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grata fallica via palmieri LecceLECCE – La vicenda è assai nota grazie al clamore mediatico che sollevò lo scorso anno non poche polemiche e tanta confusione su un simbolo fallico presente all’interno di una grata che orna un finestrone presente sulla facciata di un palazzo signorile che sorge a Lecce, in Via Palmieri, 22. L’aver presentato quello che a rigor di analisi artistica è solo un fiore di loto stilizzato secondo il gusto dello stile liberty che in città ha numerose altre testimonianze (si vedano le inferriate della palazzina che sorge in Viale Don Minzoni nei pressi dell’Istituto Marcelline) ha scatenato una serie di situazioni al limite della civiltà per chi oggi abita in quella palazzina. Proprio con gli inquilini abbiamo trascorso un intero pomeriggio potendo ammirare ed apprezzare gli interni di quel palazzo, gli affreschi che ne arricchiscono le stanze, il giardino e gli splendidi scorci sui tetti del centro storico di Lecce che da soli valgono il piacere di quella delucidante chiacchierata.

E così sono stati ripercorsi i passaggi di una questione che ha creato una pubblicità non certo cercata, nè voluta per quanti vi risiedono, costretti a sorbirsi citofonate inopportune in piena notte, sguardi ammiccanti per chi entra o esce da quel portone, battute volgari per chi lì ha dimora, fino ai veri e propri tour organizzati da alcune guide turistiche che portano frotte di visitatori ad immortalare con immancabili foto quel disegno che si presta ad una maliziosa interpretazione che taluni vorrebbero rapresentasse sì un simbolo, ma di virilità e prosperità, poiché lì sarebbe stato attivo un bordello, poi chiuso con l’entrata in vigore della Legge Merlin.

via palmieri 22 grata fallicaMa tra una erronea interpretazione, la malizia e la maleducazione il passo è stato breve e così gli stessi proprietari del centralissimo immobile che si trova a pochi passi da Piazza Duomo, pensarono di rimuovere quella grata, sostituendola con una più moderna e molto più anonima. Apriti cielo. Si scatenò una guerra di carte bollate tra le parti in causa, con una capillare campagna mediatica tesa al ripristino dell’originale che avrebbe avuto valore artistico certificato da Ministeri dei Beni Culturali (Mibact), mentre dall’altra sponda si replicava con tanto di documenti ufficiali (che vi proponiamo qui a lato in esclusiva per Leccezionale Salento), in cui quanti hanno abitato in quello stabile hanno reso dichiarazione autografa secondo cui, in quelle mura, mai ha trovato asilo una casa di tolleranza.

Ci è stato spiegato che la grata fu ad ogni modo riposizionata per amor di serenità, sperando che tanto clamore si acquietasse, ma non si può certo dire che le cose siano migliorate. Un stato di profondo stress emotivo per alcune inquiline è stato causato, come affermano i diretti interessati, “dalla pochezza e dalla bassa ignoranza di qualcuno che ha voluto importunare” in particolare un’adolescente che vive in quel palazzo “per il solo fatto che entrasse in quel portone“. E poi puntualizzano: “La nostra era solo una scelta dettata da un bisogno di autodifesa“. Ecco perchè negli scorsi mesi hanno raccolto quei documenti scritti di chi ha abitato quel palazzo almeno negli ultimi 60 anni e che confermano che lì non c’è mai stato alcun luogo di piacere. Ma l’inizio della bella stagione ha riproposto il fastidio di trovarsi davanti casa le immancabili guide turistiche che hanno ricominciato a raccontare quella storiella pruriginosa che molto più attecchisce nell’immaginario colletivo rispetto ad un delicato fior di loto…

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