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LECCE (di Italo Aromolo) – Un miracolo sociale prima che sportivo: l’aver riportato 30mila spettatori allo stadio “Via del Mare per spingere il Lecce in Serie A. La parabola del calcio leccese ringrazia e si ossigena, perchè il fenomeno-Lecce è risorto dopo anni di “crudeli sevizie” subite nell’indifferenza generale. Lo scettro del merito va a Saverio Sticchi Damiani e soci, riusciti nell’impresa di allargare sempre più lo zoccolo duro di aficionados. Fino alla straordinaria ondata di passione che in queste ore sta investendo il Salento intero, monopolizzandolo nel segno del Lecce tornato in A.

Per quanto tutto ciò sia destinato a durare, lo si vedrà. Intanto, ci si gode il successo lì dove la maglia giallorossa aveva fallito, abbandonata a se stessa per troppi anni. In Serie C, i vuoti allo stadio erano una pugnalata al petto per chi ha sempre fatto del tifo una religione e del Lecce una fede. Nel primo triennio di terza serie, le presenze  si attestavano attorno alle 4mila a partita, all’incirca raddoppiate col subentro della nuova proprietà avvenuto nel 2015. Numeri solo in parte spiegati dallo scarso appeal del contesto generale, come quello di avversari quasi dilettantistici il cui solo accostamento al Lecce veniva usato a mo’ di scherno (figurarsi le sconfitte…)

Ma la Serie C era solo l’apice di un percorso di disaffezione che affondava le sue radici più profondamente: il pallone a Lecce aveva rotolato sempre più piano fino a rischiare di fermarsi definitivamente poco prima, al termine della gestione del gruppo Semeraro. L’assenza di prospettive a lungo termine per investimenti sempre più limitati della famiglia, insieme all’incrinato rapporto con i tifosi, avevano sedato l’entusiasmo e provocato un crollo del “tifometro” che alla rilettura odierna appare raccapricciante: 13mila spettatori contro il Milan nel 2011, 14mila contro l’Inter nel 2010. Era svanita la magia e imperversava la sazietà in quella che era diventata una passerella abitudinaria – e non più eccezionale – dei colossi del calcio italiano sul prato del “Via del Mare“. Per trovare una partita con più spettatori degli oltre 25mila di Lecce-Spezia, occorre risalire al 2010 quando furono in 27mila ad assiepare il tempo del tifo leccese contro il Cesena (Serie B). In Serie A addirittura al 2008 quando Lecce-Milan ne contò 29.658.

Ma adesso i fasti di un tempo sembrano tornati prepotentemente alla ribalta. Il Lecce si è riappropriato di quel ruolo di collante trasversale e verticale, aggregante senza confini di numero, genere e specie secondo l’equazione identitaria squadra-popolo-territorio: è sufficiente guardarsi attorno allo stadio per trovare il folkloristico signore a pancia in fuori, il professore in giacca e cravatta, l’anziana signora e così via con i casi umani del mondo, tutti insieme al Via del Mare, per il Lecce in Serie A: un miracolo sociale!

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