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Il tiro di Papini nella finale d'andata contro il Frosinone
Il tiro di Papini nella finale play-off d’andata col Frosinone

LECCE (di Italo Aromolo) – I tiri da fuori area rappresentano un brutto scherzo nel gioco del calcio: tatticismi, marcature e difensivismi vari si arrendono inermi di fronte a quelle prodezze di balistica capaci di sovvertire andamenti scontati e scardinare difese arroccatissime. Il Lecce sembra averlo capito molto bene, sfruttando a dovere un gesto tecnico che è sintesi di potenza, precisione, arguzia e fortuna. La formazione giallorossa più volte in questo campionato ha già centrato il bersaglio con una conclusione da lontano, mettendo a segno gol importantissimi senza i quali la sua classifica assumerebbe vesti ancor più languide di quelle attuali.

Gol di vario genere, ognuno dei quali con il suo perché in uno specifico contesto tecnico. Ci sono quelli che a riguardarli fanno un po’ sorridere, perché dovuti a fortunosi eventi come la papera di un portiere, la sua scivolata sulla classica “buccia di banana” o il sole negli occhi che gli impedisce studiare la traiettoria della palla. E ci riferiamo nell’ordine alle reti di Romeo Papini contro il Melfi, Gianluca Di Chiara contro la Paganese e Stefano Salvi contro il Benevento. Poi ci sono quelli che ancora oggi fanno tremare l’aria per la potenza della loro esecuzione: autentiche bombe-cannone che si sono infilate nel sette a velocità supersoniche quelle dello stesso Salvi contro la Lupa Roma, Mariano Bogliacino contro il Melfi e ancora Papini contro il Savoia. Risaltano invece la precisione, l’eleganza e la finezza negli arcobaleni designati da Fabrizio Miccoli contro la Vigor Lamezia e Abdou Doumbia contro il Catanzaro. Fa storia a sé, infine, la perla di Davide Moscardelli nella trasferta di Messina: un tiro al volo, quasi da fermo, che neanche il più ardito degli esteti del football avrebbe potuto ipotizzare.

Il totale, ad oggi, indica 9 reti e 6 punti netti messi in cascina. Oltre un quarto dei 35 gol realizzati dalla formazione giallorossa è nato, per così dire, “dal nulla”: la si può vedere come una sorta di ricompensa che la strategia di aver acquistato calciatori più avanti con l’età può non aver portato in termini di brillantezza fisica e atletica. Il segreto del Lecce, travestito da cecchino a distanza, è tutto nella classe di talentuosi calciatori quali Miccoli, Moscardelli e Bogliacino che solo l’undici di mister Alberto Bollini può vantare. I portieri avversari sono avvisati…

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