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A Camisa
Alessandro Camisa

LECCE (di Massimiliano Cassone)“Certi amori non finiscono fanno dei giri immensi e poi ritornano amori indivisibili, indissolubili, inseparabili”. Impossibile non riprendere le parole della nota canzone di Venditti di fronte al ritorno di Alessandro Camisa che, dopo 8 anni in giro per l’Italia, ritrova la strada di casa e riabbraccia un pezzo di cuore accantonato in nome del “dio calcio” che lo portò a seguire la carriera mettendo da parte i sentimenti. Anche se, da fan di Vasco Rossi, potremmo esordire con: “E già… io sono ancora qua”.

Il difensore classe ‘85, nasce a San Cesario, vive a Copertino e cresce calcisticamente a Lecce, dove diventa il baluardo della Primavera dei miracoli, che con mister Roberto Rizzo vinse tutto. Poi arrivò il tanto atteso esordio in prima squadra con Zdenek Zeman nella stagione 2004-05 e l’anno dopo giocò altre 8 gare con Rizzo al comando; al termine della stagione fu ceduto alla Sambenedettese. Conservò nel cassetto dei ricordi più belli la maglia giallorossa ed iniziò a girovagare vestendo le casacche di Sambenedettese, Varese e Vicenza.

Ieri ha firmato il contratto biennale che lo lega al suo Lecce; riparte dalla Lega Pro per ritornare in B così com’è ritornato a casa. Oggi, all’arrivo nella Sala Stampa Sergio Vantaggiato, sorride ma è visibilmente emozionato.

“È nato tutto domenica a pranzo, mi è arrivata una telefonata di un dirigente del Vicenza che mi ha detto che c’era la società del Lecce interessata a me; non me lo sono fatto ripetere due volte. Sono partito per Milano, abbiamo sistemato tutti i documenti, ho firmato un biennale per il Lecce e sono tornato a casa”, mentre racconta i suo occhi sono lucidi, sono gonfi di emozioni, quelle emozioni che lo riportano indietro nel tempo.

“Abbandonare la mia città e la mia maglia 8 anni fa per me fu traumatico, fu una batosta e ritornare è motivo di orgoglio. Vestire la maglia della tua città è sempre più difficile ma io sono qua per riprendere un discorso interrotto”.

Fu Zeman a farlo esordire a Livorno, in serie A: “Ricordo ancora come fosse successo ieri, quando il mister diede la formazione, l’emozione fu immensa, non credevo ai miei occhi; scesi in campo e disputai un buon incontro seppur perdemmo. Fu l’inizio della continuazione di un sogno per me, che purtroppo si interruppe a causa di un brutto infortunio. Poi venni ceduto e andai via a malincuore”.

È stato il capitano della Primavera più forte del Lecce ed è rimasto legato a tutti gli interpreti di quegli anni: “Effettivamente sono stati anni meravigliosi, sento spesso Vucinic, mio cugino Pellè, Vicedomini, Giorgino, ma anche il mister Rizzo. Quella era una squadra di uomini seri e abbiamo mantenuto intatti i rapporti”.

Sono passati quasi 9 anni da quando andò via, ritorna oggi a 30 anni nella piena maturità calcistica: “Oggi sono una persona diversa, più matura. Arrivo qui sapendo che dovrò giocarmi il posto da titolare. Conosco Cosenza, siamo amici. La rivalità sana fa bene alla squadra, ma deve essere sempre anteposto il gruppo ad ogni interesse personale, perché è il gruppo a vincere i campionati”.

Ha poi voluto ringraziare la società: “Ci tengo a dire grazie al Presidente, alla società tutta, e anche a Stefano Trinchera per avermi dato questa meravigliosa opportunità; il giallorosso su di me ci casca a pennello” (sorride, n.d.r.).

Camisa
Alessandro Camisa

A Vicenza era il capitano ma qui alla domanda risponde: “Capitano? Il Lecce ha già il suo capitano, non voglio creare problemi al gruppo, io sono qui per giocare e basta”.

Un ritorno silenzioso il suo, anche per la sua famiglia: “Non l’ho detto a nessuno fino alla firma del contratto. I miei non ci credevano per la gioia. Ho fatto una scelta di vita, sono ritornato nella mia città per dimostrare il mio vero valore, quello che anni fa non ho potuto fare a causa di quell’infortunio che mi pregiudicò il futuro in maglia giallorossa. Pellè? Mi ha mandato un messaggio su FB ma ci sentiremo presto”.

Poi conclude, dopo aver rotto il ghiaccio, con una frase: “Il Lecce è il Lecce”.

 

 

 

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