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L’esultanza del Gallipoli dopo la vittoria contro il San Severo

GALLIPOLI (di Gabriele De Pandis)- L’1-1 di ieri contro il Manfredonia ha assicurato matematicamente la salvezza del Gallipoli, obiettivo minimo di una stagione tribolata in molte sue fasi ma dall’epilogo felice grazie al lavoro del gruppo jonico guidato dall’allenatore giocatore Benedetto Mangiapane, capace di dare la sterzata vincente al campionato tra febbraio e marzo. È vero che la salvezza doveva essere l’asticella minima da saltare per il Gallo, ma è altresì lodevole l’inversione di tendenza di una squadra in un momento critico, dove essere risucchiati nel vortice dei play-out avrebbe potuto dare conseguenze critiche. In verità, il cambio radicale avvenuto in riva allo Jonio in concomitanza con il passaggio di consegne del sodalizio è stato subito inaugurato con delle belle prove, soprattutto in casa (di cuore la prestazione nell’1-1 contro il Bisceglie, nella “prima” del nuovo corso) ma anche lontano dal “Bianco” (su tutte prestazione massiccia al “Fanuzzi” di Brindisi nonostante il 2-0 finale). Il punto di svolta dell’anno è il 3-1 casalingo contro il San Severo, giocato in un “Bianco” ai limiti della praticabilità da undici guerrieri capaci di dettar legge anche sette giorni dopo nell’altro scontro diretto al “D’Amuri” di Grottaglie, altra gioia prima del trittico infernale Andria-Taranto-Potenza passato con quattro punti e tre belle prestazioni contro le corazzate del Girone H.

Prima di tutto è la salvezza del gruppo. Il collettivo è stata la vera forza di questa squadra, compagine di cui l’intera Gallipoli calcistica deve essere orgogliosa. Quando si è trattato di serrare le fila difensive, specialmente nei match contro avversari più quotati, la punta ha svolto il ruolo di primo difensore, a guardia di un pacchetto difensivo dove è spiccato il riscatto di Ugo Gabrieli e la sicurezza del leader silenzioso Riccardo Cornacchia, schermo difensivo di un reparto che, dalla mediana in giù (che apporto Mbida!), ha fatto passare ben poco dalle proprie maglie.

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Lorenzo Legari, capitano del Gallipoli

È la salvezza di Lorenzo Legari. Uomo copertina di questo Gallipoli, unico tesserato con la società di Lungomare Galilei nel pieno della crisi, passata a soffrire giorno dopo giorno alla ricerca di una soluzione. In campo, palla al piede e non, e fuori è l’incarnazione di un gruppo che ha venduto cara la pelle contro ogni avversario. Altalenante nella prima gestione, ha preso le redini della squadra indossando la fascia di capitano e mettendoci, sin dalle prime partite, il vigore dettato dal giallorosso gallipolino che gli scorre nelle vene. Se poi a tutto questo aggiungi gol d’autore (San Severo e Potenza su tutti) in partite di cartello, l’annata è lì pronta a essere incorniciata, un’annata da raccontare . L’anima del Gallo, un ragazzo che merita tanto.

È la salvezza di Benedetto Mangiapane. Proprio sotto la gestione dell’allenatore-giocatore di Alcamo che il Gallipoli ha impresso la giusta marcia verso il traguardo minimo, allontanando tutti gli scetticismi che albergavano sulle sorti di una squadra valutata frettolosamente come inadatta rispetto al primo troncone. Prima, da giocatore, ha dispensato tantissimi assist per i compagni, suggerimenti che solo un piede educato come il suo poteva solamente essere in grado di alimentare. Poi, tra una punizione al fulmicotone e l’altra, la realizzazione del sogno della prima panchina. Gallipoli resterà una tappa importante per la carriera di un guru del calcio meridionale come Benedetto Mangiapane, ops chiamatelo mister Mangiapane.

È la salvezza di una squadra capace di condurre la classifica. Alzi la mano chi avrebbe immaginato cinque vittorie consecutive nelle prime cinque partite. Il Gallipoli di Sergio Volturo ha stupito l’intera Italia calcistica con un avvio perfetto; per informazioni chiedere a Pomigliano, Brindisi, Arzanese, Monopoli e Sarnese, inghiottite dal vortice di una squadra trainata dai gol di Mino Tedesco, a segno ben 9 volte in 13 giornate e coordinata da mister Sergio Volturo, ineccepibile alla sua prima avventura in Serie D. Solo la conclusione della stagione definirà il peso specifico in chiave salvezza dei 24 punti della prima gestione. Rimane un grande successo.

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Benedetto Mangiapane, allenatore-giocatore del Gallipoli

È la salvezza del nugolo di under. Valorizzare i prodotti locali con successo. È questa la politica societaria del Gallipoli 2014/2015, trovata riuscita grazie all’apporto dei giovani in campo, spesso decisivi. Francesco Mariano (giocatore più utilizzato nel corso dell’anno), Mattia Negro (da libro dei ricordi il gol nella giornata dell’orgoglio a Cava), Giovanni Costantino e Giacinto Gigante sono stati i “perni verdi “di entrambe le gestioni, insieme ad altri ragazzi, prodotti del vivaio, dal potenziale roseo avvenire come Andrea Portaccio. Discorso a parte per Filippo Di Maira, under capace di tenere le redini dell’attacco con ottimi risultati.

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La Curva Sud gallipolina

È la salvezza di un corso societario capace di ridare forza ad una squadra azzerata nel bel mezzo della sessione invernale di calciomercato. Tra mille difficoltà, il Gallipoli targato Calvi-Quintana è riuscito a raccogliere l’eredità della precedente gestione e, dopo un normale periodo utile ad oliare i meccanismi in campo, i risultati in campo non hanno fatto altro che ripagare gli sforzi della cordata salentina.

È soprattutto la salvezza dei “pochi ma buoni”. Il ritorno del Gallipoli in Serie D è stato accompagnato dalla fede dell’inossidabile pubblico, trainato dal supporto della Curva Sud, vicino alle sorti della squadra in ogni campo del Girone H quando possibile. Singolare l’immagine della gara-svolta contro il San Severo, conquistata nella tempesta con il solo supporto dei “malati” per il Gallo, coadiuvati naturalmente da chi, per cause di forza maggiore, non può popolare i gradoni del “Bianco“. Dopotutto, come può un popolo di mare piegarsi alla tempesta?

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