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Benevento Arco di TraianoLECCE (di Pierpaolo Sergio e Italo Aromolo) – La città di Benevento, che oggi conta poco più di 60.000 abitanti, sorge su una collina nell’entroterra campano del Sannio, tra i fiumi Sabato e Calore, ed ha un passato ricco di storia, con suggestivi monumenti che testimoniano secoli di gloriosi eventi. Il capoluogo di provincia, secondo leggende locali, fu fondata o da Diomede o da Ausone, un figlio di Ulisse e Circe e può definirsi un museo a cielo aperto. Conosciuta come la Città delle “Streghe”, la storia della cittadina si sintetizza in tre principali periodi: Romano, Longobardo e Pontificio. Ogni periodo ha lasciato testimonianze storico-artistiche di notevole pregio. Degni di menzione sono l’Arco Traiano, che si erge al centro della città, fu costruito tra il 114 e 117 d.c. in onore dell’omonimo imperatore, posto all’inizio della Via Traiana che unisce Benevento a Brindisi; il Teatro Romano (con una capienza di 10.000 posti), voluto dall’imperatore Caracalla, famoso per la sua ottima acustica e l’Arco del Sacramento.

S. Sofia BeneventoNel periodo Longobardo, a seguito della caduta del Regno di Pavia fu elevata a Principato da Arechi II che, amante delle arti e della cultura, realizzò numerose opere architettoniche, quali la Chiesa di Santa Sofia, a pianta a stella e colonne disposte in maniera assai originale, oltre al suo splendido chiostro, caratteristiche architettoniche che l’hanno fatta dichiarare patrimonio mondiale dell’Unesco, e la “Civitas Nova” con le sue mura perimetrali.

La fine della dominazione longobarda segna il passaggio di Benevento al dominio papalino: testimonianze architettoniche di tale periodo sono la maestosa Rocca dei Rettori (che ospita il Museo del Sannio dove sono conservati reperti d’epoca romana, sannitica, longobarda e anche sculture dell’Antico Egitto), il Duomo, Palazzo Paolo V, la Basilica di San Bartolomeo e la Basilica della Madonna delle Grazie.

Con l’Unità d’Italia, Benevento fu liberata dal dominio pontificio e, con decreto datato 1860, fu dichiarata Provincia d’Italia. Una visita merita l’Hortus Conclusus, nel giardino dell’ex convento S. Domenico, in piazza Guerrazzi, un insieme di significativi elementi scultorei dell’artista Domenico Paladino, configuranti un’unica opera compiuta.Rocca dei rettori Benevento

Tra le specialità della gastronomia beneventana figura la pasta fresca fatta in casa, i ragù di carne, formaggi (caciocavallo) e salumi (soppressata), ama anche la cosiddetta “Zuppa delle Streghe” con verdure, provola, uova, pane tostato e noci; non poteva poi mancare un cenno al celebre liquore “Strega, preparato con settanta erbe e spezie pregiate, nonché al delizioso Torrone di Benevento, preparato con mandorle, miele e nocciole, ottimo da accompagnare con lo stesso liquore Strega o con il più caratteristico Nocino. Fra i vini, si distinguono: l’Aglianico DOC, un vino rosso, corposo, portato all’invecchiamento in botte e il cui sapore si sposa perfettamente agli arrosti e la Falanghina DOC, vino bianco, fruttato.

Un po’ di storia: così si arrivò a Beneventum – “Nulla in Italia è più antico di Benevento”. Così scriveva l’autore britannico Edward Hutton a proposito dell’antica cittadina sannita, le cui origini si vanno ad intrecciare con la più classica mitologia greca. Secondo la leggenda, il fondatore di Benevento fu l’eroe greco Diomede, figlio di Ulisse e Circe, che sbarcò in Magna Grecia dopo la distruzione di Troia per fondare quella che allora fu chiamata “Maloenton”. Nel suo significato greco, il nome stava ad indicare “gregge di pecore”, come auspicio per la fortissima attività pastorale del popolo sannita. Nel III secolo a. C., “Maloenton” era già una città solida e prosperosa come poche nella penisola italica, tanto da diventare oggetto del desiderio del popolo romano in rapida espansione. Più volte, nel corso delle cosiddette “Guerre sannitiche”, i romani tentarono di conquistarla ma dovettero fare i conti con la strenua resistenza della popolazione locale: nelle celeberrima battaglia delle Forche Caudine, gli invasori vennero sconfitti con l’inganno nella gola di Caudio (vicino all’attuale Benevento) per poi essere duramente puniti con il passaggio sotto un giogo di lance e la sodomizzazione fisica. Dopo decenni di sangue, nel 275 a.C. “Maleonton” venne finalmente assoggettata alla potenza romana. Divenuto ormai alleato, l’insediamento campano si rivelò di straordinaria importanza strategica per la politica espansionistica romana: proprio qui, infatti, gli alleati romani vinsero la guerra contro Pirro, generale venuto dall’Epiro per contrastare il loro dominio. Per celebrare il successo che avrebbe dato il là alle conquiste dell’impero, i romani ribattezzarono il teatro della battaglia “Beneventum”, fraintendendo in realtà il significato originario greco che nulla aveva a che fare con l’assonante fonema romano “Maleventum”.

streghe di BeneventoIl racconto: perché le streghe? All’epoca romana è strettamente legata anche una credenza sulla città campana che la vuole come luogo prediletto per chi pratica arti magiche. Secondo la leggenda delle Streghe di Benevento (le Janare), durante la notte, alcune donne del paese si ungevano le ascelle e spiccavano il volo a cavallo di una scopa, diventando spiriti incorporei. Dopo essersi riunite sotto un albero di noce, vagavano per le case commettendo i crimini più atroci: aborti, deformità e scelleratezze di ogni genere.

La leggenda, che sembra esser connessa con un antico culto pagano in onore della dea Iside, si diffuse soprattutto nel periodo medievale, quando ogni forma di paganesimo era fortemente stigmatizzato e perseguitato dalla Chiesa. Nel XV secolo, infatti, il Tribunale della Santa Inquisizione alimentò un clima di spietata caccia alle streghe attraverso una serie di severissime misure contro i malefici: a farne le spese fu soprattutto Benevento, città della magia per eccellenza, dove moltissime donne – presunte streghe – vennero bruciate vive o uccise sotto tortura.

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