realizzativa con un’occasione confezionata dal niente grazie ad un movimento a liberarsi spalle alla porta prima di un arcobaleno sul secondo palo poi cancellato dall’intervento di Berardi. Non si può dire lo stesso per Davide Moscardelli, nervoso fin dal 1’ (cartellino giallo evitabile) e incapace di farsi vedere in zona gol, rimanendo impelagato nelle sabbie mobili della difesa peloritana. Nella ripresa la partita si è trasformata grazie all’intervento roccioso di Stefano Salvi che ha convertito un assalto messinese nel contropiede vincente Curiale-Surraco-gol. I cambi a ridisegnare l’assetto operati da Braglia sono stati un po’ vanificati dalla severa decisione dell’arbitro nel punire con il cartellino rosso il fallo, in verità in ritardo ma da “cartellino arancione”, di De Feudis su Fornito. L’espulsione dell’ex Cesena ha fatto il paio con quella del centrale di centrocampo messinese Baccolo, punito per doppia ammonizione dopo una serie continuata di falli. Il resto della partita è poi un’emozione, quella di Checco Lepore nel mettere dentro il primo gol su punizione con la maglia del Lecce, la prima gioia da promesso sposo festeggiata con una corsa ad abbracciare i compagni prima di godersi, saltellando, il calore della “sua” Curva Nord. Forza ed emozioni, è questo che deve far notizia, il Lecce c’è, non c’è più posto per i mugugni.

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