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Moris Carrozzieri 2LECCE (di Italo Aromolo) – Arrivò a Lecce con la fama di uomo di ghiaccio ma, anche lui, si è poi sciolto al sole delle emozioni giallorosse. Moris Carrozzieri, difensore vecchio stampo classe 1980, non ha dimenticato la stagione vissuta tre anni fa con la maglia del Lecce. Arrivava da un periodo buio della sua vita (dopo una squalifica per doping) e cercava il riscatto in una società ed in una città che hanno creduto fortemente in lui per raggiungere la salvezza nella massima serie. Per diversi motivi fisici (solo 12 le presenze alla fine per lui), il ragazzone di Giulianova non è riuscito ad evitare la retrocessione tra le lacrime di Verona, ma è comunque rimasto nel cuore dei tifosi per l’impegno e la cattiveria agonistica che metteva in ogni suo intervento difensivo. A 33 anni, dopo l’esperienza da attaccante nel Bellante, in Terza Categoria, ha appeso le scarpe al chiodo e lo aspetta un futuro da dirigente dietro la scrivania. A Leccezionale ha raccontato i suoi ricordi in giallorosso tra passato, presente e futuro.

Eri tornato a casa per giocare in Terza Categoria, reinventandoti attaccante. Un bilancio della tua esperienza nel Bellante?

“E’ stata un’esperienza positiva che ho voluto fare per ritrovare il piacere di divertirsi, per stare a casa con i miei amici e nulla più. Non avevo nessun contratto, ma solo una gran voglia di calcare i campi da calcio: questa volta, da attaccante. Avrò giocato non più di 3 partite, ma ho segnato una doppietta all’esordio.”

Come hai vissuto il Lecce relegato in Lega Pro neanche tre mesi dopo il tuo addio?

“E’ molto triste vedere il Lecce in Lega Pro, soprattutto per chi come me che ha sempre giocato in Serie A contro il Lecce (e con il Lecce) e non ne vede altre dimensioni se non quella della massima serie. Purtroppo sono cose che nel calcio son capitate a tante grandi città come Salerno, Reggio Calabria e Firenze solo per citarne alcune. I problemi societari possono portare a simili drammi sportivi. A Lecce vedo comunque una società seria e sana, che ha voglia di emergere e di riconquistare il calcio che conta: per una piazza come Lecce la Serie B deve essere il minimo”.

Che ricordi hai della tua stagione in maglia giallorossa?

Moris Carrozzieri“Non scorderò facilmente i tifosi venuti a sostenerci a Verona l’ultima giornata. Mi è rimasta a cuore la gente di Lecce, dove ho tanti amici che sento spesso anche oggi. Calcisticamente parlando, sono stato molto sfortunato: all’inizio della stagione la rottura del menisco (nella gara d’esordio in Coppa Italia contro il Crotone, ndr) mi ha pregiudicato di giocare nelle prime giornate e non ho potuto dare il mio contributo. Avevo una gran voglia di recuperare e di giocare col Lecce: venivo dai due anni di squalifica (positività al doping, ndr) e avevo fatto solo un mese da titolare nel Palermo, giocando al massimo 5-6 partite tra cui la finale di Coppa Italia con l’Inter. Abbiamo sbagliato le partite iniziali perché, come detto, io non ero disponibile, anche Di Michele era infortunato, così come Muriel era in ritardo di preparazione: insomma, tutta una serie di circostanze andateci contro portarono all’esonero di mister Di Francesco e all’arrivo di mister Cosmi. Abbiamo fatto una grande rincorsa, onorando al meglio il campionato, ma non è andata come tutti avremmo voluto. Mi dispiace tantissimo per la retrocessione, non se lo meritava la squadra ma prima di tutto la gente di Lecce”.

A quella stagione risalgono tante partite memorabili: ce ne è una che ti è rimasta impressa particolarmente?

“Ne ho due: il pareggio per 1-1 a Torino con la Juventus, in cui tutti ci davano per vittime sacrificali, ma soprattutto l’incredibile sconfitta in casa col Milan da 3-0 a 3-4. A fine primo tempo non me lo sarei mai aspettato, è stata una partita da non crederci. Con quei tre punti sono certo che avremmo ottenuto la salvezza, e ora non staremmo parlando del Lecce in Lega Pro…”

Come si vede Moris Carrozzieri tra 10 anni?

“Il mio obiettivo è quello di diventare direttore sportivo. Per ora mi accontento dell’esperienza da consulente di mercato del Mantova, anche se si è interrotta bruscamente perché il presidente Lodi ha venduto la società”.

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