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centro-storico-melfiLECCE (di Pierpaolo Sergio e Italo Aromolo) – Melfi, situata alle pendici del Monte Vulture, è un piccolo borgo della Basilicata che si caratterizza per la tranquillità con cui si può vivere una cultura certamente meno pubblicizzata delle limitrofe Matera e Potenza, ma non per questo minor fonte di arricchimento storico, enogastronomico e sociale. Il piccolo comune lucano è la destinazione ideale per chi cerca una meta ovattata dal trambusto turistico: a 700 metri al livello del mare, con 17mila abitanti, offre un patrimonio culturale che ha i suoi capisaldi nell’epoca medievale, a cui si riferiscono per origine e tradizione i principali luoghi di interesse della cittadina. Più volte al centro di rivendicazioni politiche circa lo status di provincia indipendente, Melfi unisce all’aspetto medievale del centro storico una spiccata evoluzione in senso economico della periferia: lì si trova infatti il più avanzato stabilimento del gruppo FIAT in Italia, oltre che un centro produttivo della nota azienda Barilla dove si producono biscotti e fette biscottate della linea “Mulino Bianco” .

La storia: tra Bizantini e Longobardi. Un alone di mistero avvolge il passato remoto della città, la cui fondazione è ancora oggetto di discussione tra i puristi della materia. Secondo alcune fonti, sarebbero stati i greci a gettare le fondamenta, secondo altre i padri della città sarebbero i romani o addirittura i bizantini. Ciò che invece è certo è l’origine del nome: lo scrittore latino Plinio Il Vecchio indica inequivocabilmente il fiume Melphes come “proximum” (vicino) alla zona che vide germogliare la città. Ad ogni modo, il piccolo paese lucano non sarebbe stato abitato prima del X secolo d.C., ed ecco spiegata la caratterizzazione medievale della sua cultura. La sua fioritura non è casuale, ma avviene in corrispondenza di una specifico evento storico-politico: con la spartizione del Sud Italia tra Bizantini e Longobardi, Melfi si ritrova come importante centro strategico al confine di aree di opposta fazione, tanto che nel 1059 è proclamata capitale della Contea di Puglia. Tra il 1509 e il 1137 si tengono ben cinque concili papali, mentre nel 1231 è oggetto di una specifica legislazione (le cosiddette “Costituzioni di Melfi”) da parte dell’imperatore Federico II. Passata nei secoli sotto le dominazioni degli Angioini, degli Aragonesi, degli Asburgo e dei Borbone, la storia moderna la vede segnata da due devastanti calamità: nel XIX secolo, il suo sviluppo è stato fortemente rallentato da un terremoto del Vulture (1930) e da un bombardamento da parte delle forze alleate il 26 settembre 1943, nell’ambito della Seconda Guerra Mondiale. Durante il periodo del fascismo, Melfi divenne un importante luogo di confino per gli oppositori del regime: qui trovarono asilo tra gli altri Manlio Rossi-Doria, Franco Venturi e Ada Rossi.

MelfiMonumenti- Tra le bellezze architettoniche e storiche da poter ammirare a Melfi, merita una citazione l’imponente castello normanno-svevo. Una testimonianza di come la città stesse passando un momento fulgido della sua storia, diventando la capitale del Ducato di Puglia e Calabria nel 1059, nonostante dovette poi cedere il titolo a Salerno e quindi a Palermo, ma continuando comunque a rappresentare un centro molto importante dell’impero normanno. La città, tra l’altro, fu luogo dell’organizzazione di alcuni Sinodi. Ai Normanni si sostituirono poi gli Svevi di Federico II Hohenstaufen, che portò Melfi ed il suo castello a nuovo splendore. L’imperatore scelse la città come residenza estiva e qui trascorse momenti di svago per praticare la falconeria. Dal 1531 la città fu governata dalla famiglia dei Doria di Genova, sotto la sovranità delle dinastie reali spagnole degli Asburgo e dei Borbone; furono secoli di declino durante i quali avvennero varie insurrezioni sociali. Poco dopo l’Unità d’Italia la città, coinvolta nel brigantaggio, subì l’occupazione dell’armata di Carmine Crocco. Nel 1868, la città diede i natali a Francesco Saverio Nitti, presidente del consiglio e ministro, nonché uno dei maggiori fautori del Meridionalismo. In era fascista, Melfi fu terra di confino per personaggi costretti al soggiorno obbligato.

Cattedrale_Melfi
Cattedrale di Santa Maria Assunta

Da vedere per il turista ci sono la Cattedrale di Santa Maria Assunta. Del suo passato normanno è rimasto ben poco per via dei terremoti e dei ripetuti restauri che hanno reso il suo attuale aspetto prettamente barocco, a eccezione del campanile, eretto nel 1153, il quale conserva ancora uno stile romanico normanno. L’interno ha pianta a croce latina e tre navate, sormontate da un soffitto a cassettoni dorati e da una cupola di forma piramidale ad otto facce. Degna di menzione è inoltre la Chiesa di Sant’Anna e Santa Maria del Suffragio. Edificata nel 1934, la chiesa appartenente alla parrocchia Cattedrale è conosciuta come organizzatrice della processione del Venerdì Santo dove, insieme alle immagini sacre della Madonna Addolorata e Gesù Morto, sfilano bambine vestite di nero con in mano i misteri della Passione di Gesù. Ad attirare l’attenzione del visitatore sono infine le fontane, i palazzi storici del borgo antico, la cinta muraria e le porte di accesso alla città vecchia assai ben conservate e che fanno di Melfi un centro in grado di regalare scorci davvero pittoreschi.

La cucina- La cucina melfitana ha fatto virtù della passata ristretta disponibilità di prodotti agroalimentari, a causa delle tipologie di coltivazioni collinari e dei climi temperati freddi. Come spesso accade, ciò ha scatenato l’arte culinaria delle massaie e dei cuochi delle locande. Le ricette si possono senz’altro considerare parte della cosiddetta dieta mediterranea e della cucina popolare. Il consumo di carni e pesci è piuttosto moderato. Il vino tipico è l’eccellente Aglianico del Vulture.

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