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Nicholas CaglioniLECCE (di Carmen Tommasi) – Immensa e interminabile sofferenza. Partita e prestazione da dimenticare per il Lecce di Franco Lerda quella contro il Pontedera, ma con il preziosissimo merito di aver messo in cassaforte, dopo i tanto temuti calci di rigore, l’accesso alla semifinale play-off. “La più brutta partita dei miei”: così l’allenatore giallorosso a fine match e come dargli torto? Ma adesso la matricola terribile del girone B è archiviata ed il prossimo ostacolo per Bogliacino e soci, si chiama Benevento.

DIFESA – Salva tutto quello che c’è da salvare e tiene a galla il Lecce per tutti i 120’ di gioco: se la squadra giallorossa ha conquistato la semifinale, nella sofferta gara contro i toscani, gran parte del merito è del gigante di Seriate, Nicholas Caglioni. Il migliore in assoluto del Lecce: freddo, deciso e concreto. Provvidenziale. Giornata nera, invece, per Walter Lopez al rientro dal brutto infortunio al ginocchio sinistro che l’ex Penarol si era procurato nello scontro diretto con il Frosinone. Stranamente, l’uruguaiano sbaglia tutto o quasi e dalle sue parti la squadra soffre a dismisura sia in fase di copertura che di spinta in avanti. Irriconoscibile. SUPER “CAGLIO”: GUANTONI FATATI E LOPEZ È  IN GIORNATA NERA.

CENTROCAMPO – L’assenza dell’esperto Romeo Papini si è fatta sentire oltremisura in mediana, nonostante la tenacia e l’impegno del centrocampista romano Stefano Salvi, ma spesso e volentieri macchinoso ed inconcludente. Gran lottatore, però, fino all’ultimo istante dei supplementari. Poco lucido, ma tenace. Generoso. Partita da dimenticare per Nicolas Amodio: lento, impacciato e fuori dalle dinamiche di gioco. L’impegno c’è, ma l’uruguaiano lascia le chiavi del centrocampo agli avversari e soffre eccessivamente le accelerate dei ragazzi “terribili” di Paolo Indiani. Spento, non pervenuto. SI SALVA SOLO SALVI E PER AMODIO È UNA GARA-INCUBO.

ATTACCO – Timido e prevedibile, gira spesso a vuoto ed è mal servito dai compagni di squadra. Isolato. Quella di Gianmarco Zigoni verrà ricordata come la partita del solo penalty “messo” nel sette e poco altro, troppo poco. Superficiale. Doveva entrare per ravvivare l’attacco giallorosso, ma nemmeno Giacomo Beretta è riuscito a fare la differenza. Ha il merito, però, di averci provato con grinta ed insistenza, seppur senza concretezza. Mai “face to face” con il portiere ospite, ma comunque peperino. Compitino. “ZIGO” CANTA DA SOLO E IL FURETTO “JACK” LO SEGUE.

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