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Lecce rispetto
Lo striscione: Lecce merita rispetto

LECCE (di Massimiliano Cassone)  – Ci sono momenti in cui bisogna lasciarsi andare e mollare gli ormeggi; ci sono a momenti in cui bisogna udire col cuore e restare in ascolto delle proprie emozioni mettendo da parte la razionalità. Il Lecce 2014-’15 è tutto ed il contrario di tutto, lo abbiamo rimarcato diverse volte in fase di analisi post partita e, nonostante tutto, è lì a giocarsi un posto in Paradiso.

Per lasciare questa strana categoria si dice che ad una squadra sia necessario correre più delle altre ma poi, riguardando una qualsiasi partita con calma, ci si accorge che soprattutto bisogna saper “scalciare” e non solo calciare e correre, e bisogna essere molto fortunati, vedi la Salernitana e il Benevento di quest’anno (che nulla hanno più del Lecce e il campo l’ha dimostrato ampiamente), Perugia e Frosinone dell’anno scorso e, dulcis in fundo, Trapani e Carpi nel primo campionato di Lega Pro. Appurato che nessuno ha dimenticato nulla, nemmeno che al Lecce manca un attaccante e che Tesoro non l’ha preso neppure nella campagna acquisti di gennaio, che Bollini è il terzo allenatore di quest’anno, stoppiamoci e, pigiando su “rewind”, torniamo a ieri, torniamo in campo e riviviamo gli attimi salienti di Lecce-Benevento.

Gli stregoni arrivavano al “Via del Mare” per mangiare in un sol boccone il Lecce falcidiato dal giudice sportivo che, sulla base del referto stilato da un arbitro (Lanza) che ha confuso lo zelo con un eccessivo protagonismo, ha calcato la mano buttando benzina sul fuoco. E mentre i tifosi sulle tribune chiedono “Rispetto” mostrando dei cartelli giallorossi, la squadra di Bollini, che non smentisce mai la sua indole da innovatore perenne, scende in campo con una nuova veste e un modulo diverso.

Lecce-Benevento
Squadra a centrocampo, sullo sfondo i tifosi con i cartelli “Rispetto”

Senza Di Chiara, Lepore, Mannini e Moscardelli squalificati, e con Miccoli e Caglioni infortunati, l’ex tecnico della Primavera della Lazio schiera un 3-5-2 con Scuffia in porta; Diniz, Vinetot, Abruzzese a formare il trio difensivo; Lopez a sinistra, Papini e Salvi a combattere in mezzo al campo insieme a Bogliacino chiamato a costruire gioco e Beduschi a destra; Gustavo e Doumbia formano l’inedita coppia offensiva. Lopez e Beduschi in fase di non possesso arretrano sulla linea difensiva e lottano a cinque coadiuvando le mosse dei tre centrali. Davanti manca qualcosa, le assenze si sentono, Moscardelli è uno che fa sempre pesare la sua presenza in campo, così come Miccoli. Il Lecce, però, fa di necessità virtù e se la gioca fino alla fine contro un avversario che non regala nulla ma costruisce poco e, dopo un primo tempo pressoché equilibrato, nella seconda frazione di gioco lascia il predominio ai salentini. La fortuna sceglie questa volta di soffiare dalla parte “giusta”; Papini stacca al momento opportuno e, rimanendo sospeso in aria (come i sogni dei tifosi), per l’eternità di pochi istanti, impatta contro un pallone accarezzato dal piede di Herrera (mai banali le sue prestazioni) e la rete difesa da Pane si gonfia miracolosamente allontanando le paure, almeno per una notte. E sul ring in cui si scontrano razionalità e speranze, nel calcio vince sempre un pallone che varca la linea bianca. Ieri il Lecce ha potuto gioire, in altre gare la squadra salentina ha creato molto di più raccogliendo il nulla; benedetta dea bendata, se riuscisse a vederci un po’ meglio, nonostante tutti gli errori commessi quest’anno il Lecce potrebbe ancora dire la sua.

Ora ci vuole calma, pazienza e sangue freddo da parte di tutti: società, tifosi e stampa. Nessuno pensi di aver risolto tutti i problemi con un gol di Papini al 75° di una gara che sarebbe potuta terminare nel peggiore dei modi come accaduto in altre occasioni. La strada verso l’uscita da questo labirinto è tortuosa ed insidiosa. Non si guardi il calendario e non si facciano nemmeno i conti, si pensi alla gara contro il Melfi come la finale di una competizione più importante, si prepari in modo umile ma preciso, si cerchi di sbagliare quanto meno e poi si vedrà… bisogna vincere la prossima, il resto si vedrà.

Papini dedica a Moscardelli
Papini e la dedica a Moscardelli

Il gesto di Papini dopo il gol è sintomatico di come e quanto la squadra sia raccolta su se stessa, di come il gruppo sia coeso e solido; la dedica a Moscardelli suona come il gong del riscatto. Sul gesto del portiere Pane al termine della gara, stendiamo una “coperta pietosa” ed aspettiamo le decisioni del Giudice sportivo, perché tutti ricordiamo le cinque giornate di squalifica a Moscardelli che rimarranno alla storia un po’ come le Cinque giornate di Milano.

Peccato per il rigore sacrosanto che il Lecce avrebbe dovuto battere per il fallo su Embalo al 94°, vittima prima di una gomitata di un difensore e poi dei gesti inqualificabili del portiere ospite. Peccato che questi arbitri, anche nella buona sorte, si rivelino sempre non all’altezza della situazione perché il gol che sarebbe potuto arrivare su penalty sarebbe stato basilare in caso di classifica avulsa.

Lecce tifosi rispetto
Rispetto

Per concludere, evidenziamo la parola rispetto, quello che merita Lecce ed il Lecce, quello che meritano i calciatori ed i tifosi tutti, quello che è un ingrediente basilare per preparare la torta dei festeggiamenti.

Se poi non ci saranno festeggiamenti, a fine campionato vincano la pazienza e la speranza… poi ricominceremo ad agosto a costruire un futuro migliore e continueremo, nonostante tutto, a soffiare su quel pallone che continuerà a rotolare, malgrado la categoria, nella direzione dei nostri sogni.

 

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