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LecceLECCE (di Massimiliano Cassone) – Il Lecce riesce nell’impresa più difficile, perdere in casa col Martina Franca, compagine modesta nella quale “crescono” fiori giallorossi (Bleve, Kalombo e Brunetti) e svernano vecchie conoscenze (Fabiano e Tomi). Giunta a Lecce consapevole dei propri limiti, la squadra avversaria è scesa in campo con un atteggiamento umile e, giocando un calcio semplice e silenzioso, ha abbattuto quel colosso giallorosso da tutti indicato come la squadra più forte del Girone C su una carta divenuta ormai stropicciata e strappata da un Lecce che, col passare delle settimane, si sta dimostrando senza anima, cuore e gioco. Ieri pomeriggio i presenti al Via del Mare hanno dovuto attendere 30 minuti per vedere un tiro in porta, fino a quando cioè  Carretta (che poi sarà determinante) s’invola verso Caglioni e da fuori area lascia partire un colpo che il portiere blocca senza nessun problema. È un campanello d’allarme che nessuno ascolta. Il primo tiro vero del Lecce arriva al 35° con Bogliacino che, di esterno sinistro, impegna severamente Bleve, poi il nulla, ritorna quella noia che ha caratterizzato una partita da dimenticare. Nel secondo tempo sembra che le cose possano andare meglio, Miccoli entra in campo, si danna l’anima per quella sua squadra che un’anima non ha.  Il Lecce gioca un calcio prevedibile senza la verve della grande squadra e senza l’umiltà della provinciale; i giallorossi,  vittime di loro stessi, si lasciano schiacciare dal Martina che difende e riparte, trova il gol con quel Carretta del primo tempo e sgretola il gigante d’argilla divenuto polvere. Il tempo della pazienza a Lecce è terminato, ieri in Tribuna Stampa c’è stata una contestazione nei confronti di Lerda, numerosi tifosi hanno esortato la dirigenza ad esonerare il tecnico di Fossano. La società per il momento tace. Attenzione però, i tifosi per la maggior parte sono stanchi, intollerabile quello che sta accadendo anche quest’anno. Ieri sera si è avuta l’ennesima figuraccia, l’ennesima occasione persa per accorciare le distanze dalle avversarie che hanno frenato la loro corsa, si sono verificati gli ennesimi errori frutto di una mancanza di personalità.

Le domande a questo punto sono tante. La soluzione qual è? Veramente l’esonero del tecnico potrebbe portare giovamento? Chi potrebbe essere l’allenatore pronto a prendere un treno in corsa che deraglia ogni due stazioni?

Lerda
Franco Lerda

La soluzione è nello spogliatoio, secondo il modesto parere di chi scrive; solo i calciatori sanno quanto e come tengono ad essere allenati da Lerda, a noi non lo diranno certamente,  alla società dovrebbero dirlo però ed essere sinceri fino in fondo, ricordando che indossano una maglia per la quale c’è gente che fa sacrifici seri.

Un esonero porta giovamento soltanto nel caso in cui la squadra sia contro il proprio mister, vero è che con una rosa così forte il Lecce riuscirebbe a raggiungere i Play Off anche allenandosi da solo, perché, parliamoci chiaro, se fino a due settimane fa eravamo convinti che si potesse girare la boa da primi in classifica, dopo l’involuzione delle ultime due gare questa possibilità sembra essersi affievolita.

Gli allenatori liberi sono i soliti noti, inutile cercare di fare i nomi degli allenatori liberi, fino a quando questa ipotesi non sia presa in considerazione dal quartier generale di Piazza Mazzini.

È una domenica triste a Lecce; nonostante il sole e il clima quasi primaverile nell’ambiente giallorosso è calato il gelo della carezza di un fantasma che si sta nuovamente materializzando. L’incubo sembra non aver fine, la Lega Pro sembra voler ancora una volta strozzare i sogni di un ambiente che meriterebbe ben altri palcoscenici.

I tifosi sono stanchi e delusi. Per la società è d’obbligo cercare una soluzione, serve una sterzata che riceva il vento dell’ottimismo. Quando parliamo di soluzione non pensiamo soltanto ad un esonero (assolutamente no) ma pensiamo ad una presa di posizione che riporti tutti nella giusta direzione, ad incominciare dall’allenatore fino ad ogni singolo calciatore. Lecce non è un luogo di vacanza per nessuno che non sia un turista. Ora bisogna ricostruire il gigante sgretolato ed è essenziale farlo con un’anima d’acciaio. Lo scrivemmo già dopo la sconfitta di Messina: NON C’È  PIÙ TEMPO PER LA FILOSOFIA

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