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Pisa-Lecce 2013-14LECCE (di Pierpaolo Sergio) – A ventiquattr’ore di distanza si guarda con più lucidità agli eventi. Il Lecce ha perso la partita contro il Pisa e lo ha fatto lasciando una brutta sensazione in tutti i suoi sostenitori, dai più incalliti ed ottimisti, ai soliti contestatori da “bar dello sport“. Nulla da eccepire, per carità. La sconfitta ci poteva pur stare, ma la maniera in cui la formazione giallorossa non è praticamente scesa in campo ha autorizzato qualche perplessità sull’aspetto caratteriale della compagine salentina. Troppo vivo l’incubo dello scorso anno. Troppo simile la prestazione con quella a Bergamo contro l’Albinoleffe. Ma ci sono dei grossi “ma” tra il Lecce di oggi e quello di allora che meritano di essere tenuti in giusta considerazione. Da tutti.

Parlando a mente lucida, diventa obiettivamente stucchevole assistere alla pioggia di critiche e polemiche che la sconfitta contro i nerazzurri di mister Leonardo Menichini ha sollevato nell’ambiente dei tifosi leccesi. Una “piazza” sempre pronta a spaccarsi tra “guelfi” e “ghibellini” come invece non si vede nelle altre realtà che saranno coinvolte nella roulette degli spareggi. L’ormai annosa e spiacevole divisione tra “filo” ed “anti“, tra “tifosi da sempre” ed “occasionali” rischia di far passare in secondo piano l’unico, vero obiettivo di tifoseria e società che resta chiaramente lo scappare da questa categoria e tornare a respirare aria più… fina.

DSCF3674Quasi nessuno osava immaginare negli scorsi mesi che il Lecce del richiamato Franco Lerda potesse arrivare a giocarsi addirittura la promozione diretta in B dopo le prime 5 sconfitte di fila in campionato. Anzi, i più ottimisti auspicavano al massimo l’aggancio del nono posto, ossia l’ultimo utile per entrare a far parte della griglia delle final eight. Non è certo l’inatteso ed oggettivamente brusco stop all’Arena Garibaldi il motivo per cui capitan Miccoli e compagni non hanno centrato il bersaglio grosso. Essere promossi restando per di più a fare da spettatori nell’ultima giornata del torneo era un incastro di situazioni tali da paragonarlo solo ad un miracoloso cocktail di fattore “C” ed istinti suicidi di Perugia e Frosinone. Se la serie B diretta non è arrivata non se ne può o se ne deve fare un dramma. Basta con lo stracciarsi le vesti. Basta col lanciare strali contro questo o quell’altro calciatore. Basta col piangersi addosso; ora occorre semmai iniziare a stringersi a coorte e far davvero quadrato attorno alla formazione giallorossa e remare tutti nella stessa direzione per raggiungere l’obiettivo del salto di categoria.

Sarebbe stato sì giusto giocarsi le chance di salire in B disputando ben altra gara, vero. Ma alzi la mano chi non avrebbe avuto da ridire anche nell’ipotesi in cui, pur vincendo, in concomitanza con i risultati che si sono poi registrati a Salerno e Frosinone, non avrebbe detto che sarebbe stato meglio incamerare energie psicofisiche e pensare con serenità ai play-off piuttosto che centrare una “vittoria di Pirro”. A Lecce si è fatti così. O tutto, o niente. Eppure, la storia dovrebbe insegnare che soltanto quando si è stati veramente tutti uniti si sono ottenuti i traguardi più difficili e prestigiosi nei 106 anni di calcio alle nostre latitudini. Quando a Lecce si faceva fronte unico, il “nemico” portava via appena le briciole al cospetto di uno stadio ribollente di tifo e passione. E non parliamo certo di secoli fa… Già contro il Frosinone, giusto quindici giorni or sono, il “Via del Mare” ha saputo regalare uno spettacolo nello spettacolo e la squadra ha risposto con una prestazione maiuscola che faceva ben sperare nell’esito finale della stagione.

striscione Curva Nord col FrosinoneTifo e passione devono perciò rappresentare l‘arma in più che spinga un gruppo di seri professionisti a coronare, sia pure attraverso gli spareggi, un percorso strepitoso in questo campionato. I 61 punti conquistati dalla truppa giallorossa rappresentano un dato che ha dello straordinario da qualsiasi angolazione lo si osservi. Sono stati il frutto non casuale di tanto sudore, fatica, impegno e dedizione alla causa. Si è sfiorata l’impresa e, badate bene, non fallita. L’ambita Cadetteria è ancora lì, possibile da acciuffare, a patto di sapersela meritare. Ovvio che sia la squadra a dover scendere in campo, ma il Salento, la città di Lecce e tutti coloro che hanno a cuore le sorti della società devono ora rispondere “presente” alla chiamata dei play-off e dimostrare di essere una piazza degna della serie B.

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