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LECCE (di Gavino Coradduzza) – E se Babacar non avesse sprecato un calcio di rigore? Probabilmente il risultato finale sarebbe stato un altro; probabilmente. Proviamo dunque a raccontare questo amaro 4-2 dell’Olimpico tra Lazio e Lecce

I biancocelesti premono subito sull’acceleratore, ansiosi di riscattare la bastonata subita in settimana dagli scozzesi del Celtic e così per Gabriel ha inizio un pomeriggio di intenso lavoro; i giallorossi sono costretti a subire con qualche ansia, ed infatti al terzo minuto Mancosu deve ricorrere al fallo da ammonizione…

Quello della Lazio, almeno per una decina di minuti, è un dominio ininterrotto, i leccesi non riescono a superare la linea mediana del campo interrompendo la pressione proprio al 10’ con Mancosu il cui destro, da una trentina di metri, sorvola però la traversa; è un segnale di risveglio che alleggerisce il pacchetto arretrato dalla costante pressione di Immobile e compagni. Per ora va bene così, con i frombolieri laziali a mira approssimativa, imitati ancora da Mancosu che al 15’ spara di sinistro alto sulla traversa…

Lapadula sguscia ai limiti dei sedici metri (22’) e guadagna un calcio piazzato che il capitano impatta sulla barriera. Petriccione e Majer continuano intanto a proteggere la difesa svenandosi per andare a chiudere i pertugi che conducono verso la porta di Gabriel: un lavoro assai dispendioso. Ma non si può otturare ogni buco, specialmente quando un millimetrico suggerimento di Luis Alberto libera in area un diligente e bravo Correa che con una imprendibile fucilata, di destro, va a segno per l’1-0

Sbloccato il punteggio al Lecce spetta il compito della impervia risalita preoccupandosi anche della corsia di Calderoni sulla quale Lazzari carica con qualità e precisione di linguaggio tecnico: Lapadula è un predatore d’area e dunque, quando su battuta d’angolo la palla gli arriva dentro l’area di porta, non può fallire il bersaglio: è il pareggio. Fa niente che Luis Alberto si divori un gol a porta sguarnita; il Lecce vuole andare all’intervallo sul risultato di parità, e ci riesce…

Lazzari è un moto perpetuo condito di grande qualità e pertanto Calderoni e Petriccione, talvolta anche “el grecoTachtsidis, risultano impegnatissimi. Le occasioni create dalla Lazio sono numerose, ma la precisione continua a scarseggiare. Inzaghi pretende un centrocampo più dinamico, veloce e cambia Leiva con Cataldi, mentre il Lecce continua a proteggere l’1-1 con le unghie e con i denti senza tuttavia rinunciare a pungere (Babacar di testa al 10’) quando ne ha l’opportunità…

Liverani ha molti motivi per incavolarsi al 16’: non è infatti da manuale la chiusura su Milinkovic che, pescato in area, ha gioco facile nell’anticipare il suo marcatore (Calderoni, in collaborazione con Rossettini) e spingere la palla del 2-1 in rete…

Scintille, e tante, qualche minuto più avanti, quando Mancosu viene toccato in area e Babacar si incarica della battuta del rigore concesso, ma sbaglia ancora il tiro dagli 11 metri come contro il Milan; ma per l’arbitro Manganiello, su indicazione dei colleghi del VAR, la ribattuta in porta di Lapadula è irregolare perché “Lapadula ha varcato la linea d’area prima della battuta”: sottigliezza rara, rarissima e gol annullato anziché fatto ripetere per l’ingresso in area di almeno due difensori laziali

Cambi a ripetizione intorno al 25’: La Mantia subentra all’attonito Babacar e Shakhov rileva un Majer sottotono in casa giallorossa, Bastos per Patric è la risposta della Lazio.

Un’occasionale fallo di mano in area da parte di Calderoni, al 30’, viene fin troppo severamente punito (il nuovo orientamento non ammette alibi che pur ci sarebbero) con il penalty che Immobile trasforma per il 3-1. Così va il calcio: Babacar sbaglia, Immobile no e ci si chiede legittimamente perché mai al rigorista designato sia stato preferito il non rigorista Babacar…

A spazi ormai dilatati diventa gioco facile per Immobile incunearsi e servire a Correa la palla del 4-1. Il Lecce non si è afflosciato, ma l’impetuosità che alimenterebbe la flebile speranza di rimonta tende ad evaporare; resta la voglia, resta l’orgoglio, resta l’anima…

Emerge una nota positiva e per certi versi nuova: il perentorio colpo di testa di La Mantia (è il suo pezzo pregiato) porta la partita sul 4-2. Liverani sostituisce allora Meccariello con Rispoli ed il Lecce produce imperiosi sussulti che spaventano la difesa laziale, ma il risultato, tuttavia, non cambia…

I giallorossi sono riusciti ad imbrigliare le continue iniziative laziali, hanno saputo insidiare più volte la porta avversaria, sono usciti dall’Olimpico a testa alta, ma a mani vuote e col rimpianto di aver sprecato un calcio di rigore…

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