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PERUGIA (di Luca Manna) – Uno degli slogan molto in voga da diversi anni sui social media recita: “Chi tifa Lecce non perde mai!” In poche parole racchiude ciò che significa per molti avere nel cuore il giallorosso, la passione per una squadra che rappresenta un intero territorio, l’amore per un club che, indipendentemente dal risultato sportivo, riesce ad emozionare sempre e farci camminare a testa alta sempre e ovunque proprio perchè essere leccesi significa vincere a prescindere, ogni giorno, costantemente.

In quest’estate da neopromossi in Serie B, dopo 6 stagioni di tentativi di rinascita da delusione da campo, mi sento di affermare però che chi tifa Lecce, oltre a non perdere mai, non riesce neanche ad annoiarsi, neppure se ci prova volutamente e questo può essere a volte un bene, ma a volte anche un male da estirpare. La natura polemica del tifoso leccese non è certo una novità dell’estate 2018, ma un’oramai consolidata prassi che coinvolge tutto ciò che riguarda la squadra giallorossa 365 giorni all’anno e che l’avvento dei social ha fomentato e messo in risalto più del dovuto. 
Basti pensare allo scorso campionato, praticamente vissuto quasi per intero in testa alla classifica, ma che ha visto una parte di tifosi trovare puntualmente la polemica settimanale per fare in modo che il tempo passasse senza il rischio che la monotonia del “tutto va alla grande” prendesse il sopravvento. Certo d’estate, senza partite da commentare o giocatori da provare a “massacrare”, si potrebbe anche provare a vivere con tranquillità ed entusiasmo l’attesa di una nuova stagione; invece no. Un motivo per far polemica lo si deve sempre trovare (e magari fosse solo uno…)
In appena un mese si è passati dalle lamentele sui prezzi degli abbonamenti e le relative formule famiglia assenti o presenti, alle discussioni sulla “bellezza” del nuovo abbigliamento tecnico che, giusto per metterci il carico, è prodotto in Cina e non in uno dei 98 comuni salentini… E come poteva mancare poi la diatriba su un calciomercato che ancora deve finire, ma che alcuni hanno giudicato già dal secondo giorno di apertura? Dal più classico “quisto nu bale“, al moderno “quistu nu serve“, passando per “questo non lo dovevamo vendere” e per “ci stiamo tenendo questo bidone” ecco che in tanti si trasformano in direttori sportivi ed allenatori, senza mai pensare che forse l’esperienza e la competenza di chi quei ruoli li ricopre per mestiere valgano più di chi, seduto sul divano, va ad insegnare calcio nei “peggiori bar del Salento” o sulle più attive pagine facebook del tifo leccese.
Ma la polemica, si sa, non muore mai (altro slogan) ed eccoci allora a quella politico-elettorale-calcistica-musicale; dopo la foto in prima fila al concerto dei Negramaro, all’alba del giorno nuovo subito pronti a sentenziare su terreno rovinato, stadio di proprietà che bisogna fare subito e come diciamo noi, impianto d’illuminazione che non funziona ed amministrazione comunale assente che ci costringeranno a giocare il prossimo campionato a Taranto, Bari, Foggia o forse pure a Bolzano! Poco importa se poi il 7 agosto saranno i soliti noti a presetarsi regolarmente al “Via del Mare“…
Ma la polemica dell’estate, la telenovela che sta appassionando più di tutte, la storia che ha trasformato la gioia della promozione in un “inferno” quasi pari agli anni delle finali play-off perse ha un nome ed un cognome: Cosimo Chiricò. Non mi lascerò andare a giudizi o pensieri personali, che ovviamente ho, ma che preferisco tenere per me per evitare discussioni o fraintendimenti.
Mi limito ad osservare che la tifoseria si è spaccata, che gli Ultrà Lecce hanno espresso il loro pensiero, che qualche altro tifoso si è impossessato in maniera inappropriata e sbagliata del titolo “ultrà” per esprimere il proprio parere senza neanche sapere cosa significhi per molti essere un ultrà, che società e calciatore non hanno ancora proferito parola e, probabilmente, stanno ancora valutando cosa fare e che, faccio un piccolo strappo alla mia regola, forse tutto questo si poteva evitare, tenendo sempre conto però che, nonostante le migliaia di pretendenti sui social, ci sono un Ds ed un allenatore che sono pagati per decidere ed assumersi delle responsabilità.
Insomma polemiche, polemiche e polemiche… Come faremmo a vivere senza? Lecce è così, il tifoso leccese è da sempre amante della sofferenza e se il campo ci dice di godere, eccolo che deve trovare il modo per soffrire ancora, altrimenti che gusto c’è? Lasciando da parte l’ironia, credo fermamente che il Lecce stia facendo un grande mercato, che abbia progetti ed ambizioni importanti, che la società stia lavorando magnificamente in ambito economico, finanziario, di marketing e sportivo.
 
Credo che Lecce sia diventata meta ambita ed esempio da seguire e che, se a soli 180 chilometri di distanza ci si affanna per iscriversi in Serie D e più in generale il calcio italiano sia pieno di casi simili, dovremmo solo essere orgogliosi di ciò che abbiamo e che, se nessuno romperà il giocattolo, avremo in futuro. Credo fermamente che dovremmo goderci il momento ed i progetti seri che ci sono intorno alla nostra squadra ed attendere con ansia l’esordio in B dopo 6 anni di sofferenza in una categoria che abbiamo sempre pensato non ci appartenesse realmente. Insomma, credo che dovremmo imparare a guardare tutto il buono che abbiamo e che è decisamente tanto, piuttosto che cercare sempre un motivo per avvelenare il clima intorno alla squadra e piuttosto che combattere continue guerre fra noi tifosi che dovremmo solo sostenere e soprattutto abbonarci come segnale di gratidutine a chi mette in atto sacrifici importanti per il nostro grande amore.
Chi tifa Lecce non perde mai“… e non si annoia neanche, però preferirei sbadigliare ossevando i social che arrabbiarmi leggendo le solite esagerazioni ed esasperazioni di ogni singolo avvenimento. Il 24 agosto è ormai vicino ed il calcio giocato è alle porte, ma il campionato, si sa, a Lecce non è bello se non è polemico e litigarello…
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