LECCE (di Pierpaolo Sergio) – La nottata trascorsa dopo la sconfitta del Lecce a Cagliari non ha ancora aiutato a trovare il ben che minimo senso ad una prestazione sconcertante da parte di tutta la squadra salentina che all’Unipol Domus ha subito dal 1° al 90° il furore agonistico dei sardi, disputando una delle peggiori partite del recente passato. Se si può annotare il non aver incassato più di una rete è magra consolazione, perché i rossoblù di Pisacane hanno avuto almeno quattro nitide occasioni per chiudere i conti anzitempo, ma hanno colpito due pali e trovato le parate di Falcone a complicare una gara senza storia, esclusi i concitati minuti di recupero.
E sì, perché i giallorossi potevano addirittura pareggiare una gara comunque oscena se solo l’arbitro Sacchi e la Sala VAR non avessero colpevolmente sorvolato sul fallo da rigore commesso da Gagliardini ai danni di N’Dri e se Siebert avesse indirizzato in porta la sforbiciata finita a lato di poco. Ma, in tutta sincerità, serebbe stata una beffa per gli isolani ed un premio immeritato per un avversario mai in partita.
Un Lecce in confusione
E qui scattano gli interrogativi sul perché Eusebio Di Francesco non abbia saputo destare dal torpore chiunque sia sceso in campo, ad eccezione del succitato N’Dri. Nonostante i buoni propositi alla vigilia del match, in campo si è visto un gruppo lento, senza identità, incapace della più semplice giocata e costantemente in balìa del Cagliari che, al confronto, è sembrata una formazione di categoria superiore. Dopo il fallimentare esperimento della difesa a 5 escogitato con la Roma, in Sardegna si è tornati all’antico, ossia alle varie declinazioni del 4-3-3, con un 11 iniziale in cui c’erano 9 elementi della passata stagione con i soli Ilic e Monteiro in più. Eppure il Lecce è apparso fin dalle prime battute impaurito e con poca voglia di giocare, lottare e sudarsi la maglia.
I mal di pancia di Di Francesco
Nel dopo-partita, le parole dell’allenatore leccese hanno fatto scattare altre sirene d’allarme. Infatti, affermare che la squadra non abbia saputo metterci la necessaria grinta e che non si sia vista voglia di soffrire e lottare su ogni pallone, come un gruppo che vuole salvarsi deve fare, è una mezza resa. Dopo appena tre turni di campionato e l’eliminazione immediata in Coppa Italia, l’atteggiamento insofferente dell’allenatore pescarese crea interrogativi legati alle dichiarazioni che rilascia in conferenza stampa, così come l’incapacità di trasmettere i suoi credo tecnico-tattici alla squadra.
Difesa irriconoscibile
Se si parte dalla fase difensiva, balza subito agli occhi che questo Lecce abbia quasi dimenticato come si sia salvato fino alla scorso torneo. Che stia pesando più del lecito il “diktat” del mister a proposito del suo ex vice Fabrizio Del Rosso? Di certo c’è il rendimento scadente dell’intero reparto, compresi quegli elementi che dovrebbero fare la differenza in positivo e che, paradossalmente, si stanno rivelando quasi penalizzanti. Parliamo soprattutto di Gaspar e Tiago Gabriel, irriconoscibili se confrontati con quelli che erano fino a maggio, ma c’è anche Siebert che sembra infastidito dall’essere considerato la terza scelta per il ruolo di centrale. Discorso a parte meritano i due esterni Danilo Veiga e Gallo che continuano a latitare sia in copertura che in fase di spinta in avanti e le cui alternative Ndaba e Dembélé (ma deve ancora esordire) non sembrano offrire maggiori garanzie. Un’involuzione generale di un reparto che ha visto Gabi Jean essere reintegrato dopo la mancata cessione in questa sessione di mercato in cui si è riusciti a cedere solo l’oggetto misterioso Perez. In questo quadro desolante s’inserisce necessariamente capitan Falcone che, al netto di alcune parate che hanno finora limitato i danni, si sta dimostrando insolitamente nervoso e scostante. Altro segnale da non sottovalutare.
Centrocampo con poca tecnica

La richiesta di Di Francesco per la mediana salentina è stata Ivan Ilic, calciatore reduce da una stagione più che in ombra al Torino e che ieri è stato inserito dal 1′ in un terzetto di giocatori male assortiti, insieme all’acerbo Ngom ed al jolly tuttofare Coulibaly. Per il tecnico, il maliano deve agire dietro la linea d’attacco a fare da guastatore, mentre l’ex granata è stato schierato a schermare la difesa, pia illusione, insieme al franco-mauritano col risultato che il Cagliari ha tagliato a fette il centrocampo leccese. Forse sarebbe il caso di lasciare Ilic libero di agire alle spalle degli attaccanti, perché non sembra disporre della capacità d’interdittore di Ramadani. Stesso discorso per Maleh, che viene inserito spesso a gara in corso in un ruolo che poco si confà alla sue caratteristiche tecniche di trequartista. Il rientro graduale di Berisha è una carta in più da giocarsi a patto però che sia al top, ma capire chi sacrificare lì nel mezzo, al momento, resta un’incognita viste le presenze in rosa anche del promettente Gorter, dell’eterno convalescente Gandelman e di un Kaba rientrato per fine prestito e che non si è riusciti a cadere in questa sessione di mercato, al pari di Fofana.
Un attacco spuntato
Le dolenti note non risparmiano neppure il reparto offensivo, già orfano del neo-acquisto Geubbels che si è infortunato con la Roma e che ne avrà per diverso tempo. Un’assenza che costringe a contare solo sul solito Stulic che alla Unipol Domus ha confermato i propri limiti tecnici sotto porta. Per arrivare più facilmente al gol che in passato, molte aspettative erano legate all’esordio di Monteiro, dato da Di Francesco come già pronto per giocare dall’inizio perché più avanti come preparazione, ma che a Cagliari è evaporato senza lasciare tracce, avulso dalla caotica manovra giallorossa. Stesso discorso per l’innesto di Fatah a cui i compagni non passano il pallone neppure se minacciati. In più, c’è il riproporsi dello scarso apporto garantito da un Pierotti mai pericoloso ed in eterna ricerca della giusta posizione in campo in cui risultare utile. Tanta corsa ma spesso a vuoto, fino a sfinirsi e perdere di lucidità. Ci sarebbe l’opzione di Esteban, ma per l’allenatore il ragazzo è acerbo per confrontarsi con i rudi difensori della Serie A. Resta il solo N’Dri che, a patto di essere schierato a destra, riesce ad esprimere qualche giocata degna di tal nome.
Insomma, ad oggi davvero troppo poco per un gruppo che, a detta del presidente Saverio Sticchi Damiani e del nuovo responsabile dell’area tecnica Stefano Trinchera sarebbe stato rinforzato e puntellato rispetto allo scorso anno a dovere. Se domenica contro il Monza non arriverà un immediato riscatto, sarà bene sedersi a tavolino e valutare come proseguire quest’annata segnata già a bocce ferme da troppe strane vicende come l’affaire Banda e le dimissioni di Corvino prima e Mencucci poi.















