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10583102_10203938094526382_1719254484_nLECCE (di Italo Aromolo) – Dottor Jekyll in attacco e Mr. Hyde in difesa: solito strano caso da trasferta per un Lecce double-face che, dopo le ambizioni da supereroe per il successo con la Reggina, si riscopre normale nella tana del modesto Savoia, andando a pareggiare per 0-0 la gara valevole per la quinta giornata del campionato Lega Pro Girone C. Come hanno dichiarato gli stessi protagonisti a fine match, la formazione giallorossa avrebbe meritato l’intera posta in palio, ma le ottime prestazioni dei reparti di difesa e di centrocampo sono state inficiate dall’ evanescenza di un reparto offensivo che si è dimostrato incapace di tramutare in gol, o spesso anche solo in occasioni da rete , la quantità industriale di rifornimenti giunti soprattutto dalle corsie laterali: le uniche nitide palle gol sui piedi di Sandro Carrozza nel primo tempo e Romeo Papini nel secondo hanno creato soltanto qualche crepa nel muro difensivo eretto dal Savoia, che, senza strafare in avanti, ha retto grazie ad una prestazione quadrata, attenta e agonisticamente intensa.

Le statistiche della gara confermano come il Lecce abbia tenuto il pallino del gioco in lungo e in largo, facendo valere la propria abilità di palleggio a centrocampo e mantenendo un baricentro sempre piuttosto alto, anche quando l’espulsione di Stefano Salvi l’ha ridotto in inferiorità numerica: il parziale dei dati relativo ai 20 minuti in cui il Lecce ha giocato con l’uomo in meno (finché il rosso all’oplontino Checcucci non ha ripristinato la parità degli uomini in campo) vede addirittura la formazione salentina in vantaggio nel computo dei tiri in porta (2-1) anche se in perdita per quanto riguarda le palle in area di rigore avversaria (7-2 per il Savoia).

La superiorità tecnica del Lecce, tuttavia, si è rivelata fine a se stessa, visto che alla mitragliata di palle in area di rigore avversaria (37) e cross effettuati (26) non è corrisposto un adeguato numero di tiri in porta: appena 4. E’ la ripresentazione del difetto già palesato nelle trasferte contro Lupa Roma e Matera: il Lecce gioca bene e crea molto, ma non riesce a rendersi effettivamente pericoloso quando arriva negli ultimi 16 metri (coefficiente di pericolosità pari a 0,4). Mediamente, ha avuto bisogno di entrare in area 10 volte per fare un tiro in porta, così come ha dovuto crossare 26 volte per creare una sola chiara occasione da gol (il tiro di Carrozza, perché la conclusione di Papini nasce dalla zona centrale del campo): troppo poco per un attacco da 120 gol in Serie A. Quasi la metà dei 10 tiri fuori e/o respinti sono arrivati da fuori area (ci hanno provato tra gli altri Della Rocca, Mannini, Carini e lo stesso Papini), il che è sintomatico della mancanza di soluzioni in profondità che supportino le due punte.

Gli avanti giallorossi, ad ogni modo, hanno dovuto fare i conti con un Savoia arroccato nella propria metà campo con quasi tutti gli effettivi, abile nell’indirizzare la gara sui binari dell’agonismo e della fisicità: ne è venuta fuori una gara aspra e molto maschia, continuamente interrotta da falli (24 tra le due parti), ammonizioni (4) ed espulsioni (2, entrambe per doppia ammonizione per un totale di 8 cartellini gialli).

Insieme all’atteggiamento, sempre e comunque volto ad offendere al di là dei risultati effettivamente ottenuti, e alla tenuta fisica, più che buona se si considera che gli undici giallorossi hanno chiuso in crescendo, arrivando quasi sempre primi sulla palla, l’altra nota di merito per la squadra di mister Lerda riguarda il reparto difensivo: un autentico bunker che con la tenace prova di mercoledì ha incrementato ad esattamente 400 i minuti d’imbattibilità della porta difesa da Nicholas Caglioni. La formazione di mister Bucaro si è avvicinata alla via del gol soltanto in un’occasione (sul finire del primo tempo Sabatino ha sparato fuori solo davanti a Caglioni), soccombendo per il resto alla solidità del quartetto giallorosso che ha concesso soltanto 21 palle in area e 12 cross (coefficiente di pericolosità del Savoia pari a 0,3). Ma il dato che più di tutti mette in luce l’impermeabilità della difesa del Lecce è quello relativo ai tiri in porta effettuati dal Savoia: zero, come zero erano stati i tiri in porta effettuati dalla Reggina nell’ultimo match casalingo. Se si considera che anche il Matera di mister Auteri non era andato oltre una traversa di Letizia, ecco che l’ultima parata degna di nota del portierone di Seriate risulti quella compiuta sull’attaccante barlettano Dell’Agnello al minuto numero 84 di Lecce-Barletta, seconda giornata di campionato. Paradossalmente, il Lecce ha subito più tiri in porta nella prima trasferta di Aprilia contro la Lupa Roma (ben 7) che nel prosieguo del torneo (appena 4).

Di seguito tutte le statistiche di Savoia-Lecce:

  • TIRI IN PORTA Savoia 0 – Lecce  5
  • TIRI FUORI/RESPINTI Savoia 5 – Lecce 10
  • PALLE IN AREA Savoia 21 – Lecce 37
  • CROSS EFFETTUATI Savoia 12 – Lecce 26
  • CALCI D’ANGOLO Savoia 1 – Lecce 4
  • FALLI SUBITI Savoia 10 – Lecce 14
  • FUORIGIOCO Savoia 3 – Lecce 1
  • COEFF. PERICOLOSITÀ Savoia 0,3 – Lecce 0,4
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