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tifosi Lecce nella fontana di Piazza MazziniLECCE (di Italo Aromolo) – Agli occhi dei tifosi giallorossi, la fontana di Piazza Mazzini può apparire grigia e asettica se vista come semplice simbolo del cuore commerciale di Lecce. Similmente, l’anfiteatro romano non può rappresentare soltanto la massima espressione leccese della cultura romana: c’è un qualcosa di più che si nasconde in questi luoghi, una sorta di magia che distorce la realtà. È il tifo, l’anima dei supporters, coloro che riescono a vedere certi posti con gli occhi delle emozioni e che, magari, immaginano nell’anfiteatro una baraonda di bandiere giallorosse che sventola al cielo, o una fontana sommersa di colori e persone esultanti per la propria squadra del cuore. È il Lecce, che vive e fa vivere non solo i gradoni dello stadio “Via del Mare”, ma anche molti luoghi della città che sono diventati un vero e proprio cult nel corso degli anni. Abbiamo ripercorso i punti topici del tifo giallorosso, tappa dopo tappa grazie anche alla testimonianza dell’avvocato Giuseppe Milli, storico tifoso del Lecce e tra i fondatori del tifo organizzato in Curva Nord.

Pinuccio MilliI DOVE DI UNA CITTÀ IN FESTA- I più bei successi dell’U.S. Lecce sono raccontati nelle lunghe maree di gente che, al momento di festeggiare una promozione o una salvezza, invadono le vie del centro tra Piazza Mazzini e Piazza Sant’Oronzo. Alcune foto d’epoca immortalano una Piazza Mazzini che già nell’ormai lontano 1985, anno della prima storica promozione in Serie A, era gremita di gente in ogni metro quadrato, come pure la sua fontana in cui i più temerari, rigorosamente armati di drappi giallorossi, osavano immergersi. Anche Piazza Sant’Oronzo è diventata il contenitore delle esultanze cittadine: la tradizione dell’anfiteatro occupato dai ragazzi della Nord ne fa per una giornata una curva ribollente di cori, striscioni e colori, proprio come in uno stadio vero. Uscendo dal centro, l’ingresso nord della città ha spesso acquisito un forte valore simbolico in chiave calcistica. Rappresenta il ritorno degli “eroi”, reduci da una trasferta “epica”, che vengono acclamati vincitori alle porte della città: dalla trasferta di Monza, per la prima promozione in massima serie, alla vittoria a Bari, per l’ultima salvezza in A, le scene della rotatoria occupata e del traffico paralizzato sono immagini senza tempo che chiarificano il rapporto tra la squadra del Lecce, i suoi sostenitori ed i luoghi della città.

tifosi del Lecce nell'anfiteatro romanoI RADUNI E I LUOGHI DI RITROVO – Al di là dei festeggiamenti occasionali, lo zoccolo duro del tifo leccese – associazioni, gruppi ultras – ha sempre fatto base su ritrovi stabili per pianificare le attività. Coreografie, iniziative di beneficienza e striscioni sono nati nei luoghi di cui ci parla Pinuccio Milli: “Negli anni ’70 – spiega l’avvocato – i più importanti luoghi di ritrovo erano alcuni bar a Lecce, come il Bar della Borsa in Piazza Sant’Oronzo (al posto dell’attuale McDonald’s), il Bar Carletto e il Bar Materazzi. Il tifo organizzato, però, ancora non esisteva, ma in modo del tutto spontaneo ci si ritrovana in questi luoghi per parlare del Lecce, come tra amici. Verso la metà degli anni ’70, nasceva la prima associazione di tifosi organizzati, il Lecce Club, con sede storica in Via Zanardelli. Bisognerà aspettare il 1981 per il Commando Ultrà Curva Nord (CUCN): la prima riunione fu al punto vendita dei Gelati Alaska nel quartiere San Lazzaro, ma altri punti di ritrovo sono stati in Via Duca degli Abbruzzi (nei locali di una sala giochi), in via Pitagora a Castromediano, e presso la Scuola guida Arena. In via Parini si è poi costituita la prima sede del CUCN: questo è stato sicuramente il momento più alto dell’assemblearismo del tifo leccese. Nel ’90 nasce la Gioventù Giallorossa, con sede in viale Otranto e anche dietro al Cinema Massimo, mentre dal ‘96, data di nascita degli Ultrà Lecce, le riunioni hanno assunto carattere itinerante per tutte le ragioni connesse alla repressione. Putroppo, e sottolineo putroppo, non posso menzionare i luoghi perché il processo è sub-judice e il ritrovo è visto come una prova per l’associazione a delinquere. Posso dire però che si tratta sempre di luoghi alla luce del sole. Per quel che riguarda il tifo non organizzato – conclude l’avvocato Milli – si è persa l’abitudine del ritrovo, magari al bar o in piazza: oggi non c’è nessun luogo, si comunica quasi esclusivamente tramite il web, sui social network”.

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