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Je n’en peux plus, la proiezione

LECCE (di Massimiliano Cassone) – Lo scroscio di applausi, al termine della proiezione, è più lungo del “corto” stesso che tiene incollati alla poltrona i presenti per otto minuti. Un’emozione che dura il tempo giusto per stigmatizzare e somatizzare il delicato tema del film. Gli spettatori, durante la visione, vengono accarezzati dai colori che danzano dal freddo bianco, che regala profondità, al caldo rosso del frigo e del mantello della violoncellista che sussurra, nel momento del trapasso, la speranza verso ciò che non conosciamo ma che tutti, volenti o nolenti, conosceremo.

“Ho coltivato l’idea di dare vita a questa storia con la speranza di lasciare un messaggio forte ai posteri: la vita è meravigliosa e non va sprecata”, chiosa Valerio Mattioli, regista del film Je n’en peux plus, con il quale è stata aperta la rassegna di cortometraggi d’autore organizzata dal DB d’Essai in collaborazione con Circuito d’Autore ed Apulia Film Commission, dal titolo “SHOTS – Cicchetti di cinema d’autore”, presso il Cinema Don Bosco – Salesiani di Lecce, che durerà fino al prossimo 26 novembre con una proiezione al giorno, start ore 20:30, con ingresso gratuito.

“È stata un’esperienza unica; per me era la prima volta e rivederlo è stato entusiasmante” , afferma Luca Cretì, bellissimo protagonista, così come meravigliosa è Aurora Altavilla, l’attrice principale: “Quando insieme al gruppo di lavoro l’ho visto per la prima volta, nonostante ne conoscessi già la trama e l’epilogo, mi sono emozionata molto, così come accaduto anche stasera” – sorride quasi arrossendo, protetta dai suoi occhi profondi colorati dal mare.10801477_732358283519851_3789432966436593437_n

Due volti stupendi quelli di Luca e di Aurora, puliti e sgombri da grilli per la testa; sembrano quasi due ragazzi d’altri tempi, un po’ come il vecchio telefono a disco che “strilla” nel momento topico del film. Curato nei minimi particolari per nulla banali, Je n’en peux plus, è la storia di un ragazzo che, pur avendo tutto, non ha nulla che possa distoglierlo dall’idea di farla finita. E proprio quando oramai è quasi fatta, ed il rumore del vento sembra un lamento, il giovane appare quasi tentennare ma è troppo tardi per rimpiangere un errore che forse diventerà un sollievo, oppure no, non potremo mai saperlo, ma dobbiamo riflettere e imparare ad ascoltare il prossimo che non ci racconterà mai di un disagio se non si fida ciecamente. Bravo Mattioli e tutti i suoi collaboratori.

Ci teniamo stretta la malinconia finale tatuandoci nell’anima la frase delle frasi: “La vita è una storia meravigliosa e va vissuta fino in fondo”.
Chapeau…

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