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LECCE (di Gavino Coradduzza) – La ignobile e vigliacca aggressione ai danni dei tifosi salentini in viaggio verso l’Olimpico di Roma, resta il tema dominante di una giornata di campionato che di calcio doveva essere, ma che, a parte la nota emergenza sanitaria planetaria, di calcio ne ha visto poco e male almeno per i tifosi leccesi aggrediti dalla lucida follia di un branco di ignobili soggetti, vittime innanzitutto della propria frustrazione; non è stata una bravata; mi rifiuterò di dare ascolto a chi tenterà di nascondere sotto il solito “si tratta di pochi scellerati“, la ormai devastante proliferazione di una “cultura” cui nessuno ha osato porre decisamente, efficacemente e colpevolmente un argine…

Quel che resta di questa amara domenica è la partita tra Roma e Lecce; una gara che sin dall’avvio pone in evidenza la costante e nebulosa ricerca del successo da parte dei giallorossi di casa, mentre gli ospiti osservano e si adeguano alla necessità di limitare i danni, ancor prima di organizzarsi per tentare magari il bottino pieno che porterebbe a 4 il computo delle vittorie consecutive

La Roma guida palla sulla fascia sinistra con il solito Kolarov ben sostenuto da Pellegrini e talvolta da Mancini. Sul fronte opposto, Rossettini, almeno in avvio, stenta un po’ a prendere le misure a Dzeko e rischia anche la frittata. Pur senza fare cose strabilianti la Roma gestisce la partita; la piega verso i suoi interessi, concede poco o niente ad un Lecce che neanche azzarda a chiedere qualcosa…

Al termine di una diecina di minuti di questo tran-tran si materializza la ormai consueta palla persa in uscita: è il minuto 12 e Mkhitaryan la sradica dai piedi giallorossi e la accompagna verso l’area offrendola in fine a Under che supera Vigorito in uscita…

Ora è evidente che non vi sia più necessità di proteggere un risultato positivo volatilizzatosi; occorrerà dunque industriarsi, cambiare atteggiamento ed osare anche rischiando. Ed infatti, con Mancosu trasformato in autentica seconda punta, la vivacità in casa Lecce aumenta a vista d’occhio; o forse è la Roma che per qualche minuto sta rifiatando…

Lecce dunque più intraprendente e ben orientato ad insidiare la porta di Pau Lopez pur continuando a concedere qualche improvvisa incursione ai capitolini; quando la Roma tenta il suicidio (34°) regalando incredibilmente la palla all’avversario, altrettanto incredibilmente Majer non riesce a centrare la porta. Di regalo in regalo la Roma, con quattro rapidi passaggi in verticale, raddoppia e va sul 2-0

Nel secondo tempo rientra i campo un Lecce di buoni propositi; confida anche (probabilmente) sul logorio della squadra di Paulo Fonseca che potrebbe accusare e quindi pagare lo sforzo dell’impegno infrasettimanale di coppa. Sarebbe interesse del Lecce accentuare i ritmi di gioco costringendo così la Roma a correre e a spendere energie; ma questo accade molto di rado…

Poi il VAR decide (25°) che il gol inizialmente valutato in fuorigioco di Dzeko non era fuorigioco ed allora il 3-0 chiude di fatto la partita. Però la Roma, quella Roma che nelle speranze leccesi avrebbe dovuto pagare lo sforzo infrasettimanale, continua a giocare ed a creare le opportunità per arrotondare ulteriormente (Kolarov) con il benevolo permesso degli uomini di Liverani ormai con testa e gambe più nello spogliatoio che in campo…

Il Lecce, sia in avvio di partita (qualcuno ne spieghi la causa), sia nelle fasi finali, è apparso lontanissima parvenza della squadra vista nelle recenti uscite. Pagate le assenze; questo è scontato, ma non si può scaricare tutto sulle assenze…

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