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LECCE (di Gavino Coradduzza) – La volata finale inizia bene: il Lecce si avvia al traguardo decisivo incamerando l’intera posta con due stoccate: una di Checco Lepore ed una di Matteo Di Piazza. Coraggiso e scolastico; due appropriati aggettivi per definire il Fondi che avvia la propria partita disponendosi in campo con un temerario 3-4-3 prontamente trasformato in un comunque coraggioso 4-4-2 quando, come prevalentemente accade, è il Lecce a dettare il gioco mettendo in campo ingredienti di un certo spessore quali l’aggressività, geometrie ordinate, precisione nei disimpegni. La corsia mancina registra immediatamente il ’’marchio Mancosu’’ con le scorribande assidue nella spinta e nei cross…

Stenta a decollare, invece, il passaggio di palla tra il vertice alto del centrocampo e i due “punteros“, Di Piazza e Caturano e, per conseguenza, ai due non arrivano palle di qualità. Il Lecce continua comunque a dettare i temi della partita, magari in attesa di qualche svarione difensivo dei campani o il guizzo di qualcuno tra i molti solisti in formazione…

Ma anche nella condizine di prevalente sudditanza, il Fondi (20°) crea qualche problemino in area giallorossa, specie con un vecchio volpone come Corvia che prova a mettere a frutto la propria esperienza… E sempre a proposito di svarioni, questi fanno capolino anche in casa giallorossa, in particolare nei lunghi lanci destinati alle punte, ma sfumati oltre la linea di fondo o tra le braccia del portiere; questo accade dal 15° in avanti quando, parzialmente, si placa la prorompente iniziativa di Arrigoni e compagni…

Al minuto 27, d’improvviso, Lepore dissoterra l’ascia di guerra celata nel suo sinistro: da fuori area la usa come una mannaia potente e precisa che fa infilare la palla là dove il portiere Elezaj può arrivare soltanto con lo sguardo… A questo punto, si immagina, il Lecce dovrebbe essere padrone assoluto del risultato e del gioco; ed in effetti lo è pur dedicandosi con maggior lena al mantenimento dello “status” maturato piuttosto che all’arrotondamento che i tifosi (quasi 11.000) chiedono a gran voce…

Non si saprà mai se il finale del primo tempo, targato Fondi, sia merito degli ospiti o effetto del vistoso rallentamento di alcune pedine giallorosse: una manciata di minuti, poca roba, ma con una palla velenosa in area che Perucchini disinnesca…

L’effervescenza degli uomini di Liverani riappare al rientro in campo dopo l’intervallo; c’è corsa, gamba, intensità di gioco, ma anche il Fondi offre il suo contributo: sembra essersi dissetato con acqua molto gasata (seltz?) piuttosto che con il canonico thè… Gli è che il Lecce concede ora troppa iniziativa ad un avversario che magari non dispone di molte frecce al proprio arco, ma è comunque capace di rendersi insidioso.

Quindici minuti di incertezza e poi, il Lecce si guarda allo specchio, non si ritrova bello come sperava di essere e decide di aver concesso abbastanza alla buona volontà dell’avversaria. Riprende a menare le danze disarmando quel poco che si riusciva ad intuire dell’attacco ospite ulteriormente depauperato dalla sostituzione di Corvia con Ciotola

Ma il repertorio del Lecce, come si sa, comprende anche l’affanno così che il Fondi riesce anche a spaventare Cosenza (qualche fallo di troppo passato liscio) e compagni di reparto. Fuori Costa Ferreira e dentro Tabanelli: questa la mossa sostanziosa di Liverani; mossa che consegna al Lecce l’arrotondamento del punteggio e il successo finale: il sigillo è di Di Piazza con una girata di testa imprendibile a correzione di un perfetto cross da destra proprio di Tabanelli. Il gol, davvero molto bello e quindi molto applaudito, pone fine alle ansie da risutato non più in bilico. Il resto scorre placidamente sui tranquilli Binari della normalità.

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