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Gavino Coradduzza (5)LECCE (di Gavino Coradduzza) – Lezione imparata? Macché… Non proprio come sette giorni fa a Rieti, ma certamente ancora sfocato ed inconcludente come una squadra che punta al vertice non dovrebbe fare più di due o tre volte in un intero campionato; ed invece, sommando ad oggi Andria, Rieti, Pagani, Martina Franca e Catanzaro, siamo già a cinque con almeno quattro pareggi stiracchiati, se non ottenuti… per grazia ricevuta.

Il pareggio di chi precede il Lecce in classifica addolcisce la pillola, ma non del tutto perché chi sta avanti rimane avanti, mentre si assottiglia il numero di partite da disputare. Sul piano caratteriale, su quello della personalità in campo e del presidio del medesimo, a mio parere siamo ben lontani dalla possibilità di imprimere il marchio-Lecce su questo campionato che, forse esagero, di questo passo potrebbe essere definito come i tre precedenti: “sciagurato” almeno negli esiti finali. Il distacco dalla vetta è rimasto sostanzialmente immutato, l’edificio non è quindi a rischio eccessivo di collasso, ma quel che preoccupa è la mancanza di nerbo, di architetture di gioco, di superiorità nei confronti di avversari di gran lunga meno attrezzati dei giallorossi (almeno sulla carta). L’impressione marcata è che lo spartito suonato (anzi stonato…) ad Andria non differisca poi tanto da quello proposto in altre gare.
Braglia ad AndriaBraglia, che ne sa di calcio certamente più di me, dice di esser soddisfatto, di aver visto, in sostanza, un buon Lecce; la sua analisi, come del resto l’analisi di chiunque, merita ovviamente massimo rispetto e grande considerazione, ma è in nome del rispetto dovuto ad ogni parere (la considerazione no, quella è cosa diversa…) che io esprimo il mio totale dissenso sottolineando un giudizio di segno quasi diametralmente opposto. Avrà ragione lui, ma io la penso a modo mio, senza offesa per nessuno…
La attuale dimensione dei salentini delude non poco le aspettative corroborate dai puntuali propositi di riscossa: “Non accadrà più…” è stato il coro unanime dall’interno della squadra dopo la figuraccia contro la Lupa Castelli Romani: ma a sette giorni di distanza è invece accaduto puntualmente di nuovo; non nella stessa catastrofica misura, ma è accaduto abbastanza per dichiararci insoddisfatti… Passi la mancanza di estetica calcistica, passi la stiracchiatura di un paio di successi e di pareggi, passino pure taluni momenti di insofferenza per qualche critica meno accondiscendente e pertanto incisiva, pungente e, perché no, ampiamente giustificata, ma la penuria di organizzazione del gioco ed il conseguente balbettio in campo al cospetto di avversari a volte increduli nel vedere la pochezza del “grande Lecce“, questo no; non lo si può accettare ulteriormente perché il proseguire con simile andazzo significherebbe scavalcare il limite di tolleranza la cui asticella è collocata molto, ma molto in alto! Sotto molti aspetti anche la partita di Andria può essere trascritta sul quaderno delle cose da evitare; è la quarta, se non la quinta lezione da mettere a frutto: si vuol imparare davvero a non farlo più? 
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