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Moscardelli Narciso Lecce FoggiaLECCE (di Pierpaolo Sergio) – Con l’eliminazione in semifinale dei play off, è andata in archivio un’altra stagione non troppo esaltante per l’U.S. Lecce. Il 2015/’16 dei giallorossi ha vissuto di alti e bassi che però non hanno portato il risultato spertato a fine annata. La compagine salentina, che dopo l’allenamento di ieri mattina allo stadio è ormai ufficialmente in vacanza, dovrà dunque giocare il quinto campionato di fila in Lega Pro, ma vediamo cosa ha lasciato di buono in eredità questo torneo e cosa, al contrario, sarà meglio dimenticare.

CI È PIACIUTO- Iniziamo con le note positive: di sicuro nell’arco dei 9 mesi in cui i giallorossi sono stati impegnati, a mettersi in mostra è stato il portiere Filippo Perucchini. Tra i pali è stato quasi sempre una sicurezza e solo un noioso infortunio ad una spalla lo ha tenuto fuori squadra per circa un mese. Proprio in quel periodo, guardacaso, il Lecce ha sofferto e non poco raccogliendo solo le briciole nei match disputati senza il suo portierone titolare.

LegittimoInsieme al numero uno con la valigia ormai in mano, al buon contributo dei vari Moscardelli, Cosenza e Caturano, a registrare una nota di merito è un salentino verace: Matteo Legittimo. Tornato la scorsa estate alla casa-madre senza troppe attese, con l’arrivo di Braglia sulla panchina leccese, è diventato un punto fermo nello scacchiere tattico giallorosso. Una pedina che si è rivelata preziosa, grazie alla sua duttilità tattica, alle sgroppate lungo la fascia sinistra (almeno finché ha avuto energie nelle gambe) ed alla capacità di tenere sempre alto il livello di concentrazione. A lui i tifosi e lettori de Leccezionale attribuirono a dicembre il Premio Giocatore dell’anno 2015, sbaragliando non senza sorpresa la concorrenza. Ieri ha salutato tutti su facebook augurando al club giallorosso le migliori fortune.

Lepore in lacrime a FoggiaAppare quasi inutile elencare tra i top stagionali il campionato giocato da Checco Lepore: il “core te Lecce” ha deliziato i suoi tifosi che gli hanno dedicato uno striscione sempre presente in Tribuna Est per l’intera durata del torneo, una pagina facebook dall’eloquente titolo “Lepore capitano subito“, ma ha fatto le fortuine dei suoi due allenatori che, nonostante lo vedessero come un rincalzo, poi lo hanno schierato anche quando la forma non era certo quella dei giorni migliori per via della sua fortissima determinazione, lo spirito di sacrificio dettato da un amore smisurato per la maglia giallorossa che gli ha permesso di avere un rendimento eccellente pur giocando in un ruolo non suo. Le lacrime versate al termine del derby contro il Foggia resteranno nei ricordi dei tifosi come esempio di attaccamento viscerale con la squadra della sua città.

Tundo Sticchi Damiani LiguoriAnnoveriamo tra i “+” della stagione la nuova società intesa nella sua globalità. A questo gruppo di amici, ancor prima che di dirigenti, la città di Lecce deve molto. Sono stati loro ad evitare che il calcio in questo territorio subisse un colpo letale come poteva accadere con il disimpegno della famiglia Tesoro. Hanno sì peccato di inevitabili ingenuità nella gestione del club, ma hanno anche dimostrato che si può gestire un club con un passato importante, che spesso diventa un fardello quando si fanno paragoni e si ricordano le imprese gloriose, garantendo ai tifosi trasparenza e un filo diretto che in precedenza era stato uno dei punti di frizione tra i vertici societari e le frange più accese del tifo giallorosso. In un territorio che registra le difficili condizioni per fare calcio, come dimostrano gli esempi di Gallipoli e Casarano, quanto accaduto a Lecce appare una mosca bianca, in controtendenza con la situazione di profonda crisi che circonda il club del capoluogo.

curva nord ultras lecceInfine, includiamo proprio i supporters del Lecce, in particolare quelli della Curva Nord sempre al fianco della squadra e con numeri record per la categoria. I circa 10.000 spettatori che hanno in media occupato le tribune dello stadio Via del Mare rappresentano un capitale su cui fare affidamento in termini di programmazione e bilancio. Due aspetti che saranno basilari per l’U.S. Lecce dell’immediato futuro. Poco importa se il buon numero di abbonamenti sia scaturito da una politica di prezzi ultra-popolari. Poco importa se durante il campionato sono stati praticati forti sconti sul prezzo dei biglietti. Avere un buon colpo d’occhio e assicurare alla squadra il calore ed il sostegno che possono fare la differenza nella “Tana dei Lupi” è un vantaggio non da poco e su cui non giova a nessuno fare questioni di lana caprina tra chi sia più tifoso dell’altro.

antonino astaNON CI È PIACIUTO- Dopo il dolce, ecco l’amaro di questo torneo. Inutile nascondere la grande delusione che l’intero ambiente ha accusato con la mancata promozione in B. Un traguardo non certo promesso da Sticchi Damiani&company, ma che stava per concretizzarsi grazie alla bella rimonta che Papini e soci hanno realizzato con l’arrivo di Braglia sulla panchina giallorossa. È stato in questo negativo approccio al momento clou della stagione ed ai susseguenti play off che sono emerse le lacune e le pecche di una rosa non proprio all’altezza della situazione ed in cui le incongruenze tattiche (e non solo quelle…) hanno pesato sull’esito finale del campionato.

A zavorrare il Lecce edizione 2015/’16 è stato l’ennesimo cambio di allenatore vissuto negli ultimi quattro anni. Un via vai di tecnici che di certo non crea serenità e possibilità di gestione a medio o lungo termine. Anche la nuova proprietà ha pagato lo scotto della scelta iniziale di Antonino Asta, accantonata in tutta fretta già ad ottobre per virare su Piero Braglia, alquanto diverso per modulo adottato, carattere e modi di fare.

braglia trincheraLì si è poi regitrata una campagna acquisti e cessioni invernale non proprio in linea con le ambizioni che iniziavano a coltivarsi non solo tra i tifosi, ma anche tra la compagine societaria e lo spogliatoio. Col successo ai danni del Benevento del 21 dicembre pareva che il Lecce avesse trovato la strada giusta per centrare il traguardo insperato ma diventato d’improvviso fattibile. In quel frangente le  scelte di Braglia e dell’allora diesse Stefano Trinchera non hanno avuto l’esito sperato. Si è decisio di non cercare il famoso trequartista che sembrava servire come il pane ad una squadra incapace di creare gioco con soli incontristi in rosa e poca gente dai piedi buoni per dare fosforo al centrocampo giallorosso. Sono arrivate pedine che hanno trovato poco spazio nei mesi che sono seguiti al calciomercato di gennaio, lasciando ai margini elementi che al contrario avrebbero potuto garantire un po’ di riposo ai titolari fissi scelti dal mister di Grosseto, come pure sono stati trattenuti nel Salento calciatori che volevano cambiare aria per giocare di più in altri club e che magari, cedendoli, avrebbero portato qualche prezioso euro nelle casse della società. Invece oggi il Lecce si ritrova sul libro paga contratti onerosi per la categoria e pedine che hanno perso parte del loro valore perché reduci da una stagione in cui non hanno certo brillato o non sono state utilizzate a dovere. Tutte scelte pagate a caro prezzo e che hanno impedito al Lecce di puntare al bersaglio grosso una volta trovatosi in ballo.

Lecce curva nord ammenda fumogeniChiudiamo il novero dei flop con una considerazione che tira in ballo la tifoseria: unico neo sono le migliaia di euro che l’U.S. Lecce ha dovuto versare nelle casse della Lega per via delle multe dovute al lancio di bombe carta sul terreno di gioco. Un danno non solo economico, ma che stava per costare la disputa a porte chiuse della semifinale d’andata col Foggia, poi scongiurta solo in extremis.

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