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Gaetano ScireaLECCE (di Pierpaolo Sergio) – Ricorre oggi il venticinquesimo anniversario della tragica morte di Gaetano Scirea, indimenticato  calciatore della Juventus di Giovanni Trapattoni e, soprattutto, dell’Italia del C.T. Enzo Bearzot laureatasi campione del Mondo nei campionati di Spagna nel 1982. La maglia numero 6 che indossava rappresenta, per chi ha avuto la fortuna di vivere il calcio quand’era ancora nella sua fase “romantica”, l’icona per antonomasia del “libero“, un ruolo che al giorno d’oggi non esiste più.

Scirea era un campione dentro e fuori il campo da calcio. Uno come lui, che ha vinto praticamente tutto ciò che un calciatore sogna di poter mettere in bacheca, è stato e rimane l’esempio di correttezza e sportività tra i più prestigiosi che il calcio italiano abbia mai prodotto e potuto annoverare. In carriera ha conquistato qualcosa come 7 Scudetti, 2 Coppe Italia, una Coppa Campioni, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Europea, una Coppa delle Coppe ed il titolo, come accennato, di campione del Mondo.

Un signore, un difensore che non ricorreva mai al fallo cattivo per fermare gli avversari (ed in quegli anni circolava gente che risponde ai nomi di Maradona e Zico, giusto per citare i più noti e forti) e che vantava il lusinghiero record di non aver mai ricevuto un’espulsione. Roba da non credere. Scirea era unanimemente considerato uno dei migliori al mondo nel suo ruolo, insieme a “mostri sacri” quali Franz Beckenbauer e Franco Baresi.

Di lui, l’amico e compagno Dino Zoff ha dichiarato: “Gaetano Scirea aveva uno stile autentico. In campo mostrava grande classe e una serenità, che trasmetteva all’intera squadra. Non concepiva le polemiche. Qualcuno dovrebbe realizzare dei video su di lui da far vedere ai bambini che praticano sport, per dar loro un esempio educativo“.

Gaetano_ScireaAlla Juventus si è legato dal 1974 al 1988, collezionando 552 presenze, di cui 377 in campionato nel quale ha realizzato 24 gol. Un bottino di tutto rispetto per un “libero” che aveva i piedi buoni ed una visione di gioco che gli consentiva di agire da regista arretrato del club bianconero. Proprio l’amore e la dedizione dimostrato alla “Vecchia Signora” portarono la dirigenza torinese ad offrirgli un ruolo da tecnico dopo il ritiro dall’attività agonistica. Fu vice allenatore nella stagione 1988/’89 e, in qualità di osservatore degli avversari, il 3 settembre del 1989 si recò in Polonia per visionare il Górnik Zabrze, formazione che la Juve avrebbe dovuto di lì a poco affrontare nel primo turno di Coppa Uefa. Durante il viaggio verso Varsavia, dove doveva prendere l’aereo che lo avrebbe riportato in Italia, l’automobile sulla quale si trovava insieme ad altre tre persone (uno solo il superstite), fu tamponata da un furgone e prese fuoco a causa della presenza di 4 taniche di benzina tenute nel bagagliaio come riserva.

Le fiamme non lasciarono scampo al povero Scirea che perse così la vita lasciando un grande vuoto ed un grande dolore tra quanti ebbero la fortuna di conoscerlo e di apprezzarne le doti umane e tecniche.

Un quarto di secolo dopo, la figura di Gaetano Scirea si staglia imponente nell’Olimpo del calcio dove sono ospitati i veri miti di questo sport. Una tragedia che non conobbe rivalità o becere divisioni tra diverse tifoserie. Tutti resero omaggio allo sfortunato campione ed anche il mondo della canzone ha tributato il giusto riconoscimento ad un “grande” che, insieme a Giacinto Facchetti, ha colorato di spensieratezza e successi le domeniche di milioni di tifosi italiani. Furono gli Stadio ad incidere un toccante brano intitolato “Gaetano e Giacinto” che vi proponiamo per conoscere o ricordare il popolare signore del calcio italiano:

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