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Visita allo stadio febbraio 2015 lavagnetta spogliatoio LecceLECCE (di Italo Aromolo) – Undici personaggi in cerca d’autore. Il Lecce e i suoi attori sono in crisi di identità, alla ricerca del giusto copione per dare un senso alla tragicommedia dell’anno. Nessuno sceneggiatore è riuscito a mettere in piedi un’unica, consolidata e ben definita trama di uomini e moduli da schierare in campo: Franco Lerda, Dino Pagliari ed oggi mister Alberto Bollini si sono avvicendati sulla panchina dei giallorossi in un susseguirsi di infinite scelte di formazioni, dettate dalla filosofia del tecnico di turno o dalle necessità del momento tra squalifiche ed infortuni. Le costanti della prima parte di stagione sono stati i ruoli ad interpretazione universale, i sistemi di gioco più volte modificati e le stucchevoli alternanze dei calciatori tra campo, panchina e di nuovo campo: per rimanere in tema pirandelliano, si vuol provare ad essere “centomila” per finire con l’essere “nessuno”. Eppure, la storia insegna che si farebbe bene ad essere “uno”: le migliori squadre del passato hanno sempre puntato su fortissime identità tattiche per creare intese straordinarie e vincenti dalla prima all’ultima giornata (per fare due esempi: le coppie gol Francioso-Palmieri nell’era Ventura oppure Abbruscato-Tiribocchi nell’era Papadopulo). Erano i tempi in cui gli schieramenti si potevano imparare a memoria per recitarle come filastrocche: esercizio quantomeno cervellotico, se non impossibile, per questo Lecce dai mille volti.

Riconoscendo la sacrosanta libertà e professionalità a ciascun allenatore di fare le proprie scelte legate ad una gestione quotidiana del gruppo ed alla conoscenza di situazioni non sempre note alla stampa o ai tifosi, l’esempio di Cosenza è tuttavia solo l’ultimo di una lunga serie: giocatori in buono stato forma, come Salvi e Gustavo, sono stati relegati in panchina per far spazio a scommesse (perse) come Filipe Gomes e Manconi; i tuttofare Mannini e Diniz sono stati adattati per l’ennesima volta in un ruolo non proprio abituale con risultati certamente non esaltanti. Similmente, la punta centrale Manconi ha giocato da esterno alto ed il regista Gomes da mezz’ala. Per capire come le tantissime varianti di uomini e sistemi abbiano potuto influire sul rendimento dei giallorossi, siamo andati ad analizzare la composizione degli schieramenti iniziali con cui il Lecce è sceso in campo nelle 30 partite fin qui disputate.

Papini golIl centrocampo: nessuno come Salvi-Papini-Sacilotto- Il reparto che è andato incontro alle maggiori modifiche è stato il centrocampo: ben 17 disposizioni diverse hanno fatto fare gli straordinari ai mediani giallorossi. In questo “melting pot” ai limiti dell’inverosimile, un timido approccio di stabilità è nato con il trio Salvi-Papini-Sacilotto, schierato in 4 occasioni come del resto il trittico Salvi-Papini-Gomes e il quartetto Salvi-Papini-Doumbia-Carrozza. E bene, proprio con il più naturale Salvi-Papini-Sacilotto il Lecce ha mantenuto la media punti maggiore, vincendo contro Messina, Paganese e Casertana e perdendo solo la sfida di ritorno contro quest’ultima. Analogamente si può dire qualcosa sul contributo dei singoli: con Lepore in campo dall’inizio si viaggia alla media di 2 punti a partita, mentre con Gomes sono arrivate le sconfitte contro Ischia, Foggia, Cosenza e Reggina. Dati da prendere con il beneficio del caso, ma pur sempre oggettivi e reali. La girandola del centrocampo ha visto l’alternanza di ben 11 calciatori in tutti i ruoli: Herrera è stato provato mezz’ala nella gara contro la Juve Stabia, così come Lepore regista. Mannini sta prendendo confidenza nel ruolo di mezz’ala, quando Bogliacino ha giocato in mediana è andata così così (sconfitta con il Martina e vittoria con il Savoia) e persino Lopez è stato provato (senza frutti) sulla linea dei centrocampisti nella trasferta di Matera.

Papini e MoscaL’attacco: si vola solo con Moscardelli- Immaginiamo la difficoltà che possano incontrare gli attaccanti nel rapportarsi ogni volta con centrocampisti dai piedi e idee diverse (nell’assist, Bogliacino non è Salvi e Salvi non è Mannini), e allo stesso modo le problematicità che i centrocampisti possano avere nel servire attaccanti a volte opposti per movimenti e abilità tecniche (nella ricezione della palla, Moscardelli non è Miccoli e Miccoli non è Manconi). Anche per quanto riguarda il reparto avanzato, infatti, in casa Lecce si registra un vorticoso alternarsi di interpreti. Calciomercato permettendo, le combinazioni offensive sono state tante, troppe, per una squadra da vertice: addirittura 13, delle quali ben 11 con bomber Moscardelli in campo. Nelle quattro partite giocate senza il barbuto attaccante romano (lo hanno sostituito Miccoli-Della Rocca contro Ischia, Paganese e Reggina e Gustavo-Miccoli-Lepore contro la Salernitana), il ruolino dei giallorossi è stato impietoso: la media di 1 sconfitta ogni due 2 partite evidenzia l’assoluta Mosca-dipendenza di una squadra che, altrimenti, lotterebbe per non retrocedere. La disposizione più frequente, invece, è stata anche quella con cui i giallorossi hanno vinto a Benevento ed a Salerno: parliamo del tridente Doumbia-Moscardelli-Carrozza, sceso in campo per 6 volte partendo dal primo minuto. Anche in attacco non sono mancate le stravaganze tattiche: uno sperimentale 4-3-1-2 in Ischia-Lecce (con Bogliacino trequartista), la strana coppia Moscardelli-Bogliacino in Barletta-Lecce, o ancora un Moscardelli versione ala contro Catanzaro ed Aversa.

Lopez, leccezionale.itLa difesa: 14 uomini per 14 difese- Le ingenuità collettive e le svariate amnesie individuali possono forse trovare ragione nei 14 schieramenti con cui la difesa del Lecce ha più volte cambiato volto, senza, probabilmente, metabolizzarne alcuno. In questo caso, però, la componente infortuni ha avuto un ruolo preponderante sulle scelte dell’allenatore: Diniz e Vinetot sono stati a lungo lontani dai campi per acciacchi fisici ed in questo senso è da leggersi l’adattamento a protezione della porta di Caglioni dei vari Lepore, Mannini e Sacilotto. Dal maratoneta Abruzzese alla meteora Rullo, sono stati 14 i giallorossi impiegati nei vari ruoli del settore difensivo: con Donida in campo si nota una certa fragilità (11 punti in 8 partite), mentre spicca per esperienza ed efficacia la disposizione Lopez-Diniz-Abruzzese-Mannini: il quartetto di matrice esclusivamente bolliniana ha subito appena 2 gol nelle recenti sfide contro Casertana, Messina, Savoia e Paganese.

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