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Lecce esultanza 1
L’esultanza del Lecce

LECCE (di Massimiliano Cassone) – Quarta vittoria su quattro gare giocate al “Via del Mare” per il Lecce e lo stadio leccese diventa il vero fortino di questa squadra che, però, fuori casa ancora stenta a vincere. Una bella affermazione quella di ieri contro la Casertana di mister Gregucci; i campani erano arrivati nel Salento con ambizioni da grande e dopo un filotto di vittorie di tutto rispetto. La sconfitta non li ridimensiona ma li fa tornare coi piedi per terra. Il Lecce, lo abbiamo detto e lo ripetiamo, è una squadra costruita bene per fare bene; il Lecce ha un organico di categoria superiore e questo è un pregio e non un difetto come tanti fanno notare nei momenti di difficoltà. E per rafforzare la nostra tesi basti rivedere la prestazione di Carrozza e Mannini, che seppur potrebbero fare bene ancora in serie A, ieri hanno giganteggiato in ogni millimetro di campo dove passassero e messo in difficoltà gli avversari di turno.

È stata una vittoria maiuscola quella contro la Casertana per due motivi: il primo è che bisognava alzare la testa e metter fuori il petto dopo la figuraccia di Messina, il secondo è che bisognava ritrovare l’identità perduta ed anche questa missione è stata compiuta. Ecco perché di fronte a sconfitte come quelle al “San Filippo” non si può restare passivi e in silenzio: il Lecce più vero è quello visto ieri. Le critiche, a nostro parere, fanno sempre bene se costruttive, anche se aspre fanno sempre bene, devono essere stimolo in determinati momenti. Poi è ovvio che tutti siamo spettatori (e comunque addetti ai lavori) ma soltanto delle emozioni, dei colori e delle sensazioni; noi raccontiamo, non siamo quelli che, come dicono alcuni, pretendiamo di “capire di pallone”. Non siamo allenatori, direttori tecnici oppure presidenti, siamo “artigiani” delle parole che descrivono ciò che vedono. E quando abbiamo scritto che la squadra fuori casa ha paura di perdere e quindi tira i remi in barca e assume un atteggiamento rinunciatario, abbiamo scritto quello che abbiamo visto, quel che è stato. Come evitare che accada ancora deve pensarci chi scende in campo e chi prepara le partite.

Abdou Doumbia
Abdou Doumbia

Franco Lerda, nel preparare la gara contro la compagine dell’ex Angelo Gregucci, ha indovinato tutto, ha stupito tutti, ed ha vinto, perché la vittoria di ieri è fortemente sua. Nessuno mai ha messo in dubbio la sua onestà e la sua voglia di lavorare, abbiamo criticato atteggiamenti che per il nostro modo di vedere non erano consoni ai colori giallorossi. Non siamo stati d’accordo con delle scelte fatte in altre gare, così come ieri siamo rimasti sorpresi della grande intuizione di passare al 4-3-3, oppure di far assaporare a Doumbia il gusto amaro della panchina nel primo tempo, perché nel secondo tempo, il franco-maliano è ritornato ad essere la freccia nera ammirata nella scorsa stagione. Un applauso al mister e ai calciatori che hanno saputo convincere oltre che vincere. Un applauso a Donida, ragazzo umile e silenzioso che dopo le prime prove poco convincenti si è riscattato con una prestazione da grande gregario.

Attenzione però, tutti fermi, alt, è stata vinta una battaglia in modo “quasi” perfetto, ma la guerra è ancora lunga. Ora bisogna invertire la rotta in trasferta, le prossime due contro Juve Stabia e Salernitana ci diranno in modo chiaro se questo Lecce può ambire a conquistare la vetta. C’è tanto da lavorare e da sudare, c’è tanto da dimostrare, ma con questa rosa di calciatori si buon ben sperare… E se poi a gennaio dovesse arrivare un altro attaccante, saremo tutti felici di accoglierlo.

Moscardelli gol
Davide Moscardelli

Concludiamo proprio con una postilla sugli attaccanti: Moscardelli ha segnato ancora. È sceso dalla “croce” sulla quale era stato inchiodato da parte della piazza e ha siglato un gol da attaccante vero, da attaccante puro, di rapina, si è fatto trovare lì, quando Murolo ha “lisciato” la sfera e Fumagalli sente ancora il rumore della cannonata che si è spenta alla sue spalle. E l’assist è stato di Carrozza, colui che abbiamo sempre indicato come una pedina fondamentale per questa squadra.

Complimenti a tutti… E se il 4-3-3 è il modulo migliore per avere l’identità da grande squadra, si prosegua su questa strada. Ora si va a Castellammare di Stabia a scacciare via le “Vespe” che ieri sono state domate da “re” Giorgio Corona, il 40enne che domenica scorsa mise il sigillo sulla sconfitta leccese.

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