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Accalogo_300La Delegazione di Lecce dell’Accademia Italiana della Cucina si è riunita, il 27 marzo, al 300mila Lounge Bar , per un incontro conviviale e per lo scambio degli auguri Pasquali.

La Delegata, Susanna Sangiovanni, ha tenuto una interessante relazione sulla Ortoressia, un disturbo alimentare che sta prendendo piede, dopo Anoressia e Bulimia .

Ammalarsi di Benessere” è quindi stato l’argomento della conviviale Accademica.

Riportiamo di seguito la relazione di Susanna Sangiovanni dal titolo: “Mens sana in corpore sano” ma… se il corpo è sano lo è anche la mente?

“Il cibo oggi fa paura. Siamo continuamente sottoposti a continue ed eccessive informazioni su ciò che fa bene o fa male alla nostra salute,sugli alimenti “buoni” i “cattivi” e i vari rischi nello sceglierne uno piuttosto che un altro.

Il nostro rapporto con l’alimentazione è diventato più complesso e problematico.

La crescente attenzione rivolta all’importanza di alimentarsi in modo sano per migliorare la qualità della vita può anche portare ad una malattia.

 In questi ultimi anni, nei paesi maggiormente sviluppati, si è insinuato un nuovo disturbo alimentare, dopo Anoressia e Bulimia, patologia caratterizzata da una eccessiva mania di salutismo, l’Ortoressia, una forma di attenzione eccessiva alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche.

Ma chi è l’ortoressico ? E’ colui che è letteralmente ossessionato dalla composizione chimico-biologica degli alimenti nonché dalla componente calorica, che perde ore al supermercato confrontando le etichette dei prodotti, in cerca di cibo “puro”. Il soggetto ortoressico sviluppa una serie di rigide imposizioni che, se trasgredite, determinano forte senso di colpa con ulteriore inasprimento delle regole, precise e imprescindibili.

Mentre per Anoressia e Bulimia il problema è centrato sulla “quantità” degli alimenti assunti l’Ortoressia si basa sulla “qualità” e sulle  caratteristiche della composizione.

Come in ogni comportamento ossessivo il rapporto col cibo diventa coatto e rituale,con assenza di flessibilità e spontaneità.

Il cibo diventa quindi un “dovere” non più fonte di piacere ma di tormento, e ogni eccezione provoca malessere.

L’ortoressico entra in un circolo vizioso nel quale, a fronte di una forte insoddisfazione personale, cerca di ristabilire la propria autostima spesso imponendosi di provare disgusto per cibi che in realtà appagherebbero il suo palato, solo perché convinto che possano essere dannosi per la salute.

 La ricerca del “mangiare sano” viene quindi portata all’esasperazione (da dove viene? ci sono additivi? è bio? è docg? è contaminato?) Il disagio inizia con una forte preoccupazione nella scelta di cosa mangiare evitando cibi dannosi per poi ricercare ed acquistare gli alimenti ritenuti “puri” che devono infine essere preparati seguendo regole precise, cosi da eliminare rischi per la salute.

Il gusto e il piacere del cibo passano quindi in secondo piano rispetto a ciò che è giusto mangiare. Diventa quindi “buono” solo ciò che non fa male .

La gamma alimentare diventa, col tempo, sempre più ristretta, fino al punto di rinunciare a occasioni di convivialità con amici per paura di non rispettare le regole autoimposte. Ogni trasgressione è infatti vissuta come un fallimento, a differenza del senso di benessere collegato alla soddisfazione di totale controllo sulla propria salute.

Il sentimento di soddisfazione e autostima si alterna a quello di colpa e di disagio a seconda dell’avere o meno rispettato le regole auto-imposte.

Il confine tra salutisti e ortoressici sta quindi nell’adozione di abitudini comportamentali connesse al cibo quando queste possono diventare dannose per la salute, il benessere fisico la vita sociale.

 Avere uno stile di vita sano aiuta sicuramente a mantenere una buona salute, sempre però tenendo presente che una gestione equilibrata corrisponde ad un atteggiamento positivo sul nostro quotidiano senza per questo rinunciare ai piaceri della vita.

L’antica frase latina “in medio stat virtus” è ancora oggi, in questo caso, più che attuale, perché da sempre la tavola imbandita rappresenta un’occasione per stare insieme, confrontarsi e relazionarsi”.

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