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il Grande TorinoLECCE (di Pierpaolo Sergio e Gabriele De Pandis) – Erano le 17:03 del 4 maggio 1949 quando una leggenda assunse la dimensione dell’immortalità. In quell’infausto giorno di sessantasei anni fa moriva il Grande Torino, icona della rinascita del calcio italiano dopo i disastri della Seconda Guerra Mondiale, di ritorno da una prestigiosa amichevole a Lisbona contro il Benfica. L’aereo che trasportava il club piemontese si andò a schiantare contro un’ala della basilica di Superga che la nebbia impediva di vedere all’orizzonte. Uno schianto che annichilì non solo la città già capitale d’Italia, ma l’intera nazione che in quella formazione si identificava e che componeva praticamente l’intera nazionale azzurra. Perirono in 31, in 18 erano calciatori torinisti, tra le vittime anche tre giornalisti che avevano accompagnato il Toro in trasferta e l’equipaggio del volo.

Così come accade dinanzi a tragedie troppo grandi, l’incredulità e lo sbigottimento presero il posto della consapevolezza che un pezzo di storia ed il futuro calcistico di un club, della Nazionale Italiana se ne era andato, sparito e dissolto come fumo in quella notte di nebbia e tristezza. Una squadra che immediatamente passò da gloria a leggenda. Una leggenda che neppure 66 anni sono stati in grado di scalfire e che ancora commuove chi conosce quella vicenda per la prima volta. Oggi, infatti, la Fifa ha celebrato il grande Torino proclamando la “giornata mondiale del giuoco del calcio“, ricordando così Valentino Mazzola (padre di Sandro Mazzola, futura stella dell’Inter) ed i suoi sfortunati compagni con un tweet.

Torino - SupergaIl palmarès di cinque scudetti consecutivi dal 1942-‘43 al 1948-‘49 è solamente un freddo numero di fronte al forte connotato sportivo ed extra-sportivo che quel Torino dalle mitiche maglie granata aveva per un’intera tifoseria prima e per un intero Paese poi. Non a caso quella quadra era identificata con l’aggettivo “Invincibili”. La scomparsa assurda, atroce, beffarda di quel gruppo di campioni ha segnato incondizionatamente la storia del Toro prima e del suo popolo poi, mettendo a punto anche un nuovo modo di intendere il calcio sul rettangolo verde.

È bello ricordare il Grande Torino come una squadra imbattuta, sfidata e sconfitta solamente da un destino beffardo che ha negato la parabola sportiva naturale, magari anche fatta di un lento declino, ad una storia sportiva che comunque è una pietra miliare del calcio italiano. Ed allora, ecco la formazione che i veri tifosi granata ed i più anziani ricordano a memoria. Il giorno dei funerali quasi un milione di persone partecipò ai solenni funerali per dare l’ultimo saluto agli sfortunati campioni. Il Torino fu proclamato vincitore del campionato nonostante mancassero quattro gare al termine di quella stagione.

Riscrivere quei nomi in ordine di maglia per come scesero in campo per l’ultima volta davanti a 40.000 spettatori in Portogallo è emozione ancor oggi: Bacigalupo, Ballarin, Martelli, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola.

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