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Paride Mazzotta
Paride Mazzotta, foto profilo facebook

Forza Italia non trova pace e le polemiche sembrano non volersi placare anzi, da Roma a Lecce, i focolai vengono alimentati e si ha l’impressione che il gioco del “Risiko” politico difficilmente si placherà.

Paride Mazzotta (eletto a Palazzo Carafa nella lista civica Grande Lecce di Roberto Marti), nel momento della scissione interna al partito, non riconoscendosi nei programmi dei “fittiani” decide di passare nel Nuovo Centro Destra.

Successivamente viene eletto a Roma come rappresentante di Forza Italia nel Salento per volontà di Silvio Berlusconi che crede molto in lui; a questo punto ritorna sui suoi passi e chiede di essere inserito nel gruppo politico di Forza Italia di Palazzo Carafa e qui accade che il partito in mano ai “ricostruttori” firma un documento nel quale dice di “NO” con l’eccezione della consigliera Nunzia Brandi.

Mazzotta, appresa la notizia, sbotta:

“Siamo al ridicolo. Ho appreso di un documento firmato da consiglieri, assessori del gruppo consiliare di Forza Italia e dal Sindaco del Comune di Lecce, con il quale si rigetta la mia richiesta di adesione al gruppo consiliare. Ne prendo atto, con la consapevolezza che tutti coloro che hanno firmato quel documento si sono autoesclusi da possibili candidature alle prossime e future elezioni con il partito di Forza Italia. Tutti coloro che hanno apposto la loro firma sul suddetto documento, infatti, si prenderanno la responsabilità politica di esser andati in difformità con un atto del presidente Silvio Berlusconi, che ha riconosciuto il sottoscritto come referente dell’intera Provincia di Lecce. Siamo al paradosso – continua nella nota il coordinatore provinciale del partito forzista – Il gruppo dei cosiddetti ricostruttori predicano tanto per avere un dialogo aperto all’interno del partito, poi si celano dietro un documento, che di fatto rifiuta il dialogo e apre le porte allo scontro. Cosa temono?  Si dichiarano sicuri di avere un forte radicamento sul territorio, per poi firmare documenti ed escludere il coordinatore provinciale del partito in consiglio comunale? O questo è un chiaro segnale di nervosismo di chi ha compreso di aver perso le posizioni di privilegio che il partito gli ha riservato fino ad oggi?”.

 

 

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