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Checco Lepore

MELFI – Il Lecce sembra aver preso alla lettera le credenze tattiche del suo allenatore Piero Braglia, disposto scherzosamente (ma non troppo) per sua stessa ammissione sabato scorso a firmare per tanti 1-0 e scalare la classifica. L’obiettivo di dare continuità alla vittoria di Ischia è stato raggiunto, seppur col minimo punteggio che potrebbe far storcere il naso agli esteti del calcio. Il missile terra-aria di Checco Lepore piega la resistenza del Melfi e rompe l’incantesimo dello stadio “Valerio”, ancora inviolato in questo primo scorcio di campionato.

L’allenatore grossetano ha confermato le sue idee storiche mettendo in campo sin da subito il 3-5-2, con Freddi e Gigli centrali insieme al perno Cosenza. La defezione all’ultimo minuto di Carrozza ha aperto la via al debutto stagionale dal 1’ di Vécsei, schierato nel quintetto di mediana con licenza di avanzare. Il 4-3-3 melfitano, orfano di Masini sostituito da un leggero Lezcano (mai pericoloso contro i colossi in maglia bianca) inizialmente ha messo a dura prova l’impianto difensivo giallorosso, specialmente sulla corsia destra. Freddi, posizionato sul centrodestra ha sofferto spesso le sovrapposizioni di Tortolano ed Herrera, schierato nel terzetto mediano proprio per dare scompiglio alla manovra e contatto tra i reparti. L’inizio prorompente dei padroni di casa, vicini al gol con Maimone, ha destabilizzato un po’ la difesa leccese (vedi errore in appoggio di Cosenza), poco lucida in verità su un terreno apparso insidioso. Subito sul pezzo sono stati invece Gigli, imperioso in ogni stacco aereo, e Legittimo, importante soprattutto quando si è trattato di chiudere le finestre sulla fascia mancina. Il comandante della retroguardia è stato pero Ciccio Cosenza, sembianze da Leonida spartano e tanta sicurezza nel togliere le castagne dal fuoco con precisi tackle, bellissimo quello al 24’ su Tortolano lanciato in area.

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Francesco Cosenza

Contenuta l’iniziale sfuriata gialloverde, il Lecce ha provato a tessere delle manovre offensive, ma gli unici spunti degni di nota sono stati creati dalle palle recuperate di Romeo Papini, tuttocampista nella prima parte di partita. Un ruolo da comprimario è stato recitato da De Feudis, moderato dalla marcatura a mo’ di francobollo di Maimone. Papini ha fronteggiato bene il centrocampo avversario, ben orchestrato dal play Giacomarro (elemento interessante) e, in prima persona, ha provato a vestire i panni dell’assist-man senza successo.

Dell’attacco non c’è stata traccia, il pressing basso per evitare le ripartenze veloci melfitane ha poi consentito una maggiore sicurezza. L’incapacità di sfruttare le palle inattive, calciate male o caratterizzate da schemi finora non riusciti, ha poi aperto la ripresa, comunque meglio approcciata, col Lecce più avanti col baricentro e più intento a giocare in verticale. Doumbia e Curiale, impalpabili prima, hanno confezionato l’azione del gol con un dialogo, partito dell’ex attaccante del Trapani e portato avanti dal franco-maliano, autore di una sgroppata che ha mandato in tilt la difesa di mister Palumbo. La cattiveria agonistica di Lepore, autore del bel gol, ha tradotto in rete la prima nitida palla gol leccese. Dopo il vantaggio, il Lecce non ha chiuso, colpevolmente, il match. Curiale, in attesa di un accettabile stato di forma, non è ancora quello dei tempi migliori e l’ha confermato col tiro sparato su Santurro. Doumbia, da posizione in verità non ottimale, ha poi fallito di sinistro su servizio di Vécsei un’altra nitida palla-gol. I cambi di schieramento del Melfi, Canotto e De Montis sulle corsie, hanno quindi indotto Braglia alle classiche ma vincenti mosse conservative. Lo Bue e Salvi hanno chiuso a doppia mandata l’area leccese e l’abbozzato forcing dei padroni di casa si è ridotto a qualche pallone in area ben abbrancato da Perucchini, poco operoso a differenza di sette giorni fa. Unica eccezione, il colpo di testa di Longo mal calibrato dopo la pennellata di Canotto. Il Lecce vince meritatamente, soprattutto sfoderando quell’animo “brutto”, operaio ma vincente.

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