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Franco Lerda

LECCE (di Massimiliano Cassone) – Un pareggio più amaro di una sconfitta, due punti letteralmente persi che necessitano una riflessione scevra da sentimentalismi, da fare a mente lucida. Il Catanzaro arrivava al “Via del Mare” ferito ed il Lecce ha trovato il modo come curarlo per guarirlo. E già, quando una squadra getta alle ortiche una vittoria e decide di suicidarsi in pochi minuti, si cercano le colpe ed i colpevoli, ed è ovvio muovere degli appunti a chi regge il timone. È la dura legge del calcio: chi decide di fare questo lavoro, ed ha la fortuna di riuscirci, deve pur sapere che il suo ruolo non è soltanto quello di guadagnarsi i complimenti dopo le vittorie ma anche saper recitare eventuali mea culpa dopo certi flop.

Il Lecce di ieri appare come il matto che salta 99 cancelli per scappare dal manicomio e, di fronte al centesimo, decide di tornare indietro perché stanco. Barzellette a parte, se qualcuno decide di saltare tutti i cancelli e riesce a saltarne novantanove non significa che arrendendosi all’ultimo non sappia saltare i cancelli, bensì che ha un limite. E questo Lecce pare proprio avere dei limiti che il suo tecnico non riesce (a volte) a sanare. Anche se, da quando esiste il mondo, i limiti ci sono per essere superati e questo Lecce, con la “rosa” che ha a disposizione, possiede tutte le carte in regola per superarli. Ecci allora che la domanda che sorge spontanea è una soltanto: “Quando?” I tifosi aspettano la risposta ormai da tre anni…

Non vogliamo sostituirci all’allenatore, contrattualizzato per fare delle scelte, giuste o sbagliate che siano, ma è alquanto discutibile o, permetteteci, opinabile, la gestione dei cambi nella gara di ieri. Sul “Via del Mare“, al 61° minuto sono calate le paure del dopo-Messina; a tutti e, si badi bene, a tutti, è sembrata una scelta sbagliata l’inserire Carrozza al posto di Doumbia, il migliore in campo che volava sulle ali dell’entusiasmo per la doppietta d’alto pregio appena siglata. Mentre D’Urso ha optato per un centrocampista, Ilari, con propensioni un tantino più offensive rispetto a Pacciardi (mediano) che in quel momento aveva speso tutto. Scelta indovinata, perché il volitivo neo-entrato andava in gol accorciando le distanze; Lerda decideva allora di coprirsi e di schierare la squadra a specchio rispetto all’avversario. E questo è stato l’atteggiamento sbagliato che ha portato al pareggio, seppur fortunoso e rocambolesco di Maiorano che ha grattato il suo biglietto fortunato.

Miccoli in Lecce-Paganese 1-0
Fabrizio Miccoli

Vero è che con i “se” e con i “ma” non si cambia la storia, ma è pur vero che bisogna porsi delle domande e, se la pazienza è la virtù dei forti (e quella a Lecce è tanta), il coraggio di osare è il sale della vita; appurato quanto scritto arriva la provocazione a bomba che scoppia sul meraviglioso (finalmente!) terreno di gioco del “Via del Mare“: “Miccoli poteva giocare, perché non farlo entrare?”. È possibile mai che un allenatore di tal caratura, perché Lerda è un lusso per questa categoria, non riesca a vedere una realtà tanto lampante? Come fa il capitano della squadra, cuore pulsante della passione giallorossa, a non ricevere la giusta considerazione? Perché veramente c’è qualcuno che vuole dirci che Fabrizio Miccoli non ha mezz’ora nelle gambe per devastare gli avversari quando sono già sotto di due gol? Tutti si aspettavano l’ingresso in campo di Miccoli ad inizio secondo tempo; in tribuna si mugugnava, sono passati i primi minuti ed il Catanzaro, che è rientrato in campo con altro piglio e non aveva più da perdere nulla, ha deciso di provarci, mentre  il Lecce, invece di ringhiare sugli avversari, inserendo Miccoli che già col nome fa paura, ha iniziato a chiudersi. Negli ultimi minuti ha schierato una difesa a cinque, perché il 3-5-2 non è altro che un 5-3-2 di “catenacciara” memoria… Non vogliamo fare gli strateghi né i tattici: non vogliamo sostituirci a chi ha studiato per avere tale ruolo, vogliamo soltanto ribadire che, di fronte ad uno scempio come quello di ieri sera, bisogna cambiare atteggiamento.

Basta nascondersi dietro ad un dito: Miccoli doveva giocare. Se il “Romario del Salento” non ha i 90 minuti nelle gambe deve essere gestito e quella di quest’anno appare una gestione miope. Avere una mitraglietta ma scegliere di attaccare con la fionda è un assurdo che si sposa bene con quanto “ammirato” ieri sera, regalando il pareggio al Catanzaro e gettando via la possibilità di accorciare le distanze dalle prime della classe.

Nulla è perduto, a patto che il “nulla” visto ieri diventi e si trasformi nell’idea che la miglior difesa resti sempre l’attacco (specialmente in casa) e non la chiusura a “testuggine”. In conclusione, ieri sera il Catanzaro ha meritato il pareggio e se la gara fosse continuata per altri cinque minuti avrebbe magari trovato energie psicofisiche addirittura per cercare il terzo gol, perché il Lecce oramai era entrato nel pallone, quel pallone che invece doveva tenere lontano dalla propria metà campo, farlo girare e far girare (a vuoto) gli avversari, magari proprio con l’apporto e l’esperienza di Miccoli, cercare il 3-0 oppure il 4-0, perché vincere in modo largo e netto non pare essere un reato…

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