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schermaLECCE – Ecco il racconto di un giorno davvero da ricordare. Su Leccezionale abbiamo spesso e volentieri dato spazio e risalto a vicende sportive che esulano dal calcio e che vanno a comporre la variegata e multiforme realtà degli sport cosiddetti minori. Una scelta ponderata e mirata che intende premiare quanti si applicano con passione e sacrifici nella pratica di discipline sportive che raramente ottengono le luci della ribalta. Così, abbiamo ideato la rubrica “Leccezionale mondo dello sport” che tante soddisfazioni ci sta dando e che dalla prossima settimana arricchiremo con nuove puntate e nuovi sport da mettere in vetrina.

Oggi, però, abbiamo voluto dare spazio ad un godibilissimo aneddoto personale scritto direttamente da un nostro lettore ed amico: Nicola Neto. In poche righe, egli ha saputo condensare l’essenza dello sport praticato non a livello agonistico ma per il semplice piacere di cimentarsi in una pratica che si ammirava magari da piccoli, nel suo caso la scherma:

“Mi ha sempre affascinato la scherma in tv. Le maschere, le spade, quei movimenti felini, la divisa bianca, i cavi metallici e le luci che si accendono. Così, un paio d’anni fa, di fronte alla decisione (forzata dal medico) di fare sport con regolarità, mi sono iscritto ad un corso annuale per principianti. Vista la passione e la costanza, ho raggiunto discreti livelli tanto da diventare il migliore dei 5 neo-iscritti (2 bambini, una donna ed uno spilungone). Ovviamente, quando il giovedì ci confrontavamo con i più esperti non c’era partita, ma si imparava tanto. A fine anno fu organizzato un torneo. Convinto che fosse un confronto interno alla palestra, pagai la mia quota d’iscrizione. Si trattava invece di un torneo regionale. Della mia palestra partecipavano solo i migliori e io. Le altre società erano piene zeppe di supereroi della spada, tra cui l’ex campione d’Europa e l’attuale campione italiano juniores che, nella sua pur breve carriera, non aveva mai perso. La prima parte del torneo si svolgeva in due gironi separati con sfide tutti contro tutti. La seconda fase era invece ad eliminazione diretta, accoppiando il primo di un girone contro l’ultimo dell’altro, il secondo col penultimo e così via. Naturalmente, nella prima fase le persi tutte senza riuscire a fare nemmeno un punto e perciò, nella seconda fase, mi toccò l’imbattibile campione tricolore, classificatosi senza patemi primo nel suo girone. La sfida impossibile ebbe inizio. Lui attaccò con troppa sicumera. Io rimasi fermo con la spada tesa: 1 a 0 per me. La cosa lo innervosì. Secondo attacco, stesso schema: 2 a 0 per me. La palestra si fermò. Tutti gli sguardi sulla pedana numero 2. La mia. Un compagno di corso si avvicinò per dirmi che si trattava del campione italiano, circostanza che fino a quel momento ignoravo. Presi coraggio e questa volta attaccai io. Sorprendendo tutti: 3 a 0 per me. La palestra intera iniziò a sostenermi. Un po’ per la simpatia che si deve al principiante, un po’ per l’antipatia che suscita l’invincibile. Risultato finale 3 a 10. Per lui. Da quel giorno non ho più impugnato una spada. Ogni tanto invece indosso la maschera che ho conservato nell’armadio. Ricordando quel fantastico 3 a 0. Per me“.

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