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LECCE – Alloggiata nell’atrio di Palazzo Carafa dov’è stata traslata per essere restaurata, la Statua di Sant’Oronzo viene visitata e venerata in questi giorni di festa patronale da tanti leccesi, mentre per i forestieri, di cui il patrono è protettore, rappresenta un’attrazione turistica in più da ammirare in pieno centro a Lecce. La devozione dei leccesi nei confronti del compatrono è un sentimento intimo che ciascun fedele coltiva nel proprio animo, ma che la tradizione vuole venga comunque condiviso con chi magari credente non è, così come con i tantissimi vacanzieri che hanno scelto il Salento per le loro ferie. Ma è inutile nascondere la delusione per una festa che tale non è a causa dell’emergenza sanitaria da coronavirus.

Oggi che siamo all’ultimo giorno di festeggiamenti in tono più che dimesso che l’amministrazione comunale ha scelto di adottare per evitare assembramenti e rischi di diffusione del contagio si avverte maggiormente la mancanza di quei “rituali” sacri e pagani che caratterizzano l’appuntamento clou dell’estate leccese: la festa in onore dei Santi Oronzo, Giusto e Fortunato.

E così, niente serie di botti a salve che salutavano le giornate di festa. Niente spettacolo di fuochi pirotecnici a tarda notte a chiudere la tre giorni di celebrazioni. Niente processione dei simulacri dei tre santi per le vie cittadine il 24 agosto ma solo la loro esposizione nel piazzale della Cattedrale ad ingressi contingentati, come pure stop al Luna Park allestito nel piazzale dello stadio “Via del Mare“. Almeno è rimasta l’omelia di mons. Michele Seccia arcivescovo metropolita di Lecce, mentre si è scelto di far respirare un minimo di aria di festa attraverso le musiche diffuse in giro per le vie dei quartieri e nelle sue marine dalla Banda Città di Lecce.

Questo 2020 caratterizzato dalla pandemia ha inoltre impedito la tanto attesa accensione delle luminarie che sono state installate soltanto all’ingresso di Piazza Duomo e davanti il portone del Comune di Lecce. Questi giorni di festa rappresentano da sempre per i leccesi una sorta di chiusura della stagione estiva. In molti di solito sceglievano di rientrare dalla villeggiatura al mare proprio per riverire l’amatissimo Sant’Oronzo, ma quest’anno la storia è cambiata.

cupetaE così, la totale assenza di bancarelle dei commercianti ambulanti, l’impossibilità di acquistare la cupeta (il torrone in leccese), dell’irrinunciabile frutta secca, anziché un giocattolo o un palloncino per i più piccoli ha spinto molti autoctoni a rinviare il ritorno in città. Si sarà evitato il caos del traffico e lo stravolgimento di mezza Lecce per tre giorni, ma questa festa di Sant’Oronzo senza… festa resterà a lungo nella memoria di tutti i leccesi.

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