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PAOLO PAGLIARO FI
Paolo Pagliaro

LECCE – Paolo Pagliaro, dell’Ufficio di Presidenza di Forza Italia, è piacevolmente sorpreso della coesione che tutta la comunità salentina sta ritrovando intorno alla battaglia per il mancato arrivo del Frecciarossa a Lecce.

“Devo confessare che è bello vedere finalmente una comunità unita che combatte per i suoi diritti, per non perdere del tutto la speranza, rinunciando alla rassegnazione, e devo aggiungere che è una novità per questa terra che non ha mai brillato per compattezza di posizioni e unità d’intenti. In sostanza, è stato proprio questo il grande limite del Salento, non scommettere fino in fondo, o almeno non abbastanza, sul proprio futuro, talvolta accettando passivamente le scelte politiche che vengono fatte sulla testa di noi cittadini. – Afferma Paolo Pagliaro – Con la vicenda del Frecciarossa, si è risvegliato –continua- invece un orgoglio democratico che non si era visto prima, quando, con largo anticipo e con pressanti stimoli, avevamo tentato di porre l’accento su questioni vitali come il rilancio delle infrastrutture, gli investimenti pubblici, le attenzioni governative, cose che sono sempre mancate e che passavano sotto il silenzio di tutti. Tante volte avevamo domandato ai nostri conterranei se per caso non fossimo destinati a subire vessazioni e sopraffazioni a causa della nostra incapacità di reagire e ci eravamo anche convinti che la risposta potesse essere affermativa. E invece no, con piglio polemico e lucida follia abbiamo denunciato il baricentrismo, la lentezza e la miopia della Regione, la sottrazione di fonti primarie di approvvigionamento economico. Tutte cose normali per noi, assurde per altri. Un leccese, un Salentino può sentirsi insoddisfatto di come la Regione abbia gestito in questi anni le politiche di sviluppo locale, un nord pugliese molto meno, ed è da qui che parte, cresce e si amplia la rivendicazione di un intero territorio che, con la metafora del treno che si ferma a Bari, intende rappresentare il bisogno di esistere. La Puglia è la Regione più lunga d’Europa e l’Italia arriva fino a Leuca e fino a Leuca deve arrivare l’impegno istituzionale.

In questa prospettiva, traviata dagli eventi, nasce l’idea della Regione Salento. Con una Regione autonoma sarebbe impensabile, impossibile, inverosimile che un treno ad alta velocità si fermi prima dei suoi confini, mentre arriva dove vuole quando la prassi ha fatto sì che vi siano periferie trascurabili all’interno di una regione troppo grande per essere vera. Ma parlare non basta, bisogna agire e noi lo abbiamo fatto, e continuiamo a farlo in un clima diverso. Meglio così, anche se non dimentichiamo i sorrisi di sufficienza, le opposizioni strumentali, i muri di gomma che abbiamo incontrato sulla nostra strada, quando ci battevamo per vedere riconosciuti i nostri diritti territoriali.

La battaglia di oggi non è cominciata oggi, anche quella legittima e ammirevole dell’informazione locale. 8 anni fa, con le 10 battaglie di Telerama, avevamo forse anticipato i tempi, ma pochi si affrettavano a riconoscere pubblicamente il senso e il significato di quella testimonianza di amor patrio che oggi tutti, anche grazie all’avvento dei Social network,  sottoscrivono magari perché stanchi di subire passivamente il declino del proprio vivere a sud est. La battaglia è giusta, sacrosanta, e’ adesso e qui come dice giustamente il direttore Claudio Scamardella ma immediatamente  dopo ci vuole la guerra per raggiungere l’obiettivo alto che anima il nostro percorso.  E’ splendida la battaglia di Quotidiano per il Frecciarossa ma ora ci aspettiamo di poter fare la guerra per tutto il Salento, per la sua autonomia, per la sua centralità. I trasporti ferroviari e l’auspicato arrivo del Freccia Rossa sono solo una piccolissima parte del tutto. I tempi sono maturi per un nuovo regionalismo, se ne sono accorti tutti ormai, quindi che aspettiamo? La proposta di legge e’ presente in parlamento. Attendiamo forse di doverci offendere per l’ennesimo torto o dispetto che qualcuno più forte farà a noi più deboli, o reagiremo tutti insieme secondo un piano e una visione che si basa sullo studio e l’analisi della realtà, come sta facendo da tempo la Società Geografica Italiana? Battaglie ce ne sono tante, troppe, da fare, ma non possono essere combattute una alla volta, perché passerà un secolo. C’è la battaglia per difendere il nostro mare dalle trivellazioni, la battaglia contro il fotovoltaico selvaggio, quella per difendere i nostri presìdi culturali, quella contro il centralismo e l’accorpamento baricentrico di tutte le agenzie e le istituzioni provinciali che vorrebbe sottrarre sovrintendenze, camere di commercio e altra materia pubblica in mancanza di valide alternative, insomma tonnellate di petizioni da indire ogni giorno, a tutte le ore del giorno. E poi c’è la nascita della città metropolitana di Bari che sancirà lo slogan in voga in questi giorni ‘ noi non siamo cittadini di serie B ‘.  Lo faremmo pure e lo abbiamo fatto, grazie alla denuncia giornalistica, alle inchieste, all’opinione. Il ruolo dell’informazione è importante, straordinariamente importante, ma non decisivo purtroppo. E’ per questo che qualche anno fa ho deciso di fare politica perché per quanto utile e strategico il ruolo  della comunicazione non è mai risolutivo. Le scelte poi vanno fatte in altre sedi, su altri campi di battaglia, con altre armi programmatiche e progettuali. Ci piace –conclude- il coinvolgimento del territorio perché è la base di partenza per fare la rivoluzione di cui questa terra ha bisogno, civile, pacifica, ma decisa e dura. Un coinvolgimento generale che è sempre mancato anche nel caso della sfida per Lecce Capitale della Cultura, battaglia perduta perché, guarda caso, a Lecce mancava proprio l’appoggio è il sostegno materno di una Regione. È il momento di fare sul serio, perché il rischio è che i treni non arrivino, ma pure che passino del tutto”.

 

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