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10805623_10152831409959277_1636609233694475026_nL’antica chiesa abbaziale di San Salvatore, è oggi un pericolante rudere collocato tra il territorio di Gallipoli e quello di Sannicola. Circondata da orrendi capannoni industriali è invasa da rifiuti e sporcizia. Per comprendere l’importanza della chiesa e del suo contesto, basta guardare alla vicina chiesa di San Mauro che domina l’omonima collina. Testimonianze preziose della presenza bizantina nel Salento. Scrigni affrescati che raccontano ancora la presenza dei monaci e delle intense attività che si svolgevano intorno a tali complessi.

San Mauro oggi è stata messa al sicuro. I proprietari ne hanno fatto dono all’amministrazione comunale, che ha potuto cosi intervenire recuperando buona parte di questo prezioso monumento. Sono emersi cosi, affreschi bizantini di pregevole fattura e si è potuto procedere ad uno studio più accurato delle diverse fasi che ne hanno riguardato la vita. Più complessa è la situazione di San Salvatore, che è ancora di proprietà privata.

Il complesso abbaziale nel corso dell’ottocento è stato trasformato in masseria, subendo modifiche strutturali piuttosto profonde per adattarla al nuovo uso. La chiesa stessa per lungo tempo è stata utilizzata come ricovero per gli animali. L’uso agricolo del complesso ha contribuito notevolmente al suo degrado ed alla cancellazione di molte delle antiche decorazioni. L’interno, a tre navate che poggiano su due coppie di pilastri, è stato pesantemente manomesso con aperture di porte alle pareti, e con numerose mani di pittura che oggi coprono, si spera, gli antichi affreschi.

Abbazia Bizantina Sannicola

La chiesa risale quantomeno alla fine del XIII secolo. Ma non è escluso possa essere ancora più antica. La storia ci racconta di un abate che partecipò al Concilium Ydruntinum nel 1310 e di un altro abate, Niceforo, che venne successivamente inviato, nel 1347, a guidare la grande abbazia di San Nicola di Casole a Otranto. L’importanza della Gallipoli bizantina è oramai cosa nota. Importanza che si intuisce dalla grande tradizione culturale dell’area gallipolina del tempo. I monaci rappresentavano una enorme risorsa per il territorio, non solo sotto il profilo spirituale, ma anche dal punto di vista delle innovazioni nel mondo dell’agricoltura, della formazione delle genti che si radunavano attorno a questi centri, e per i rapporti che i monaci tenevano abitualmente con realtà distanti e spesso più avanzate, da cui importavano idee e saperi. Basti pensare ad esempio che in Basilicata, gran parte dei termini dialettali legati al mondo agricolo sono di origine bizantina. Questo ci dice quanto fossero in stretto contatto con le comunità tra le quali sceglievano di edificare i propri monasteri.

Bellissimi i pochi affreschi ancora visibili. Nel catino absidale si leggono ancora e quasi miracolosamente i padri cappadoci: Gregorio Nazianzeno, Gregorio di Nissa, Basilio Magno e Giovanni Crisostomo. Tutti e quattro reggono in mano dei cartigli con iscrizioni legate al rito greco e che sono ancora in uso oggi nei riti ortodossi. Sopra si legge una deesis e una trasfigurazione in pessime condizioni. Affiorano qui e li tracce di colore che lascerebbero intuire la presenza di altri affreschi sotto i vari strati di scialbi. La volta a botte è attraversata da una pericolosa Abbazia 2lesione da cui continuano e penetrare pericolosissime infiltrazioni. Attorno alla chiesa ci sono diversi spazi legati alla vita monastica. Alcuni risalenti alla fase più antica, altri a fasi più recenti della vita dell’abbazia. Questo è un aspetto interessantissimo perché ci consentirebbe, nel caso di un auspicato recupero, di leggere l’organizzazione degli spazi in una struttura abbaziale bizantina. Ma oggi quello che urge è proprio la necessità di salvare questo prezioso monumento da una fine certa e prossima. I proprietari dimostrano totale disinteresse verso le sorti di questo bene e non svolgono neppure interventi di semplice manutenzione elementare. Come sradicare l’enorme pianta di fico che sta minando le fondamenta della chiesa. Con la nostra Rete Civica per la tutela del Paesaggio e del Patrimonio Artistico Archeologico e Storico, una rete di associazioni, abbiamo tenuto due iniziative. Una sul posto cui ha preso parte anche l’ex ministro Massimo Bray a testimoniare l’urgenza di salvare questo monumento, che un convegno all’hotel President, lo scorso 25 novembre, cui hanno preso parte, oltre allo stesso Massimo Bray, anche Giuseppe M. Costantini, restauratore che è intervenuto anche sugli affreschi di San Mauro, Sergio Ortese che ha descritto il valore storico artistico del monumento, che il prof. Paul Arthur che dirige la Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università del Salento e grande esperto di medioevo bizantino. Abbiamo chiesto anche al Prefetto di Lecce di affrontare questa emergenza come si affrontano tutte le emergenze. Ovvero convocando un tavolo di lavoro cui ognuno per le proprie competenze intervenga per salvare questo importante monumento.

Ad oggi ancora nulla si muove. Il nostro prossimo intervento programmato è di andare a rimuovere l’albero di fico che minaccia le fondamenta della chiesa stessa. Ma occorre ammettere che oltre alla nostra buona volontà e la volontà di una parte delle istituzione, rispetto ad una soluzione concreta continuiamo a sentirci molto soli.

Luigi del Prete – Presidente della Rete Civica per il Paesaggio e il Patrimonio Artistico Archeologico e Storico.

 

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