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Lepore e Moscardelli abbracciatiLECCE (di Silvia Famularo) – È il 77°: esce Moscardelli, entra Gigli; un brivido mi percorre la schiena, ho la tentazione di spegnere il computer ma poi resisto ed alla fine gioisco anche per la scelta di Asta di “papadopuliana” memoria che comunque permette ad un Lecce ridotto in 10 di portare a casa tre punti d’oro ottenuti contro una diretta concorrente alla vittoria finale. 

Partita vinta soprattutto con la grinta dei veri uomini; tutti hanno giocato con il coltello tra i denti, anche picchiando se necessario così come si deve fare in Lega Pro; si è avuta la sensazione che, al di là delle prestazioni dei singoli, si sia vista in campo una squadra compatta, “tosta” come il suo allenatore. L’avversario, in emergenza a causa degli infortuni, non è mai entrato in partita ma questo non deve inficiare l’impresa della squadra salentina che ha vinto e convinto soprattutto per la caparbietà con la quale ha lottato in campo. Se la scorsa settimana la preoccupazione era conseguenza non tanto della sconfitta quanto della prestazione, al contrario oggi questa vittoria, certamente sofferta, ci dimostra che il Lecce c’è e sta crescendo sia nei reparti (soprattutto in difesa), che come collettivo e come singoli calciatori. 

Un’ultima considerazione: perché Lepore, forte e generoso giocatore, deve sempre, come anche lo scorso anno, conquistarsi più degli altri il posto da titolare nel Lecce?

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